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venerdì, Maggio 20, 2022
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Tributo a Bob Marley, il concerto al Lido Varca d’Oro

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Domenica 22 maggio, al tramonto, la spiaggia è un’oasi di pace con vari artisti come: Peppoh, Nicola Caso, Jovine, Andrea Tartaglia featuring JRM (99 Posse).

La tribù pacifista napoletana ha scelto di riunirsi al Lido Varca d’Oro di Varcaturo per celebrare il credo della fratellanza e della musica come simbolo del benessere spirituale.
Così, l’appuntamento di domenica 22 maggio, con il progetto ROOTS on the BEACH, è un’occasione preziosa per vivere insieme una dimensione del canto che è allo stesso tempo introspezione e allegria, goliardia e rispetto per l’umanità.
Al tramonto, a pochi metri dal mare, sul palco del Livingston Sunset ecco arrivare un collettivo di cantanti protagonisti di una domenica che vuole recuperare il senso di comunità.Lido Varca d'Oro

Una serata importantissima

Un progetto in cui crede tanto Salvatore Trinchillo, manager della struttura balneare, con la direzione artistica di Giulio Montella per Michelemmà Rewind.
Sul palco saranno schierati il rapper Peppoh, il rastaman Valerio Jovine, l’etno-rapper Andrea Tartaglia, il sudista-funk Nicola Caso e JRM, alias Massimo Iovine della 99Posse.Lido Varca d'Oro
I repertori di ciascun artista diventa
no una matrice comune che, insieme, formano un’armonia unica nel suo genere in una serata così importante.

Le barre di Peppoh si innestano nel canto giamaicano di Jovine, il folk di Tartaglia si sposa con le dinamiche di Nicola Caso.
A seguire, potranno brillare i titoli dell’archivio urbano della 99Posse, che renderà fertile il terreno per l’ode, fra tenerezza e passione civile, dell’immortale canzoniere di Bob Marley.
Da “Africa Unite” a “Rootz Rock Reggae”, da “One Drop” a “No Woman No Cry”.
Prima e al termine del live, in consolle, le selezioni audaci e rétro del dj Enzo Casella.

L’avanguardia del Lido Varca d’Oro

Lido Varca d'Oro

La storia del Lido Varca d’Oro a Giugliano (Napoli) è un po’ anche la storia della balneazione di tutto il litorale domitio.
Fu proprio questo uno dei primi lidi a nascere su tale tratto di spiaggia nel 1959.
Dal 2000 sono stati in assoluto i primi a dare la possibilità ai propri clienti di prenotare ed acquistare on line lettino ed ombrellone.

Iniziata una interessante manifestazione dal titolo Scrittori in riva al mare che ci consentirà di incontrare gli scrittori e conversare con loro sulle rive al mare.
L’evento dal titolo Varcautori, si terrà in alcune date fino all’8 settembre 2022, di giovedì al tramonto presso le splendida struttura del Lido Varca d’Oro di Varcaturo.
Gli appuntamenti si tengono, nei giorni indicati:

– 26 maggio 2022 – ore 19 – Beppe Signori presenta “Fuorigioco” (Sperling & Kupfer).
– 9 giugno 2022 – ore 19 – Salvatore Bagni e Bruno Giordano presentano “Che vi siete persi …” (Sperling & Kupfer).
– 7 luglio 2022 – ore 20 – Michelangelo Lossa presenta “Raccontare la musica: un viaggio tra parole e note con il biografo delle leggende della musica”.
– 8 settembre 2022 – ore 20 –  Marco Travaglio presenta “Mani Pulite, la vera storia” (Chiarelettere).

Il mito di Diana e Atteone come metafora dell’opera. Da Caserta a Parigi

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La fontana di Diana e Atteone alla Reggia di Caserta: il mito ovidiano diventa espediente decostruttivo per l’opera “Étant donnés” di Marcel Duchamp.

Il mito di Diana e Atteone come metafora dell’opera. Da Caserta a Parigi

All’interno del parco della celeberrima Reggia di Caserta, e in particolare, giungendo in quel crescendo di magnificenza e virtuosismi della Via d’Acqua, ci si ritrova dinnanzi a due grandi gruppi scultorei, che si mescolano alla maestosa cascata che fa da quinta. Si tratta appunto della “Fontana di Diana e Atteone”.

Un’iconografia che forse si giustifica grazie al culto di Diana – la dea della Caccia nota con il termine “tifatina”, in suo nome venne consacrato un tempio dalle cui rovine sorge la Basilica di Sant’Angelo in Formis – molto sentito nel territorio casertano, che riprende il terzo libro di “Le metamorfosi” di Ovidio in cui viene narrata la tragica storia di Atteone.

Il giovane Atteone infatti, essendosi smarrito durante una battuta di caccia, si imbatté casualmente in una grotta. Avvicinatosi ad elementi che suggerivano riposo e ristoro, si ritrovò dinnanzi a Diana e le sue ninfe al bagno. Queste non potevano essere viste da occhio mortale. La sentenza fu fatale: la dea della caccia decise di trasformarlo in un cervo per poi farlo sbranare dai suoi stessi cani.

Fontana di Diana e Atteone, Metamorfosi di Atteone (dettaglio), Reggia di Caserta.

La scena – realizzata da Paolo Persico, Pietro Solari e Angelo Brunelli nel 1769 circa – ci presenta il momento in cui Atteone invade lo spazio sacro: la Dea svestita e circondata da Ninfe mentre, dedita al suo bagno, scorge Atteone intento a spiare le sue nudità. Atteone, sulla sinistra, appare nel pieno della sua metamorfosi: presenta infatti già le caratteristiche del cervo.

La vivacità della cascata che fa sfondo – elemento di vita e purificazione – scorre tra i due protagonisti della scena, conferendone maggiore maestosità e imponenza. Ulteriori scene di caccia incorniciano quello che è il più celebre complesso scultoreo del rococò napoletano.

Il mito di Diana e Atteone nel Novecento

Ad aver ripreso il mito di Diana e Atteone per decostruire un’opera del Novecento, è il premio Nobel Octavio Paz (in Apparenza nuda, 1973). L’analogia tra il complesso scultoreo e l’Étant donnés di Marcel Duchamp fa si che il discorso entri in una dimensione iconologica, più che iconografica.

C ‘è una situazione molto simile tra le due opere: il gruppo scultoreo casertano rappresenta il passo delle metamorfosi di Ovidio in cui si racconta che il cacciatore Atteone viene condannato a morte poiché, come abbiamo già detto, reo di aver violato lo spazio sacro.

Augusto Gentili – nell’affrontare la stessa iconografia realizzata da Tiziano – spiega che questi dipinti dedicati al mito della metamorfosi sono in un certo senso degli apologhi morali, come era frequente in quel tipo di cultura. La morale era in sintesi di stare al proprio posto: se fai il cacciatore non puoi permetterti l’hortus conclusus, non puoi permetterti l’ozio divino. Atteone viene infatti declassato al rango inferiore ed ucciso.

