Teatro San Carlo: la rinascita della fenice

La storia e la rinascita del Teatro San Carlo con gli occhi di un lavoratore, ma con il cuore immerso nell’arte.

La storia sotto riportata ha lo scopo di trasportarvi nel periodo della ricostruzione del Teatro San Carlo di Napoli. La ricostruzione fu, infatti, necessaria dopo l’incendio del 1816. Lo sguardo è quello vigile e attento di un semplice addetto ai lavori manuali. I suoi occhi guardano con ammirazione sia al vecchio che al nuovo e ci fanno venir voglia di visitare un’opera tanto importante.

Il mese scorso l’incendio aveva devastato la facciata del Teatro San Carlo. Ricordo una notte di panico in cui la gente correva a destra e a manca in cerca di aiuto. Il maestro Niccolini incaricò me e i miei compagni di aiutarlo a ricostruire il teatro. Lo scopo era quello di cercare di ricostruire nel minor tempo possibile uno dei teatri più importanti d’Europa.

Niccolini ricostruì il teatro che riuscì a mantenere i colori originari. Le decorazioni in argento brunito con riporti in oro e i palchi, il velario e il sipario, in azzurro riprendevano i colori ufficiali della Casa Borbonica. Questi colori furono presto modificati, per volere dello stesso architetto in modo da adattarsi ai colori di tutti gli altri teatri europei: rosso e oro.

Niccolini e Cammarano riuscirono a rivoluzionare il modo di vedere il teatro.  Il lavoro dei due artisti permise di creare un’acustica perfetta: difatti il velario, in una posizione sottoelevata rispetto al tetto, creava una specie di camera acustica sopra la platea che riusciva a disporre il suono equamente per tutto lo spazio.

Il teatro, voluto dal re Carlo di Borbone, richiamava la devozione per la corona nella sistemazione dei palchi e questa cosa mi aveva sempre affascinato. Ogni palco del teatro aveva, infatti, in una delle pareti uno specchio adeguatamente inclinato per riflettere il palco reale. Il palco reale a sua volta era collegato, tramite una porta al Palazzo Reale.

Niccolini si occupò anche di modificare il boccascena allargandolo e ornandolo nella superfice interna dal bassorilievo raffigurante ‘’Il Tempo e le Ore’’. Tale opera, ci spiegò il maestro in una delle pause dal lavoro, aveva lo scopo di sottolineare come l’arte facesse volare le ore, ma il tempo dedicato ad essa non fosse mai tempo perso. Dominava il soffitto l’opera di Apollo che presenta a Minerva i più grandi poeti del mondo.

La ristrutturazione del Teatro San Carlo si concluse nove mesi dopo. L’inaugurazione fu un successo grazie ai Borboni e alla presenza dello scrittore Stendhal. Il balletto inaugurale, ideato da Salvatore Viganò sulle musiche de ‘’Il sogno di Partenope’’ di Giovanni Simone Mayr, riportò alla mente gli anni d’oro di Rossini.

La storia è frutto di fantasia e, tranne la data dell’incendio realmente avvenuto, non ha alcuna rilevanza storica.

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