#astropartenopeo: la Materia Oscura e Napoli

L’antimateria e Napoli: ancora una volta la città partenopea si mostra interessarto agli astri attraverso gli studi dell’astronoma Mercurio.

Bentornati a tutti nel nostro appuntamento astronomico settimanale. Oggi andremo a parlare di un concetto fondamentale per il mondo astrofisico: la Materia Oscura. Il destino dell’Universo, infatti, non è determinato solo da atomi  e molecole. Quasi un secolo di osservazioni ha mostrato che la materia visibile costituisce soltanto una piccola percentuale della materia cosmica, il resto, non-visibile, viene detto Materia Oscura. La natura della Materia Oscura è ancora sconosciuta.

Un team di ricercatori ha studiato ancora meglio la Materia Oscura: guidato da Massimo Meneghetti dell’Inaf, ritiene che nelle attuali “ricette” che descrivono la materia oscura potrebbe mancare qualche ingrediente. Nello studio gli scienziati hanno scoperto un’inaspettata e notevole discrepanza tra le osservazioni e i modelli teorici.

La scoperta

La scoperta è valsa la pubblicazione sulla rivista scientifica Science ed è stata possibile grazie ai dati raccolti dal Telescopio Spaziale Hubble (HST) della NASA/ESA e dal Very Large Telescope (VLT) in Cile. Gli scienziati hanno colto una discrepanza tra alcune osservazioni astronomiche e i modelli teorici elaborati. Anche la Campania, Napoli in particolare, dall’alto della sua immensa preparazione astrofisica, ha partecipato alla ricerca, cui ha dato un fondamentale contributo un’importante astronoma: Amata Mercurio.
Napoli dunque mostra essere al centro delle ricerche più importanti, sia mediche, sia culturali, sia spaziali, a dimostrazione che quando vuole, riesce ad essere un faro molto importante.

Grazie ai dettagli senza precedenti emersi da questo studio abbiamo potuto elaborare delle mappe ad alta risoluzione della distribuzione di massa della materia oscura in ammassi di galassie.
Abbiamo condotto moltissimi test per verificare la validità dei nostri risultati, e abbiamo concluso che la discrepanza trovata tra osservazioni e teoria può essere spiegata dalla mancanza di qualche ingrediente fisico nei modelli cosmologici che descrivono la formazione delle strutture nell’Universo.

-Professor Massimo Meneghetti dell’Osservatorio di Astrofisica e Scienza dello Spazio (OAS) di Bologna

Le sfide con l’universo sono immense, a piccoli passi ci muoviamo, siamo sempre più vicini a scoperte clamorose.

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