Il lavoro di Duchamp, non per continuità ma per forza delle forme (Heinrich Wölfflin), aiuta a rileggere anche questo tipo di lavoro e a comprenderne l’aspetto iconologico, che mostra come Atteone abbia fatto un gesto ardito di volontà, e cioè di abolire la divisione tra un mondo ed un altro perché animato dalla curiosità. Atteone svela e guarda dall’altra parte.

Marcel Duchamp, Étant donnés (1946-66), Philadelphia Museum of Art.

L’opera dell’artista francese si compone di una porta in legno che sbarra la vista. Tuttavia se, con fare da vouyer, sì guarda dai fori praticati su di questo, si scorge quella che è l’installazione ambientale. Si tratta di un fondale naturalistico, un tavolo con dei pezzi di manichino e una lampada a gas.

Nel dispositivo di Duchamp, Atteone non verrà sbranato da nessuno, addirittura il suo gesto è fondamentale perché l’opera si realizzi: è un’esortazione al voyeurismo. È questa la discontinuità che Duchamp iconologicamente rappresenta, e cioè che c’è un altro tipo di consumo dell’arte, di interpretazione, di leggibilità, di rapporto con l’autore.

Duchamp riflette quindi sulle trasformazioni iconologiche di significato dovute al cambiamento di ruoli e di spazi occupati. Non a caso siamo negli anni Sessanta e ci si trova in un pensiero che ha rivisto tutti i canoni tradizionali. Questo ribaltamento è quindi un’annessione del fruitore all’interno del lavoro: si è parte attiva, si è il nuovo Atteone.

Le odi ‘napoletane’ ritrovate di Garcilaso de la Vega

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Durante un convegno internazionale all’Università Suor Orsola l’annuncio clamoroso: due odi latine inedite scritte nel suo periodo napoletano dal grande Garcilasco de la Vega sono state ritrovate da una giovane filologa inglese in una Biblioteca della Repubblica Ceca
Gargilasco de la Vega

Due odi latine inedite, composte nel suo periodo napoletano (1532-1536), le odi napoletane, dal più grande poeta spagnolo della storia, Garcilaso de la Vega, sono state ritrovate all’interno di un’antologia di poeti italiani del Cinquecento conservata presso una biblioteca della Repubblica Ceca. Il clamoroso ritrovamento, di grande importanza per gli studiosi di letteratura spagnola e non solo, è stato annunciato dalla giovane filologa inglese dell’Università di Oxford, Maria Czepiel, non a caso proprio a Napoli la città in cui Garcilaso de la Vega, al seguito del viceré don Pedro de Toledo, aveva rivoluzionato la sua poetica e il futuro della lirica spagnola con le contaminazioni del classicismo oraziano e la lettura di alcuni fra i più grandi poeti del Cinquecento italiano, innanzitutto Jacopo Sannazaro.

L’annuncio di questa grande scoperta de le odi napoletane è arrivato all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli durante il convegno internazionale El clasicismo horaciano en el contexto italiano de Garcilaso de la Vega organizzato da Maria D’Agostino, professore ordinario di Letteratura spagnola presso l’Ateneo napoletano, nell’ambito del Progetto di ricerca internazionale Pronapoli diretto da Eugenia Fosalba dell’Università di Girona.

info qui

Il progetto, nato nel 2015 e finanziato dal governo spagnolo, conta sulla partecipazione di un nutrito gruppo di studiosi di diverse discipline provenienti da diverse università europee e si pone quale principale obiettivo lo studio della temperie culturale della Napoli della prima metà del Cinquecento per ricostruire al meglio il contesto nel quale videro la luce le opere più significative di Garcilaso de la Vega.

In particolare le ricerche realizzate negli ultimi due anni – racconta Maria D’Agostinosi sono concentrate sullo studio delle opere di Garcilaso di ispirazione classica, principalmente oraziana.

(gli interventi del convegno sono già online

Furono in particolare gli amici napoletani Tansillo, Minturno e il «culto Tasso», oltre ad un vasto numero di poeti e intellettuali che frequentavano le riunioni dell’Accademia Pontaniana in casa di Scipione Capece, a stimolare il genio assoluto del poeta toledano inducendolo a rinnovare definitivamente il linguaggio poetico spagnolo, un linguaggio in cui modello petrarchesco e modelli classici finirono per assumere una valenza equivalente nella sua produzione lirica. Così la professoressa D’Agostino ricostruisce il desiderio di Garcilaso di rifondare la poesia spagnola anchesul versante della classicità. “Un desiderio espresso in particolare – evidenzia la D’Agostino – in un sonetto dedicato alla nobildonna Maria de Cardona, un testo programmatico, in cui il poeta, oltre a celebrare il sodalizio con i dolci amici napoletani più su menzionati, esplicita con una metafora, di volere deviare il corso del fiume Tajo, affinché bagni terreni ancora sterili, vale a dire quelli dei generi neoclassici che nessuno aveva ancora tentato in lingua spagnola, come è il caso dell’ode ma anche dell’epistola.

La realizzazione di questa deviazione, volta a fertilizzare campi nuovi, passa anche per la lettura attenta di Orazio e presumibilmente dei commenti alla poesia e alla poetica del poeta di Venosa realizzati, e pubblicati nella capitale del Regno da autori del calibro di Parrasio, la cui biblioteca, ricca di manoscritti recanti testi del poeta di Venosa ed ereditata dai Seripando, era conservata presso il complesso di San Giovanni a Carbonara.

Oltre a misurarsi in spagnolo con i principali generi della poesia classica, Garcilaso scrisse durante il suo soggiorno napoletano anche odi in latino. “Ad oggi si conoscevano tre odi latine del gran toledano ma era noto anche che il corpusoriginario doveva essere più vasto – chiarisce Maria D’Agostino – ed in particolare, dalla corrispondenza di Pietro Bembo, si sapeva che il cardinale aveva ricevuto tramite Girolamo Seripando, alcune odi latine di Garcilaso, una delle quali a lui dedicata”. Di questi testi tuttavia si erano perse le tracce fino a quando, nel corso del convegno napoletano, la giovane studiosa dell’Università di Oxford, Maria Czepiel, ha annunciato il ritrovamento di due odi latine del più grande poeta spagnolo, una delle quali è proprio quella dedicata al cardinale Bembo.

