Lockdown a Napoli? Sì o No?

Data la situazione fuori controllo si è ipotizzato un lockdown sulle aree metropolitane di Napoli e Milano ma non senza obiezioni.

Lockdown nazionale? No grazie

L’ipotesi di un nuovo lockdown nazionale, quanto meno per ora, pare scongiurata nei piani del governo centrale, questo traspare dalle comunicazioni istituzionali che si susseguono negli ultimi giorni.

Nella sua ultima conferenza stampa il premier Conte oltre a parlare del dl ristori con cui ci si prepara a supportare gli operatori economici in crisi e a rischio chiusura per la nuova stretta sugli orari ha parlato anche della possibilità di chiusura per determinate zone del Paese. Facendo riferimento all’area campana Conte non ha escluso la possibilità di un lockdown al livello locale sull’area metropolitana di Napoli. Secondo il Premier:

“é contemplata la possibilità di interventi a livello territoriale”

questo, secondo il dpcm, è un sistema permesso e che sarà quindi preferito rispetto a quello della chiusura totale.

La dichiarazione su di un lockdown a livello locale del Premier è avvenuta dopo che Walter Ricciardi, consigliere del ministro Speranza, si era espresso per una chiusura delle aree metropolitane di Milano e Napoli. La dichiarazione di quest’ultimo aveva poi sollevato le critiche del sindaco di Napoli De Magistris che invitava a una dichiarazione chiara da parte degli organi competenti sull’opportuna chiusura dell’area metropolitana .

Ricostruendo la situazione

Ieri c’è stata un affermazione di Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute, dove questi affermava che nelle aree di Milano e Napoli fossero necessari dei lockdown per fermare la diffusione esponenziale del virus su vasta scala. Secondo l’esperto nelle aree delle due città, le più densamente popolate del Paese, il virus circolerebbe in maniera agile per l’affollamento dei mezzi pubblici, l’alto numero di asintomatici e la promiscuità familiare che permette di “abbassare la guardia” tra le mura domestiche dove  non si porta normalmente la mascherina.

Dal suo punto di vista, Ricciardi, ricorda anche come lo stop a cinema, teatri e altri luoghi della cultura è necessaria in queste aree perché come altri luoghi possono essere i posti in cui la circolazione del virus può avvenire. Allo stesso tempo questi, in linea con quanto espresso dal governo in questi giorni, non è per  un lockdown generale ma solo di alcune aree, quindi un azione a macchia d’olio, dove di volta in volta si andrebbe a colpire la diffusione del morbo.

Della stessa idea anche il direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza secondo il quale i lockdown al livello locale sarebbero quasi degli automatismi necessari. Sulla linea del fronte opposta il presidente della regione Lombardia Attilio Fontana e il sindaco di Milano Sala che invece si riservano ancora una settimana per decidere su un eventuale chiusura. Contro i politici lombardi reticenti alla chiusura si è schierato però Guido Bertolini, responsabile per il Coordinamento Covid dei reparti di pronto soccorso della regione, secondo cui l’unica soluzione alla saturazione dei posti letto è un lockdown generalizzato per arrestare la diffusione del virus.

“de tutto e de niente”

Dopo queste affermazioni, che citando il don Pizarro di Guzzanti è un po’ come se si parlasse “de tutto e de niente” c’è stata la risposta di De Magistris che ha richiesto serietà e coerenza da parte delle istituzioni. Secondo l’ex-magistrato bisogna evitare comunicazioni di vario tipo, da parte di più autorità che danno solo pareri, anche autorevoli ma sempre tramite delle agenzie di stampa. L’importante per De Magistris sarebbe una comunicazione chiara al riguardo da parte delle autorità che realmente hanno questo potere senza quindi creare inutili allarmismi  e preoccupazioni tra la gente.

Situazione esplosiva …

Bisogna tener conto in ultima analisi di come la situazione del tessuto sociale di Napoli, ma anche delle altre città basti pensare agli scontri di martedì sera a Piazza del Popolo a Roma, sia ormai allo stremo. Le manifestazioni che si sono tenute venerdì sera a Napoli, con i disordini sotto la sede regionale a Santa Lucia ha mostrato come vi sia da un lato una parte della popolazione che soffre e sente in prima persona la gravità delle azioni sconsiderate della politica e un altra per cui il lockdown è solo uno strumento per portare acqua al proprio mulino facendo patire doppiamente quella parte del popolo che non è incancrenita dal malaffare.

Non si può considerare l’idea di un lockdown alla maniera del Presidente della Regione De Luca che senza mezzi termini ha gettato un fiammifero in un fienile pieno di acceleranti e tutte le cose infiammabili di questo mondo la scorsa settimana. Il risultato di quell’azione è stata sotto il naso di tutti. Se da un lato sicuramente c’è stato l’intervento alla manifestazione di chi è sinceramente colpito da queste azioni di chiusura, i commercianti e i lavoratori che si stanno sacrificando ogni giorno, dall’altro lato c’è chi agisce come agente provocatore e qui è facile ricondurre il tutto a chi ha interesse a far scalpore e “menar le mani” è inutile girarci intorno.

Gli ambienti della malavita e dell’estrema destra si stanno dimostrando per quel che sono in questi giorni, in Campania e nel resto del Paese, feccia che cavalca non il malcontento ma la situazione esplosiva anteponendo la propria voglia di distruzione a quella della necessaria protesta delle persone per bene che protestano pacificamente.

… e istituzioni non pervenute

Quel che rimane di questi giorni per i posteri è un immenso senso di inadeguatezza da parte delle istituzioni. Recentemente la medaglia d’oro al valor militare Tenente Colonnello Gianfranco Paglia ha commentato i fatti di Napoli e delle altre città dove stanno avvenendo scontri in piazza.

Secondo Paglia la politica e le istituzioni si sono comportate in maniera inadeguata non dando soluzioni ma bensì interrogativi alla popolazione lasciando chi le rappresenta, i medici e le forze dell’ordine in questo caso ma domani potrebbero essere altre categorie, a dover sopportare una pressione che non gli dovrebbe essere dovuta in tal maniera.

Il riferimento sicuramente potrebbe essere al Sindaco De Magistris che mentre erano in atto gli scontri era in televisione anziché occuparsi della città, ma potrebbero anche riferirsi al presidente Fontana e alla gestione disastrosa della situazione sanitaria in Lombardia, così come a quella di qualsiasi altro scenario del Paese dove si vede un ritardo significativo tra quel che accade e la risposta della politica.

Ancora una volta ci si ritrova a far seguito al buon senso di tutti e a una scelta di fede, non politica ma circa il destino di tutti noi, è vero un nuovo lockdown sarebbe una situazione da lacrime e sangue se dettata come una manovra al livello nazionale. Se si trattasse di un qualcosa che si attuasse solo al livello locale e su Milano e Napoli non sarebbe certamente una decisione da prendere e da sopportare a cuor leggero, entrambe le aree coprono circa la metà della popolazione delle rispettive regioni.

Qui la scelta non sembra più neanche tra il vivere e il sopravvivere ma con un accento ancor più drammatico su quale sia il male minore. Alla fine di tutto ci sarebbe un qualcosa da cui riprendere?  Una società da cui ripartire ? Sono domande che ci si deve porre in ogni caso e che sta a noi rispondere perseguendo una via di responsabilità consci anche di un fatto ad oggi non sappiamo come riportare a 0 l’indice dei contagi con gli strumenti che abbiamo se bisogna aver a che fare ogni santo giorno con chi nega l’evidenza dei fatti.

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