Nessun pittore ha influenzato l’arte come ha fatto il Caravaggio, forse soltanto Michelangelo è riuscito in questo intento. Sulla via segnata da Michelangelo Merisi tra XVI e XVII secolo si affermò una vera e propria corrente artistica, il caravaggismo, che faceva degli scorci di luce in ambienti buoi su figure estremamente reali e in movimento, nervose, il proprio punto di forza. Dagli anni ’30 del ‘600 si sviluppò a Napoli, in quella grande fucina che è stato il Seicento Napoletano, una vera e propria scuola di caravaggeschi napoletani con Battistello Caracciolo, Jusepe de Ribera giusto per citarne un paio. Tutti grandi artisti che nel solco di Caravaggio e con questi hanno saputo esprimere un Barocco proprio ricco di figure in movimento nell’ombra e che agiscono nella fioca luce della scena che mette in risalto il tutto.

Nella prima metà del XIX secolo si sviluppò a Napoli la corrente artistica della Scuola di Posillipo. A gettare le basi per questo sviluppo della pittura napoletana ci pensò Anton Sminck van Pitloo, pittore  olandese stabilitosi in città nei primi anni ’10 dell’Ottocento. Pitloo si dedicò a un vero e proprio rinnovamento della pittura paesaggistica napoletana adottando una serie di innovazioni come lo studio sulla luce e l’uso della carta intelata per la pittura a olio. Nel 1820 fondò una sorta di accademia privata, la Scuola di Posillipo dal nome del quartiere in cui risiedevano e lavoravano molti dei suoi “studenti”. Tra i tanti paesaggi che ha dipinto la sua Veduta del Golfo di Napoli, conservata presso le Gallerie d’Italia a Palazzo Zevallos, è diventata un po’ il simbolo della scuola, che la incarna, e allo stesso tempo icona della città che rappresenta.

Il Museo di Capodimonte è unico in Italia essendo l’unico esempio di museo di arte antica con anche una sezione di arte contemporanea, cosa che permette di andare dagli arazzi medievali sino alle pitture di Andy Warhol. La sezione di arte contemporanea venne inaugurata nel 1978 con una mostra su Alberto Burri che per l’occasione realizzò il Grande Cretto Nero, prima opera contemporanea della collezione di Capodimonte. Il Grande Cretto Nero è il grande pannello, frutto dell’arte informale di Burri, che vede la materia nera pervasa da energia, l’energia della Terra, che si propaga e si espande.

Razza Umana di Oliviero Toscani è un progetto con cui il fotografo si è preposto il fine di documentare, nello spazio e nel tempo, la varietà dell’uomo in tutte le sue forme. Si tratta di un progetto nato nel 2007 con il fine di documentare attraverso l’arte fotografica tutte le sfaccettature dell’essere umano. Esposta, con installazioni differenti più volte nel tempo, a Napoli Razza Umana è presente nella stazione Toledo di ANM, nel corridoio di collegamento tra la banchina e l’uscita Montecalvario con due grandi light box.

Sin da quando, nel 1831 venne trovato, nella Casa del Fauno, il mosaico della Battaglia di Isso, fu chiaro che ci si trovava davanti a un’opera di pregio. L’opera, presente nel Museo Archeologico di Napoli sin dal 1844, rappresenta l’incontro/scontro tra Alessandro e Dario III a Isso. Una situazione concitata, violenta, in cui è possibile leggere la paura, la sorpresa di Dario III sopraffatto dai macedoni guidati da Alessandro. La scena è stata rappresentata con una dovizia di particolari impressionante, frutto di una gran maestria artigiana che ben pochi potevano permettersi a questi livelli. Oggi la “battaglia” è sottoposta a un restauro conservativo sotto il controllo dell’ Istituto Centrale per il Restauro sulla base delle indagini condotte dal CRACS della Federico II e dall’Università del Molise.

Michelangelo Pistoletto è artista simbolo dell’arte povera italiana tra gli anni ’70-’80. Con la Venere degli stracci, installazione replicata in varie versioni a partire dal 1967, ha posto al centro della discussione artistica l’artista e l’opera d’arte. Pistoletto, rifacendosi alla Venere con mela di Thorvaldsen, ha messo in discussione il canone classico della bellezza mettendolo in crisi davanti agli abiti che rappresentano le varie maniere, declinazioni che assume nella società.
L’artista è “aggregatore”, mette insieme gli elementi dell’opera che esistono nella società già indipendentemente e che assieme creano la crisi e l’analisi della società stessa. Una replicabilità all’infinito in cui l’opera è già pronta nello spazio e va soltanto assemblata.

Può capitare delle volte che vi sia una sorta di incontro “spirituale” tra grandi menti, anche appartenenti a mondi culturali e professionali totalmente differenti, quello di cui parliamo oggi potrebbe essere proprio uno di quei casi. Nel 1872 venne a mancare Mary Somerville, astronoma, matematica e scrittrice scientifica che aveva scelto Napoli come sua ultima e felice dimora, gli eredi decisero di affidare a un giovane scultore il nome Francesco Jerace la realizzazione di un monumento funebre. Jerace, nel realizzare il monumento del 1876, decise di raffigurare la donna seduta su una seggiola, come aveva l’abitudine, con lo sguardo rivolto verso l’infinito.

Nel Mann è custodita la favolosa collezione Farnese, contenente un gran numero di marmi e altri oggetti antiquari, collezionati inizialmente da papa Paolo III, Alessandro Farnese, e i suoi successori. L’Eracle a riposo, tra questi, è stato uno dei “pezzi” più invidiati da sempre della collezione, oggetto delle mire di Napoleone e ancor prima di poeti e artisti che vedevano in questa e nelle altre sculture la meraviglia dell’antico, il genio degli artisti classici. L’Eracle rappresenta l’eroe dopo le sue fatiche, in un meritato riposo dove è possibile osservare i particolari dell’Eroe classico per eccellenza che si è fatto da solo, che si è meritato il proprio premio: il rango divino.

Al museo Madre, in prestito da una collezione privata, è esposto Head with wooden hammer di Mark Manders. Questa scultura realizzata con materiali comuni, legno e resina isolante, rappresenta un volto classico schiacciato e assimilato all’interno di un muro. La sintesi ultima di questa, e di altre sculture di Manders, è il tempo, la maniera in cui progressivamente il tempo muti la percezione di dimensioni come l’arte e il quotidiano che vanno a unirsi, sovrapporsi, schiacciarsi l’una nell’altra e sull’altra. Questo tipo di sculture possono essere interpretate sia come autoritratti dell’artista, ma anche della società odierna che degrada se stessa e la sua storia.

Partiamo da un fatto concreto, questa rubrica si occupa di arte, in ogni sua forma, quindi  non solo pittura, scultura, fotografia, ma anche performance artistiche e quelle che abbiamo visto a Sanremo sono state performance di un certo livello, veri e propri quadri interattivi. Immagino che lo abbiate capito, sto parlando di Achille Lauro e delle sue performance che sono state tra i momenti che più ricorderemo di questo Festival alternativo.