Maria Czepiel ha raccontato di avere trovato i testi per caso in un volume a stampa che raccoglie testi in latino di poeti italiani del Cinquecento conservatopresso una biblioteca della Repubblica Ceca. Un’antologia che nelle pagine finali attesta manoscritti alcuni componimenti, molti di autori spagnoli. Ed è fra questi testi che si trovano le due odi di Garcilaso, quella dedicata al Bembo, ed un’altra, indirizzata all’umanista tedesco Brassicanus, della quale non si aveva notizia alcuna.Il volume potrebbe provenire dalla città di Alcalá de Henares, forse dagli ambienti universitari, ipotesi avanzata dalla studiosa sulla base di un aneddoto narrato dal copista e legato ad una visita ad Alcalá di Andrea Navagero. Oltre alle due odi inedite, il testimone rinvenuto dalla studiosa riporta anche le tre odi già note del poeta toledano che, stando alle sue dichiarazioni, sono attestate in versioni più corrette e complete di quelle finora note. La giovane studiosa ha illustrato in anteprima mondiale nel corso del suo intervento al Convegno dell’Università Suor Orsola Benincasa i due testi ritrovati, che saranno pubblicati nel corso del prossimo autunno. Ecco il link diretto al suo intervento.

Una personale per Ribera, il Sileno ebbro

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Un'importante capolavoro del Seicento napoletano è senza dubbio il Sileno ebbro di Jusepe de Ribera oggi a Capodimonte. Il Sileno è un importante dipinto con una storia relativamente semplice, fatta di passaggi di proprietà continui che lo portano dalla sua realizzazione per la bassa nobiltà napoletana alle sale della quadreria regia di Capodimonte.

Le opere d’arte, oltre che essere oggetti di rara bellezza, di notevole, inestimabile, valore, sono spesso anche mezzi per raccontare una serie di storie che, altrimenti, rimarrebbero nascoste e ignorate, pezzi di vita vissuta o di storia locale. Particolarmente interessante sotto questo aspetto è il Sileno ebbro realizzato da Jusepe de Ribera uno dei più importanti esempi di pittura napoletana seicentesca.

Ribera

Ribera, già lo abbiamo detto in passato, è stato uno dei più importanti artisti delautoristratto-di-ribera-possibiel-247x300 Seicento napoletano divenendo, attorno agli anni ’20, uno dei principali http:// caravaggeschi. La visione artistica dello Spagnoletto era quella di una realtà tragica e reale autonoma rispetto a quella di Caravaggio nonostante si muovesse lungo lo stesso solco. Proprio a questo periodo iniziale, prima della maturità artistica negli anni ’30, appartiene la realizzazione del Sileno ebbro, un’opera che con il tempo ha acquisito progressivamente sempre più importanza e valore, una cosa non scontata.

Un soggetto ebbro …

Da un punto di vista strettamente stilistico viene rappresentato questa figura di

uomo nudo e panciuto, disteso su un fianco al centro del dipinto mentre gli viene posta una gran quantità di vino dalle tre figure alle sue spalle.

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Jusepe Ribera, Sileno ebbro, 1626, Museo di Capodimonte

Alle spalle del Sileno, inizialmente confuso con Bacco, vi sono il dio Pan metà uomo e metà capra, un al satiro che tiene un asino e l’uomo che continua a riempire il calice del Sileno.
Osservando bene il dipinto si può notare come vi sia, attorno al Sileno, un gran numero di personaggi, anche solo accennati nello spazio della tela, che gravitano attorno a esso e portano avanti “i propri affari”. Da destra verso sinistra, Pan nelle sue vesti caprine incorona il Sileno con dei tralci di vita, mentre alle spalle proprio di Pan sembra esserci forse Priapo che tenta di possedere una ninfa. Ma lo stesso Sileno sembra essere soggiogato dai fumi dell’alcol da Pan che con un ghigno gli pone la corona sulla testa e sempre con un ghigno, rivolto verso lo spettatore stavolta, c’è il satiro che trascina l’asino ragliante nella parte sinistra del dipinto.

… con una vita movimentata

Il Sileno ebbro, o forse dovremmo dire il Bacco dello Spagnoletto come venne inizialmente identificato nel suo primissimo inventario, venne realizzato nel 1626 per piccolo esponente della nobiltà napoletana, il barone di Frosolone Giovanni Francesco Salernitano. Attorno al 1648, il dipinto venne inventariato nel testamento del Barone da Giacomo di Castro, già antiquario e collaboratore di Battistello Caracciolo, che lo identificò come Bacco dello Spagnuolo per un valore iniziale di 150 ducati.

Pochi anni dopo il “Bacco” venne acquistato dal fiammingo Gaspar Roomer, per 550 ducati, iniziando quello che può essere definito il suo periodo olandese a Napoli e custodito nell’omonima villa, oggi facente parte del Miglio d’Oro. Successivamente venne acquistato dalla famiglia Vandeneyden e valutato da Luca Giordano nell’inventario del proprietario Ferdinando Vandeneyden circa 1000 ducati. Successivamente, attraverso la figlia, il Sileno divenne proprietà della famiglia Colonna che la pose nel palazzo di famiglia, l’attuale palazzo Zevallos ( ex-Gallerie d’Italia) fino al 1783.

Dopo questa data sembra sia entrato nei possedimenti dei Borbone e conservato tra i dipinti di pregio della quadreria di Capodimonte. Dalla sua sede venne poi spostato nel 1802 durante i moti repubblicani per seguire i Borbone nell’esilio palermitano. Per poi tornare a Capodimonte, definitivamente alla fine della rivolta nel 1806.

 

La ferrovia di Pietrarsa primati nel bene e nel male

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La ferrovia di Pietrarsa primati nel bene e nel male.

La ferrovia di Pietrarsa primati nel bene e nel male.

La triste origine della  Festa dei lavoratori

La Festa dei lavoratori è celebrata il 1º maggio di ogni anno in molti paesi del mondo, per ricordare tutte le lotte per i diritti dei lavoratori. Un’occasione per fare il punto sull’universo dei prestatori d’opera. Un giorno di festa per omaggiare le forze produttive di ogni paese. La data ricorda un tragico evento avvenuto a Chicago nel 1886 .  Durante un raduno di lavoratori, che chiedevano la riduzione delle ore di lavoro da sedici a otto, le forze dell’ordine fecero fuoco sui manifestanti.  Due operai persero la vita e tanti altri furono feriti per reclamare un loro sacrosanto diritto. Ben vent’anni prima, il 6 agosto 1863, un episodio simile avvenne nella Napoli post unitaria ma, come vedremo, i fatti di sangue furono insabbiati e quasi cancellati dalla storia.

La ferrovia di Pietrarsa primati nel bene e nel male.
Museo di Pietrarsa – vista del sito dal mare – Fondazione Ferrovie dello Stato

La ferrovia di Pietrarsa primati nel bene e nel male

Il primo stabilimento ferroviario italiano

Il 3 ottobre 1839 fu inaugurata la prima strada ferrata d’Italia che congiungeva Napoli a Portici. Una linea ferroviaria di 7.411 metri che in 11 minuti collegava la capitale del regno borbonico al porto del Granatelo, prossimo al sito reale porticese. Quello che poteva sembrare un divertissiment borbonico si trasformò in un impresa per rendere autonomo il Regno dalla supremazia tecnica di Francia e Inghilterra, veri colossi nell’industria siderurgica e ferroviaria. Nel 1840, Ferdinando II, diede avvio alla costruzione del Reale Opificio Meccanico, Pirotecnico e per le Locomotive a Pietrarsa. Obiettivo della fabbrica costruire, riparare e manutenere le locomotive e i vagoni per le nuove ferrovie.

