Tra le prime opere di Gemito, il giocatore di carte, rappresenta un giovane scugnizzo mentre si diletta a carte, una di quelle scene di quotidianità che si potevano osservare nella Napoli post-unitaria. Giovani per strada che vivevano di espedienti per passare la giornata, Vincenzo Gemito nelle sue prime opere si serviva proprio di questi ragazzi che dietro pagamento divenivano i soggetti per le sue sculture: naturali, vibranti, vive.

Rinvenuto negli scavi voluti da Alessandro Farnese nel 1546 nell’area delle Terme di Caracalla, passato di mano in mano fino a Ferdinando IV di Borbone, re di Napoli, il “Toro” ha sempre colpito il pubblico per la sua grandezza e la sua magnificenza. Il gruppo statuario rappresentante il supplizio di Dirce è la più grande statua dell’antichità arrivata fino a noi, oggi è conservata al Museo archeologico di Napoli.

Prima di procedere nella lettura è giusto tenere conto che i temi trattati potrebbero impressionare o disgustare pertanto sentitevi liberi di non proseguire nella lettura se lo ritenete opportuna.

Se parliamo di “azionismo viennese” non si può non citare l’operato di Hermann Nitsch, artista che come vedremo è totale e che lega parte della sua produzione artistica a creare riflessione e reazione da parte delle persone che vedono osservano il suo operato.