Una personale EXTRA: Achille Lauro

Partiamo da un fatto concreto, questa rubrica si occupa di arte, in ogni sua forma, quindi  non solo pittura, scultura, fotografia, ma anche performance artistiche e quelle che abbiamo visto a Sanremo sono state performance di un certo livello, veri e propri quadri interattivi. Immagino che lo abbiate capito, sto parlando di Achille Lauro e delle sue performance che sono state tra i momenti che più ricorderemo di questo Festival alternativo.

Da tutte le parti abbiamo letto di un Festival di Sanremo diverso, è vero, e francamente questo è stato un tormentone, sono cambiate molte cose, ma lo spettacolo è rimasto. Achille Lauro in ogni serata ha sconvolto il pubblico con trasformazioni che lo hanno reso tutto, e di più, di quello che la mente umana potesse immaginare. Analizziamo queste performance che di fatto gli permetterebbero di aggiungere sul suo curriculum la parola camaleontico.

Glam Rock

La prima serata è stata forse quella più sconvolgente sotto certi versi. Una performance che ha pescato un’iconografia superlativa capace di unire il sacro e il profano. Lo stile adottato da Achille per questa serata è stato quello con mullet di capelli blu, piume rosa, glitter e un chiaro rimano a a Velvet Goldmine. Nella performance Achille ha richiamato una chiara iconografia religiosa con un pianto di sangue, il sangue metafora e dogma della religione. Il sangue di San Gennaro, il sangue della Passione, il sangue versato.

Un Achille che rompe ogni schema.

Mina

La seconda serata di festival ha visto invece l’omaggio a Mina con Lauro che si è trasformato ancora: in completo da uomo e una lunghissima treccia rossa. Il tema di quella serata è stato il rock e Mina, sotto le note di Bam Bam Twist a completare la performance ci sono stati Claudio Santamaria e Francesca Barra che si sono esibiti in una coreografia omaggio al rock’n’roll classico, da Hollywood, di tarantiniana memoria come Vincent Vega e la Signora Wallace.

Penelope

La terza serata dell’Ariston è stata, invece, orientata alla decostruzione della persona, con Achille vestito e dipinto da statua greca in un palco opportunamente addobbato come una balconata classica. La performance  si è aperta con Monica Guerritore che recita il monologo di Penelope, titolo della canzone in duetto con Emma Marrone, ma anche una donna forte per antonomasia. Penelope che va oltre lo stereotipo della donna in balia delle onde, del fato, capace di mantenere la propria indipendenza in una società che la vuole subordinata a un’uomo.

Punk Rock

L’anticonformismo fatto persona per la serata a tema punk rock. Achille Lauro

per questa serata ha portato avanti una rivisitazione contemporanea de La libertà che guida il popolo di Delacroix scendendo le scale dell’Ariston sotto le note dell’inno di Mameli con la bandiera italiana. L’Achille di questa sera è una sposa abbandonata, una donna che si è stracciata le vesti, che ha sfogato il proprio dolore e che ritrova la propria libertà in un’anticonformismo totale, fregandosene di tutti.

Essere umani

La serata finale di Sanremo ha visto Achille Lauro presentarsi con una giacca viola sopra un ventre nudo trafitto da una rosa in una posa che ricorda le figure religiose della Madonna e dei Cristo. In sottofondo, invece, tutte le offese e i giudizi pretenziosi che negli anni il cantante ha subito per il suo lavoro. Il richiamo, in questo caso, è ancor più forte all’iconologia religiosa rispetto alle altre performance con

un parallelo alla Passione di Cristo, alla sofferenza e al perdono della persona, veramente umana che anche nel momento di estremo dolore è capace di andare oltre le persone e dimostrarsi, realmente essere umano.

Questo è stato un Festival di Sanremo in cui, attraverso una forte spettacolarizzazione, si è voluto sopperire alla mancanza dell’elemento fondamentale di ogni teatro: il pubblico. La base della performance di Achille Lauro per certi versi potrebbe essere anche autoreferenziale, visto che nell’arco di tutto il festival ha anche fatto riferimento a molti dei suoi lavori più famosi, ma di fatto ha lasciato un segno indelebile nella storia.

Negli ultimi anni, e probabilmente mai nella storia di Sanremo, c’è stato qualcuno che ha portato avanti una serie di temi e di esibizioni così cariche di significato, con un lavoro di elaborazione del messaggio così forte e trascendentale unendo le arti più disparate. Se ci si ferma a pensare anche il fatto che il vescovo di Sanremo abbia parlato di di queste esibizioni, addirittura di blasfemia, vuol dire che qualcosa ha smosso, e non stiamo parlando della solita sciocca discussione su chi durerà dopo Sanremo, perché Lauro in questi anni ha saputo ampiamente dimostrare come sia duraturo il suo lavoro dopo il festival.

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