La ferrovia di Pietrarsa primati nel bene e nel male

 Primo e più importante nucleo industriale italiano

In appena quindici anni il nucleo industriale napoletano divenne il più grande stabilimento industriale  della penisola,  precedendo di 44 anni la fondazione della Breda e di 57 quella della Fiat.  La struttura divenne un modello di riferimento in Europa e fu visitata addirittura da papa Pio IX nel 1849 . In visita a Napoli lo zar di Russia  Nicola I,  fece prendere l’opificio a modello per la costruzione di un grande stabilimento ferroviario in Russia, sull’isola di Kronstadt.  

Arrivano i Savoia…

Al momento dell’annessione del regno duo-siciliano da parte delle forze garibaldine l’opificio di Pietrarsa contava ben 1050 operai tutti ben pagati e con un orario di lavoro di otto ore al giorno . Data la sua natura di stabilimento sotto il controllo statale, Pietrarsa dipendeva completamente dalle commesse reali per la propria attività. Il dissesto finanziario del Regno di Sardegna, causato dalle ingenti spese militari poste in essere per l’unificazione del Paese, richiese decisioni impopolari per il risanamento del erario. Lo smantellamento dell’apparato industriale e produttivo meridionale ed il trasferimento alle industrie settentrionali delle produzioni e delle commesse statali l’effetto più eclatante.

La ferrovia di Pietrarsa primati nel bene e nel male

L’opificio napoletano smobilita…

Le commesse produttive dirottate altrove giustificarono il piano di decrescita del sito e la conseguente riduzione del personale. In due anni il numero di unità produttive della fabbrica venne dimezzato e le paghe diminuite del 30%. Quasi in bancarotta l’opificio di Pietrarsa fu ceduto ad un faccendiere milanese vicino alla casa regnate, tale Jacopo Bozzo. La nuova direzione aumentò la giornata lavorativa da 8 a 11 ore riducendo ulteriormente la paga oraria a 30 Grana (passando dagli 85 grana a giornata del periodo fiorente). Inoltre venne istituito il sistema di lavorazione a cottimo valutato da una sorta di sicurezza armata interna creata ad acta.

La manifestazione del 6 Agosto 1863

Gli operai allo stremo decisero di incrociare le braccia e radunarsi nel piazzale dello stabilimento per iniziare una contrattazione con la nuova proprietà. Jacopo Bozzo non solo rifiutò il confronto ma fece avvertire la vicina tenenza di Portici dichiarando che fosse in atto un’adunanza sediziosa di lealisti borbonici pronti alla ribellione. Il questore Nicola Amore, senza accertarsi della fondatezza delle informazioni, inviò sul posto i bersaglieri del 33° reggimento. Centinaia di armati che fecero fuoco sugli inermi operai senza indugiare. Dopo la prima salva innestarono le baionette e caricarono gli astanti. Sul acciottolato della fabbrica persero la vita quattro persone ed innumerevoli furono i feriti.

Una indagine farsa

Nell’immediatezza della strage, la Società Operaia Napoletana promosse una commissione d’indagine capitanata dall’onorevole Enrico Pessina per accertare i fatti e deliberare degli aiuti economici alle famiglie degli operai uccisi. Il bilancio certo della strage non fu mai reso noto. Unico dato statistico considerevole fu la mancanza di 261 persone alla riapertura del Opificio dopo i tragici fatti. Gli ufficiali denunciati per i loro eccessi in servizio furono tutti assolti. Il questore Nicola Amore ebbe anche una felice carriera politica; fu sindaco di Napoli e senatore del regno nella XV legislatura.

I martiri del lavoro di Pietrarsa dimenticati nelle pieghe della storia

Solo nei primi anni 2000 storiografi napoletani hanno riportato alla luce i fatti del 1863. Il comune di San Giorgio a Cremano ha cambiato il toponimo di Via Ferrovia che conduce al sito in “Via Martiri di Pietrarsa – in memoria degli operai caduti sotto il fuoco sabaudo in difesa del lavoro”. Il 1 maggio 2017, il quartiere napoletano di San Giovanni ha ridenominato “Piazza Martiri di Pietrarsa” la precedente piazza Ferrovia.

 La ferrovia di Pietrarsa primati nel bene e nel male.
Museo di Pietrarsa – Padiglione delle locomotive storiche –

La ferrovia di Pietrarsa primati nel bene e nel male

Il museo ferroviario più importante d’Europa

L’opificio di Pietrarsa oggi è divenuto un museo che ospita decine di locomotive, carrozze, arredi di stazioni, plastici e documenti progettuali e d’epoca, tra cui la mitica Locomotiva Bayard e i treni Reali. 36mila metri quadrati, di cui 14.000 coperti, un vasto piazzale che affaccia sul mare e le splendide architetture di archeologia industriale fanno del luogo una location mozzafiato. Per la ricchezza dei materiali conservati Pietrarsa è considerato uno dei più importanti musei ferroviari d’Europa.

Vale Lambo e Nu Genea, le nuove uscite del panorama napoletano

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Maggio è il mese delle fioriture anche nella musica napoletana, infatti, nuovi rilasci per il rapper Vale Lambo ed i Nu Genea.

A quattro anni da “Nuova Napoli”, i Nu Genea tornano con Bar Mediterraneo, disponibile da oggi su tutte le piattaforme digitali, prodotto per NG Records.
Un nuovo album e un nuovo viaggio, che proietta ancora più lontano i suoni del duo composto da Massimo Di Lena e Lucio Aquilina.Bar Mediterraneo
Il
Bar Mediterraneo dei Nu Genea è l’idea di uno spazio comune, un luogo con le porte sempre aperte ai viandanti e alle loro vite, sempre esposte ai capricci della sorte.

Lo si prova ascoltando la moltitudine di suoni che caratterizzano i brani: strati di strumenti acustici, voci e sintetizzatori che si uniscono in una miscela unica di timbri.
Si sente nei versi tunisini di Marzouk Mejiri, nei versi francesi di Célia Kameni o ancora nella batteria del compianto Tony Allen che accompagna i mandolini di Straniero.
Il disco è stato anticipato dal singolo “Tienaté, dove la potenza vocale di Fabiana Martone si unisce con sintetizzatori ed archi, impregnandoli con le matrici musicali del Sud-Est del Mediterraneo.

Per scoprire di più sulla storia dei Nu genea, clicca il link di seguito:
La coppia indipendente

Vale Lambo è pronto per lo show

Quando si raggiunge il successo l’importante è non dimenticare mai da dove si è partiti e le proprie radici e ricordarsi sempre di chi c’è stato sin dall’inizio.
Settimana dopo settimana, Vale Lambo ha pubblicato a sorpresa una serie di freestyle con l’intento di omaggiare i suoi fan e la chiude con RFTS 3: Transalp.
RFTS 3: Transalp si rifà al nome del tipico scooter dei ragazzini di Napoli su una produzione di Yung Snapp; è una trappata classica in pieno stile SLF.

