Il mago Chico e i maccheroni, la leggenda

Uno dei piatti più amati e preparati a Napoli: oggi scopriamo insieme la leggenda dei maccheroni napoletani…

Torna come ogni lunedì Discover Naples, appuntamento settimanale alla scoperta dei misteri e delle storie della città. Quest’oggi ci addentriamo nell’ambito gastronomico, alla scoperta di una storia legata ad uno dei piatti più diffusi in città: la leggenda dei maccheroni napoletani.

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I maccheroni

‘E maccarun sono forse la ricetta più conosciuta e apprezzata nella città partenopea. Al ragù o alla genovese, sono tanti i modi in cui ai napoletani piace prepararli. Allo stesso modo, sono tante le leggende e misteri gastronomici nella città partenopea e i maccheroni ne fanno parte. Una storia che, insieme a quella del ragù, ha a che fare con magia e alchimia… A raccontarcela è Matilde Serao nel suo Leggende Napoletane, Il segreto del mago…

La leggenda dei maccheroni napoletani

leggenda dei maccheroni napoletani

Siamo intono al 1220, sotto il regno di Federico II di Svevia. In una povera dimora in via dei Cortellari, nel centro antico di Napoli, viveva Chico: un mago la cui casa spaventava e incuteva timore in tutti i passanti e gli abitanti del vico. La casa del mago era sempre chiusa e l’alone di mistero attorno a Chico, cresceva sempre più man mano che evitava qualsiasi forma di contatto umano.

Tutti gli abitanti di via dei Cortellari erano- naturalmente- affascinati da questa figura che lasciava la sue stanze solo per comprare erbe al mercato; le donne del posto tentarono addirittura di persuadere il suo domestico per delle informazioni, ma ogni sforzo fu vano. Finché, un giorno, un’ indiscrezione: il personaggio misterioso altri non era che un esperto di magia nera! Almanacchi, filtri magici e talismani riempivano la sua tetra dimora, luogo di esperimenti magici e pozioni.

Il mago, che non badava affatto alle dicerie sul suo conto, possedeva una lunga barba bianca, aveva un viso benevolo e indossava un lungo abito nero elegante.
In passato egli era stato baciato dalla sorte: era stato un bell’uomo, amante dei piaceri della vita, aveva avuto tante belle donne, superbi palazzi, stoffe e abiti di lusso, diamanti e gioielli; aveva partecipato alle nobili feste da ballo, accompagnandosi con personaggi illustri e grandi dame, concorrendo alle giostre ai giochi di corte, vincendo di spada e sciabola. Insomma aveva goduto di ogni bene. E poi cosa era stato della sua vita mondana?
-Fonte Miti e leggende di Napoli

La ladra di maccheroni

leggenda maccheroni napoletaniCaduto in miseria, Chico decise che fosse giunto il momento per dare vita- con la magia- a qualcosa di eterno, che sarebbe stato apprezzato per sempre da tutti gli uomini: un prodotto gastronomico. E così il mago cominciò a lavorare ininterrottamente alla sua opera, non senza sforzi e delusioni… e non senza essere attentamente osservato dalla sua scaltra vicina: Jovannella di Canzo.

La donna osservò il procedimento del mago in tutti i minimi particolari e ripeté la ricetta, intuendone il potenziale e preparandola per il re Federico II con l’aiuto del marito Giacomo, cuoco presso le cucine reali. Dalla pasta di farina e acqua preparò dei piccoli quadrati che ripiegò formando un cilindro; una volta essiccati, li mise a soffriggere in un tegame con strutto, cipolla tritata, aglio, sedano e carote. Aggiunse un pezzo di carne, vino rosso e ricoprì il tutto con dei pomodori rossi passati al setaccio… un vero e proprio ragù alla bolognese!

Ad ora di pranzo, Jovannella servì i maccheroni al re che, entusiasta, chiese alla donna come avesse potuto realizzare una ricetta così sublime. La donna non esitò a rispondere che si trattava semplicemente di una rivelazione da parte di un angelo e, in men che non si dica, la notizia della bontà dei maccheroni si diffuse a macchia d’olio spingendo nobili e ricchi borghesi a mandare da lei i propri cuochi per imparare la ricetta.

Anche il mago si accorse della diffusione della sua ricetta e, capito l’inganno, chiese spiegazioni alla donna che non esitò ad ammettere le proprie colpe. In preda alla rabbia e alla disperazione ritornò nella sua tetra dimora, distrusse ogni cosa e sparì senza lasciar traccia…

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