#AroundtheCulture: Epidemie raccontate dalla letteratura

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Come sempre, nei momenti di grave crisi, possiamo impararare tanto dalla storia e dai tomi del passato. Anche in tempo di Coronavirus. Oggi, per la puntata della rubrica #AroundtheCulture, scopriamo come le epidemie raccontate dalla letturatura. I grandi classici ci insegnano come affrontare le situazioni più critiche.

ETIMOLOGIA ORIGINARIA

La storia dell’umanità è piena di eventi esemplari, tutti fissati nero su bianco da grandi filosofi, letterati, intellettuali. Ad #AroundtheCulture vogliamo ricostruire l’evoluzione delle epidemie raccontate dalla letteratura. Le prime testimonianze in assoluto risalgono al mondo ellenico. Epidemia, infatti, deriva proprio dal greco  “epì-demos”, letteralmente “al di sopra del popolo”. Anche pandemia trova radice nello stesso idioma, da “pan-demos” che significa “di tutto il popolo”.

PRIME TESTIMONIANZE

Il primo caso di contagio di massa riportato riguarda la febbre tifoide durante la guerra del Peloponneso nel 430 a.C. Un’altra testimonianza molto antica è quella fornita da Lucrezio nel suo “De Rerum Natura” che si riferisce appunto alla stesso episodio descritto da Tucidide. All’epoca l’esperienza del morbo veniva affrontata secondo una prospettiva mistica o religiosa come conseguenza di un disegno divino. Tuttavia, le immagini descritte dagli autori ante litteram risultano già molto realistiche. Ne emerge chiaramente l’idea dell’uomo impotente di fronte alla natura e alle calamità. Altra fonte dell’antichità altrettanto autorevole, quella di Virgilio nelle Georgiche. L’autore descrive la peste del Norico rispetto alle sue ripercussioni nel mondo agricolo. Solo gradualmente inizia ad emergere la consapevolezza dell’origine naturale di tali fenomeni che non vengono più imputati al volore degli dei.

LETTERATURA MEDIEVALE E MODERNA

Nell’appartamento di oggi di #AroundtheCulture sulle epidemie raccontate dalla letteratura imtendiamo riproporre fonti differenziate. Giungono testi anche dal periodo medievale, dalla penna di Bocciaccio. La peste di Firenze, infatti, costituisce “l’orrida” cornice, nonché il motore delle vicende del suo Decameron. Il poeta non dedica molto spazio al tema in sé ma dalla trama emerge quanto un simile evento possa influire sulle abitudini della comunità. Anche allora, come oggi, i ragazzi protagonisti furono costretti a barricarsi in casa per evitare il contagio. Il monito sembra sorprendentemente attuale:”non esporsi al rischio di uscite e sfruttare proficuamente il tempo rispettando la quarantena”.
Come tralasciare la rappresentazione manzoniana! La storia dei “Promessi Sposi” é ambientata in un’epoca diversa da quella che vive l’autore. Eppure ciò evidenza in modo ancor più netto che gli eventi presentati sono trasversali a tutte le età. Si ripropongono indistintamente nel 1600, nell ‘800 o nel 2020. La condanna verso coloro che trascurano le ordinanze, verso le masse male informate, chi dichiara complotti e si fa abbindolare dalle false notizie.

LA PESTE DI CAMUS

L’ultimo nome che rievochiamo oggi é quello di Camus nella sua opera “Lo stato d’assedio” del 1948. Propone una visione diversa della pandemia, quello dell’essere umano che riscopre il proprio potenziale proprio nelle circostanze più avvilenti. L’opera teatrale mostra il morbo dell’ideologia che esclude il diverso in uno stato di alienazione. La vera malattia è il pensiero discriminatorio di quelle dottrine che chiudono le porte ed erigono barriere.
Una epidemia può cambiare la società. Di certo lede l’economia, danneggia gli interessi politici, i guadagni commerciali, gli scambi, causa morte, panico, diffonde il rischio e la paura. Muta le nostre abitudini, sicuramente. Ma non possiamo permettere che trasformi anche le nostre menti. Che ci renda più fragili, esposti ed incerti o meno solidali ed umili. Ecco perché possiamo, e dobbiamo imperare dai grandi classici della letteratura a non perdere la nostra umanità di fronte al grande disagio che stiamo affrontando.

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