Si chiude il cerchio dei tre brani, ognuno caratterizzato da sfumature di sonorità diverse, che ci hanno presentato il rapper in una veste più intima.
Un segno di stima da parte del rapper nei confronti di chi lo ha sempre sostenuto, per ripartire dalle origini e tornare più forti di prima.Vale Lambo

Chi è Vale Lambo?

Valerio Apice è un rapper di Secondigliano classe 1991; a soli 17 anni entra a far parte del collettivo 365muv e incide il brano “È meglio pe’ loro”.
Ma è con Le Scimmie, duo formato insieme al rapper Lele Blade, che ha raggiunto il successo e si è fatto conoscere dal grande pubblico.
Nel 2018 pubblica il suo album di debutto intitolato Angelo, composto da 14 brani scritti in collaborazione con i produttori di Dogozilla, etichetta discografica fondata da Don Joe.

Il 3 giugno 2019 viene annunciata la firma di Vale Lambo per BFM Music, etichetta del rapper Luchè, ed arriva, nel 2020, il secondo disco ufficiale, Come il Mare.
L’album  presenta collaborazioni importanti, quali Luchè, Geolier, MadMan, Lele Blade, Carl Brave, Franco Ricciardi, Nayt, Dani Faiv e CoCo.
Ad agosto 2021 esce “WEOM”, singolo che sancisce l’ingresso di Vale Lambo nella grande famiglia di Columbia Records/Sony Music Italy, seguito da “FuFu” feat. Slings.

 

La grande stagione del turismo partenopeo: gli eventi in programma

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Maggio dei monumenti è pronto a guidarvi verso una serie di eventi che vi lasceranno a bocca e mente aperte. Ecco gli eventi  a tutta cultura
Mggio dei monumenti. Non potevamo che iniziare così

Maggio dei monumenti con la grande stagione del turismo partenopeo, è pronto a guidarvi verso una serie di eventi che vi lasceranno a bocca e mente aperte. Ecco gli eventi  a tutta cultura

Riapre al pubblico l’Anfiteatro Cumano a Bacoli

La collaborazione tra il Parco archeologico dei Campi Flegrei e il Comune di Bacoli consente di riaprire al pubblico l’Anfiteatro di Cuma. Il monumento, che si trova a breve distanza dal Parco archeologico di Cuma, costituisce uno degli esempi più antichi di edificio per spettacoli in Campania.

Maggio dei monumenti al PaFleg

Venne edificato alla fine del II sec. a.C., nel momento in cui l’aspetto della città greco-sannitica lasciò il posto all’impianto urbano tipicamente romano. Sorto appena fuori le mura meridionali della città, nel luogo più utile per il controllo dei flussi di spettatori in ingresso e in uscita, l’anfiteatro cumano rispecchia la tipologia più antica del monumento, priva di sotterranei e addossato per circa una metà al pendio del Monte Grillo in posizione panoramica verso il mare. Il monumento è stato indagato solo parzialmente: ne sono stati messi in luce l’ingresso meridionale, parte dell’arena e delle gradinate della cavea e il muro perimetrale a due ordini di arcate.

Il progetto rientra in una più ampia collaborazione tra il Parco e il Comune di Bacoli per costruire una strategia condivisa di valorizzazione del patrimonio culturale da offrire alla comunità dei residenti e ai visitatori di passaggio. Grazie agli operatori del servizio civile della Pro Loco di Bacoli, appositamente formati dai tecnici del Parco, sarà possibile essere accompagnati alla scoperta del nuovo percorso allestito per l’occasione tutti i sabati dalle 9 alle 13 con ingressi contingentati di 20 visitatoriper volta.

Presenti all’inaugurazione il direttore del Parco Fabio Pagano, il direttore generale Musei Massimo Osanna, il sindaco di Bacoli Josi Della Ragione e gli alunni delle classi prime della Secondaria di primo grado dell’IC Plinio il Vecchio-Gramsci di Bacoli, che sono stati i primi fruitori del sito archeologico cumano.

 

MReditori e Pio Monte della Misericordia presentano il ciclo di presentazioni di libri dedicato alle scrittrici arabe

Si chiama Il Venerdì è Donna la rassegna di incontri dedicata alle donne e alla letteratura araba presentata dal Pio Monte della Misericordia e MReditori di Giovanna Ragusa e Antonino d’Esposito. Tra maggio e settembre, quattro appuntamenti per esplorare nuovi mondi narrativi per i lettori italiani.

Saranno protagonisti della rassegna i titoli della nuova collana Nisa’ che in arabo significa ‘donne’, una collana tutta al femminile che, unica nel suo genere all’interno del panorama editoriale italiano, vuole sfatare i tabù e i falsi miti sulla donna araba attraverso le parole di quelle stesse protagoniste: un atto di svelamento, una presa di coscienza per dare eco alle voci femminili che ci giungono dall’altra sponda del Mediterraneo.

Gli appuntamenti inaugurano venerdì 13 maggio alle ore 17.00 con l’incontro sul libro Diario di Samira al-Khalil, parole dall’assedio a cura di Yassin al-Haj Saleh. Interverranno Antonino d’Esposito, direttore editoriale di MReditori e Giovanna Ragusaeditore e Maurizio Burale, responsabile eventi culturali del Pio Monte della Misericordia e curatore della rassegna.

Il libro raccoglie testi dattiloscritti, post facebook e testimonianze che Samira al-Khalil ha vissuto nel 2013 quando si trovava a Douma, sobborgo damasceno assediato dalle forze del regime al potere. Samira, moglie del più importante intellettuale dissidente siriano vivente, Yassin al-Haj Saleh, proprio per il suo attivismo, volto soprattutto al sostegno e alla difesa dei diritti delle donne in zona di guerra, è stata rapita da un’organizzazione jihadista nel dicembre 2013 e risulta ancora tra gli scomparsi della guerra civile siriana che sembra trasformarsi, ogni giorno di più, in un baratro senza fondo.

A questo primo appuntamento di apertura, seguiranno, tra la fine di maggio e settembre 2022, le presentazioni dei libri: Io, lei e le altre della scrittrice libanese Jana Fawwaz el-Hassan (venerdì 20 maggio), Fatma della saudita Raja Alem (venerdì 3 giugno), Leggende e foglioline di henné della scrittrice yemenita Arwa Othman (venerdì 30 settembre).

MReditori nasce ad Aversa nel 2014 nel difficile contesto della Terra dei Fuochi dove ha voluto creare una realtà culturale in grado di dare voce agli scrittori e alle scrittrici del territorio. L’esperienza editoriale ha poi assunto un carattere più ampio e internazionale nel 2019 quando è nata la prima collana di traduzione di letteratura araba con l’intento di aprire nuovi orizzonti narrativi e dare nuove opportunità di conoscenza.

La rassegna Il Venerdì è Donna è promossa dal Pio Monte della Misericordia che ospiterà gli incontri nello storico palazzo di via dei Tribunali per offrire un’occasione di riflessione alla nostra città, che storicamente ha sempre intessuto forti legami col resto delle culture mediterranee.

Venerdì 13 maggio – ore 17.00
Diario di Samira al-Khalil, parole dall’assedio a cura di Yassin al-Haj Saleh

 Venerdì 20 maggio – ore 17.00
Io, lei e le altre  di Jana Fawwaz el-Hassan

Venerdì 3 giugno
Fatma  di Raja Alem

Venerdì 30 settembre
Leggende e foglioline di henné  di Arwa Othman

Gli incontri sono a ingresso libero fino ad esaurimento posti.

 

Scapestro presenta E’ il bene che resta

il nuovo singolo che anticipa l’omonimo album in uscita in formato fisico il 20 maggio. A pubblicare il secondo album del cantautore e musicista Fulvio Di Nocera, in arte Scapestro, è l’etichetta SoundFly.

Scapestro

E’ intitolato “E’ il bene che resta” il secondo album del cantautore e multistrumentista Fulvio Di Nocera aka Scapestro. Registrato, mixato e masterizzato da Fabrizio Piccolo presso gli storici studi Auditorium Novecento di Napoli (ex Phonotype rec.) vanta illustri collaboratori e collaboratrici come Chiara Carnevale del gruppo Assurd, Antonella Bianco del gruppo Coma Berenices, Jonathan Maurano batterista degli EPO/Fanali/Blindur, Caterina Bianco (Fanali/Tropico/Passione tour next generation) e del pianista jazz Giosi Cincotti.

L’album, disponibile sulle piattaforme digitali, è un bignami perfetto del nuovo cantautorato made in Napoli. Accorto e accurato negli arrangiamenti, sensibile nei testi. Echi di suoni mediterranei e tradizioni popolari fanno sì che questo album è il disco della maturità artistica di Scapestro. Il lavorò verrà rilasciato – con distribuzione Self – anche in formato CD venerdì 20 maggio.

Ad anticipare la pubblicazione de “E’ il bene che resta” è l’omonimo brano accompagnato dal videoclip curato dalla regista Denise Galdo per Guns for bunnies.

Dopo il release party dello scorso 30 aprile continua il tour di presentazione dell’album, i prossimi appuntamenti sono:
21 Maggio presso Pompei lab di Pompei (Na)
27 Maggio presso XXXV live di Cava dei Tirreni (Sa)
25 Giugno presso Masseria Sardo di Pozzuoli (Na).

(Scarica la copertina dell’album)

“è il bene che resta” – ci racconta Scapestro – è un album di nove tracce nato a casa ai tempi della pandemia, momento storico che ha segnato le nostre vite aprendo porte a nuovi scenari. Da un lato abbiamo avuto la possibilità di rimetterci in gioco, riprogrammare e tracciare nuovi percorsi; dall’altro invece ci siamo ritrovati prigionieri della paura che ha contribuito a creare idiosincrasia tra gli esseri umani, sempre più divisi e intolleranti verso l’altro, verso il diverso.
In questo strano limbo ho deciso di dedicarmi alla scrittura e composizione navigando in superficie e in profondità, tra il mondo materiale e il mondo interiore (come per i brani “non c’è tempo per amarsi”, “come vecchie pellicole” ), tracciando una linea da percorrere con la grazia di un funambolo (come nella traccia “Equilibri precari”).
In questa dualità – conclude Scapestro – trova spazio il tema della perdita (è il bene che resta”, “chi se ne va”, “marinai”) e quello della leggerezza come nella scanzonata “La soffitta” che ci riporta a guardare con ironia da spettatore un nuovo cambiamento (“tutto cambia”).

TrackList:
01 – E’ il  bene che resta
02 – Chi se ne va
03 – Non c’è tempo per amarsi
04 – Equilibri precari
05 – La soffitta
06 – Mondo sommerso
07 – Come vecchie pellicole
08 – Marinai
09 – Tutto cambia

 


Maestri di Strada e
Trerrote in scena al NEST La Quasi Storia di Romeo e Giulietta

Maestri di Strada ONLUS e l’Associazione Trerrote (Teatro – Ricerca – Educazione) ritornano in scena al NEST, sito in via Bernardino Martirano n. 14, venerdì 20 maggio, alle 21, con La Quasi Storia di Romeo e Giulietta, uno spettacolo adattato e diretto da Nicola Laieta che i giovani del laboratorio di teatro educazione dei Maestri di Strada sentono fortemente e interpretano insieme agli studenti universitari e agli educattori di Trerrote.

Questa nuova replica nel teatro di San Giovanni a Teduccio nasce dall’idea di supportare, oltre il talento sorprendente che ogni anno i giovani attori dimostrano sul palcoscenico, la raccolta fondi per le attività educative e artistiche gratuite offerte ai ragazzi della periferia orientale di Napoli e per il completamento della sala prove teatrale del Centro Ciro Colonna di Ponticelli.

Come dichiara Laieta: «Cosa può scuoterci da quella sensazione di impotenza, di insignificanza, irrilevanza a cui il nostro tempo sembra aver relegato, giovani e vecchi, donne e uomini in poche parole gli esseri umani? Quali sono i venti che ancora agitano la nostra anima, che ci muovono verso la vita, che ci spingono a darle la forma che desideriamo? È ancora l’amore? Ne abbiamo chiesto conto ai nostri ragazzi attraversando insieme la tragedia romantica più nota di tutti i tempi e interrogandoci sulle scelte dei due più celebri e sventurati amanti della letteratura teatrale pronti a morire pur di dar compimento al loro amore. E sono tante le risposte, le brezze e correnti che hanno evocato i nostri giovani attori: tornado pronti a distruggere ogni cosa, zefiri solitari e bonaccie da impantanamento. Un oscillare continuo tra sovrastimolazioni e depressioni, tra il sentirsi in colpa al perdersi anche una sola delle occasioni che paiono balenarci davanti sui nostri dispositivi elettronici e quella costante ansia da prestazione che pare essere l’unica garanzia di efficienza e produttività per l’affermarsi del nostro io nel mondo. Eppure accanto a questo frustrante moto perpetuo verso il godimento e il successo abbiamo scoperto affiorare dentro di loro e noi un irresistibile desiderio di resa, scomparsa, ammutinamento a questa nuovo mondo e alle sue subdole forme di asservimento. Scegliere e scegliersi pare essere l’unico antidoto all’alternarsi tra onnipotenza e impotenza, scegliere e prendersi cura di chi e cosa si è scelto di amare poiché parafrasando il Bardo del “Giulio Cesare” la colpa non è nelle nostre stelle ma in noi che ne restiamo schiavi».

«La preparazione di questo spettacolo – come dichiara Cesare Moreno, presidente Maestri di Strada – si è intrecciata con l’andamento della pandemia che ha determinato spostamenti di date, interruzioni dovute a varie quarantene tra gli operatori, ma soprattutto si è intrecciata con la situazione di dubbio ed incertezza che sta attraversando la vita di tutti i giovani provati da due anni di pandemia. Forse proprio per questo e per la condizione generale che vivono i giovani di periferia la lettura di Romeo e Giulietta ha preso una curvatura particolare insistendo sulla solitudine di questi due giovanissimi di fonte alle difficili scelte che si sono trovati ad affrontare: una assenza di adulti solidali, che ascoltino veramente i giovani che è all’origine della tragedia e degli equivoci che portano alla morte di entrambi i giovani amanti. Forse è questa la lezione per noi».

Info e prenotazioni: trerroteatro@gmail.com

Al Parlamento italiano la presentazione del Pizza Village 2022

 La sala stampa della Camera dei deputati ospiterà l’incontro il 25 maggio. Dati CNA
e Coldiretti fotografano rischio costi materie prime e posti lavoro del settore produttivo

  Napoli, 16 maggio 2022 – Si svolgerà al Parlamento italiano, mercoledì 25 maggio alle ore 10, la conferenza stampa di presentazione dell’evento Pizza Village Napoli 2022. Nella sala stampa della Camera dei deputati gli organizzatori saranno accolti dall’onorevole Alessandro Amitrano, segretario di presidenza e membro della XI Commissione lavoro. Durante l’incontro di presentazione del decennale della manifestazione, che sarà trasmessa in diretta attraverso il canale web della Camera dei deputati (https://webtv.camera.it/conferenze_stampaverranno diffusi i dati nazionali, economici e di sviluppo lavorativo, del comparto.

 

La fotografia del momento storico, che analizza le problematiche dei settori alimentare e lavoro dell’intero segmento, travolto da due anni di pandemia e dai 4 mesi della crisi mondiale per la guerra Russia-Ucraina, evidenzierà rischi e difficoltà basandosi sui dati del centro studi del CNA e della Coldiretti.

 

Pizza Village Napoli, manifestazione di promozione turistica che favorisce l’incoming territoriale grazie al prodotto leader e ambasciatore della gastronomia italiana nel mondo, ha raggiunto presenze record nei 10 giorni di evento che superano il milione di partecipanti. La kermesse, premiata quale Best Food Festival in The World ai FestX Awards di Las Vegas nel 2018, porta sul lungomare partenopeo oltre 40 pizzerie storiche e i top player maestri pizzaioli come, tra gli altri: Vincenzo Capuano, Davide Civitiello, Enzo Coccia, Errico Porzio, Gino Sorbillo, Antonio Sorrentino, ed ospita la tappa finale del Campionato del Mondo della pizza – Trofeo Caputo, unico che mette al centro dell’attenzione non solo la qualità del prodotto ma la figura professionale e lavorativa del pizzaiolo.

 

Cornice perfetta dell’incontro, che vede la promenade partenopea del lungomare Caracciolo sede del Pizza Village incontrare il mare del golfo più famoso al mondo, sarà la musica. Protagonista, infatti, la programmazione musicale della prima radio d’Italia, RTL 102.5, che trasmetterà dagli spazi dell’evento in diretta radio televisiva per circa 14 ore al giorno e animando il palco del Caputo Pizza Village per le dieci serate di spettacolo con numerosi artisti tra i quali: La Rappresentante di Lista, Noemi e il duo giovanile Psicologi.

 

 Pizza Village 2022, contenitore di diverse attività culturali ed intrattenimento, sarà teatro del premio Napoli d’aMare, prodotto da Oramata Grandi Eventi, per celebrare le radici culturali del capoluogo partenopeo, della regione e dei suoi maggiori interpreti. Il “delfino blu” di Ventrella, il premio simbolo che intende rappresentare il mare, quale potenziale leva di sviluppo della città partenopea attraverso la Blue Economy, sarà assegnato a prestigiosi personaggi tra le categorie: arte e cultura; moda; intrattenimento, con musica, cinema e teatro; economia, con innovazione, sviluppo imprenditoriale e industriale.

Salviamo la Virtus Piscinola, il monito di Gianluca Cascella

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La Tensostruttura di Piscinola
La Tensostruttura della Virtus Piscinola

“Si, siamo veramente arrabbiati, e questa volta lo urleremo al mondo intero, anzi, vi chiediamo di far giungere il nostro grido di aiuto al mondo intero”. E’ questo il monito di Gianluca Cascella, membro della grande famiglia della Virtus Piscinola.

Il grido d’allarme

80 anni di sport, storia, passione, socialità al servizio di Piscinola, periferia nord di Napoli, che quasi nulla offre ai giovani, messi a rischio da un bando di affidamento della tensostruttura di via Dietro la Vigna che nulla a che vedere con lo sport sano che da quattro generazioni proponiamo.

Siamo sportivi, facciamo della correttezza e della lealtà il nostro stile di vita, ma questa volta non staremo immobili a guardare: lo dobbiamo al NOSTRO minibasket, a quei bambini che col loro sorriso sono capaci di illuminare tutto il NOSTRO quartiere, lo dobbiamo ai NOSTRI ragazzi del settore giovanile, che con caparbietà e costanza non smettono di sudare e sognare, lo dobbiamo alla NOSTRA 1^ SQUADRA, militante in serie C ed I cui atleti portano in alto il nome del quartiere praticamente a COSTO ZERO, lo dobbiamo ai NOSTRI istruttori ed allenatori, che lavorano e soffrono per la crescita di tutti gli atleti, lo dobbiamo ai NOSTRI DIRIGENTI che non ci sono più e che dall’ alto vegliano su di noi, lo dobbiamo all’ intero quartiere PISCINOLA, che VIVE DI BASKET.

Qualcuno dovrà assumersi le proprie responsabilità in merito a ciò che sta accadendo.

Noi? Faremo giungere il nostro grido d’aiuto ovunque, fino all’ ultimo respiro!”

La situazione

Terminata la concessione per l’utilizzo della Tendostruttura, il Comune di Napoli intende assegnare ad altri imprenditori la palestra che ospita la Virtus Piscinola, che per tantissimi anni ha permesso a tanti giovani di coltivare una passione sportiva ed avere uno sfogo sociale all’interno di una realtà difficile come quella della periferia cittadina.

I dirigenti della società cestistica, tramite il suo Presidente, Carmine Montesano, lanciano un grido d’allarme, coinvolgendo la massima figura istituzionale italiana, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, destinatario di un’accorata lettera.

La prima squadra del sodalizio partenopeo gioca attualmente in serie C, ma la società ha un notevole bacino di utenza, con circa 200 atleti affiliati.

La lettera

“Il Comune di Napoli, al termine della concessione alla Virtus Piscinola, ha indetto una gara di evidenza pubblica europea per operatori economici con condizioni e caratteristiche che, ancorché legittime e dovute, NON consente in alcun modo alla società di poter benché minimamente concorrere alla partecipazione, data la sua onerosità e complessità, considerando che la Virtus è una comunità affettiva, fondata sulla amicizia, e sulla condivisione di una passione sportiva e civile che è possibile coltivare solo con sacrifici volontari di tempo, soldi e disponibilità personali” – recita la lettera a Mattarella.

“A Lei Presidente, mi rivolgo per nome e per conto della Società, fiducioso che la Sua personale sensibilità sia di conforto in questa ora buia per il futuro di una storia di convivenza sociale che possa, attraverso lo sport, continuare a contribuire alla crescita individuale e collettiva delle comunità periferiche”

Gli sviluppi

La Virtus Piscinola ha avuto una proroga delle attività fino al 31 luglio. Solo alla fine del mese di maggio si capirà chi avrà vinto il bando e, conseguentemente, cosa succederà. Il Comune ha assicurato che la gara sarebbe stata alla portata della società che occupa la Tensostruttura, ma alle parole non hanno fatto seguito i fatti.

La speranza è che tutto l’amore e la passione per questo sport, messo in campo da un gruppo di persone e volontari che hanno fatto sì che questa realtà diventasse un punto di riferimento locale per l’aggregazione e la socializzazione, non vengano mortificate da un iter burocratico che potrebbe significare la fine di un sogno a lungo coccolato.

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Maggio dei Monumenti: il mese della cultura italiana

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maggio monumenti

Parte il Maggio dei Monumenti con un programma ricco di eventi.

Tra questi, la Notte Europea dei Musei con l’apertura serale straordinaria e l’ingresso ai principali musei, la festa sul Lungomare Caracciolo per la tappa partenopea del Giro d’Italia, la Pink Edition del Napoli Bike Festival e molto altro.

Ecco i consigli di NapoliToday su cosa fare e vedere a Napoli in questo fine settimana. 

Maggio dei Monumenti: il programma

Sabato 14 maggio, torna la “Notte Europea dei Musei”.

L’iniziativa, che si svolge in contemporanea in tutta Europa, prevede l’apertura serale straordinaria e l’ingresso ai principali musei, complessi monumentali, parchi e siti archeologici statali al costo simbolico di €1.

notte musei

Tra i siti di Napoli e provincia che aderiscono all’iniziativa ci sono il Museo e Real Bosco di Capodimonte, il Palazzo Reale, il Museo Archeologico Nazionale, Certosa e Museo Nazionale di San Martino, Parco archeologico dei Campi Flegrei, il Parco Archeologico di Pompei e il Parco archeologico di Ercolano.

Caracciolo e Bellini

Sul Lungomare Caracciolo si festeggia Il Giro d’Italia, che torna a Napoli con una splendida tappa che coinvolge anche i Campi Flegrei e Procida. 

Il Parco Sommerso di Gaiola festeggia i 20 anni dall’istituzione con una serie di eventi culturali e scientifici. Domenica 15 maggio l’appuntamento è alle 17 con il Trio d’archi “Alma”: Alberto Marano (violino), Myriam Traverso (viola), Alessandro Parfitt (violoncello).

Al Teatro Bellini, dal 10 al 22 maggio, va in scena “Kobane calling on stage” tratto da Kobane calling di Zerocalcare, edito da BAO Publishing.

Uno spettacolo che racconta la guerra grazie a una originalissima commistione di linguaggi.

Inoltre, questo fine settimana torna anche il tour serale alle Catacombe di San Gennaro: un viaggio alla scoperta di uno dei luoghi sotterranei più suggestivi del mondo.

Il Napoli Bike Festival e l’artigianato 

L’XI Edizione del Napoli Bike Festival celebra l’arrivo del Giro d’Italia con diversi eventi.

bike fest

Sabato 14 maggio l’appuntamento è in Galleria Principe alle 9.00. Dalla Bicycle House partirà il #pedaloper, la pedalata collettiva che porterà tutti i partecipanti lentamente in Mostra d’Oltremare per l’apertura dell’Expo-E village.

Sabato 14 maggio ritorna il mercatino delle Quartierane Artigiane. Si tratta di artiste e artigiane che creano, con le loro mani, prodotti bellissimi e pezzi unici, anche su ordinazione.

Domenica 15 maggio, la Piscina Mirabilis si trasformerà in uno splendido teatro. In particolare, Federica Ottombrino, accompagnandosi con fisarmonica e chitarra, canterà l’acqua e la vita regalandoci una serata ricca di suggestioni. L’evento ci sarà anche domenica 22 maggio.

Valerio Nazo, il nome che si cela dietro molte hit

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Valerio Nazo, da sempre al fianco di Rocco Hunt, è uno dei migliori producer campani stando ai numeri ma se ne parla poco…perché?

Negli ultimi anni, nella scena hip-hop italiana sembrano essersi affermati album grazie a sonorità post-trap e urban del tutto innovative, merito che va ai producer.

Valerio NazoRuolo molto sottovalutato quello del produttore che deve creare, soprattutto, un feeling tra produzione e voce con gli artisti con cui collabora.
La bravura si vede nel cogliere alla perfezione ciò che gli artist
i hanno in mente di esprimere su una base che non risulti trita e ritrita.
Un esempio campano di questo genere è Valerio Nazo.

 

 

Chi è Valerio Nazo?

Valerio Nazo, nome d’arte di Valerio Passeri, è un producer, classe 1990, originario di Torre Annunziata (NA).
Dj ufficiale e produttore di numerosi brani di Rocco Hunt, lo accompagna in tutti i suoi concerti in giro per l’Italia come le date del 10-11 maggio al Teatro Palapartenope di Napoli.
Due serate, entrambe sold out, da ricordare sia per Valerio che per Rocco che hanno saputo far divertire e emozionare i circa 14 mila fan presenti.
Attivo da oltre 15 anni, Nazo ha collaborato con nomi del calibro di Luchè, Guè, Carl Brave, Fabri Fibra, Geolier, Madman, Clementino, Nicola Siciliano e tanti altri.

Dunque, Valerio Nazo non è un emergente e lo dimostrano i numeri e le tante certificazioni, tra tutte Stu core t’apparten di Rocco Hunt, certificato disco di platino.
Non fa eccezione la hit, sempre prodotta da Nazo, Nisciun di Rocco Hunt in collaborazione con Geolier, più di 34 mln di streaming e disco di platino.
Al di fuori del rapper di Salerno, troviamo Senz e me, presente nel primo album di Geolier, che ha superato i 25 mln di streaming.
Se invece si parla di canzoni recenti, non può mancare Password, la hit da club, presente nell’ultimo album di Luchè, che sta scalando tutte le classifiche.

Dunque, i complimenti per i tormentoni vanno sicuramente ai cantanti con le loro voci ma non bisogna dimenticarsi del lavoro dei produttori, un rapporto 50/50.