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lunedì, Agosto 15, 2022

San Giovanni a mare: riti, tradizioni e leggende

San Giovanni a mare: riti e leggende. A pochi passi dalla famosa Piazza del Mercato, inoltrandosi nel dedalo di vicoli che fin dall’età angioina ospitarono le botteghe di diversi artigiani, inglobata nella facciata di un anonimo palazzo, si trova una delle chiese napoletane più ricche di storia e tradizione: San Giovanni a Mare. Unico edificio religioso costruito in età Normanna ed unica architettura in stile romanico sopravvissuta in città. La chiesa, che sorse sui resti di una precedente costruzione romana. Proprio di fianco al complesso si conserva la testa mutila, forse appartenente ad una statua della sirena Parthenope. ritrovata durante gli scavi di fondazione del complesso, e universalmente conosciuta dai napoletani come ” donna Marianna ‘a capa e Napule”. Per preservare la statua dalle intemperie è stata posta una copia, l’originale è esposto al Palazzo San Giacomo

L’antico complesso

faceva parte di un più ampio complesso che comprendeva anche un ospedale costruito dai Cavalieri dell’ordine degli Ospedalieri di Gerusalemme. Sia l’ospedale che l’edificio di culto erano posti sulla linea costiera a ridosso della murazione cittadina. Nel XIIº secolo infatti le acque lambivano gli ingressi del complesso, da qui la definizione ” San Giovanni a Mare“, anche per distinguerla dall’omonima chiesa, di età teodosiana, che insisteva nel quartiere ora chiamato San Giovanni a Teduccio. La posizione “extra moenia” fu privilegiata in quanto tutti i pellegrini che ritornavano dall’ “Outre mer” (così veniva definita allora la “Terra Santa“) erano obbligati a permanere nel nosocomio per un periodo di quarantena, prima di poter accedere al nucleo cittadino. I monaci guerrieri agostiniani detti Cavalieri Ospitalieri o gerolosomitani (oggi sarebbero adepti del Sovrano militare ordine di Malta), oltre a dare assistenza medica e ricovero, fornivano altri servizi legati alla sussistenza e alla sicurezza dei viaggiatori.

san giovanni a mare riti e leggende
San Giovanni a mare – navata centrale

I cavalieri Ospitalieri e la reliquia del Battista

Con le loro commende sparse in giro per l’Europa, l’Africa settentrionale e l’Asia Minore, risultavano essere una delle massime espressioni del potere occidentale. Questo spiegherebbe la magnificenza architettonica della loro cappella napoletana, scrigno prezioso nella sua austera ed elegante linea essenziale, tanto importante da poter custodire al suo interno una reliquia con il prezioso sangue di San Giovanni Battista. Sangue che si scioglieva prodigiosamente e si scioglie tutt’ora ma nella chiesa di San Gregorio armeno dove è stato trasferito. La liquefazione avviene in occasione della commemorazione liturgica del martirio del santo avvenuta, secondo la Patristica, il 24 Giugno.

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Il bagno di mare al chiaro di luna

La notte precedente alla cerimonia c’era l’usanza di rievocare il Battesimo di Cristo ricevuto da Giovanni. Vestiti completamente di bianco si andava, muniti di fiaccole, in processione fino alla chiesa in riva al mare, si omaggiava la statua del santo e dopo si faceva il bagno nudi al chiaro di luna, per poi asciugarsi davanti alle cataste di fiaccole disposte a mo’ di falò. Il rito durava tutta la notte e i partecipanti si abbandonavano a danze sfrenate mimando dei combattimenti con dei bastoni (la famosa ‘Ntrezzata) fino al sopraggiungere dell’alba. Questo rito di purificazione collettiva era un retaggio della cultura classica greca e romana, la celebrazione del solstizio d’estate, dedicata ad Apollo ed alla sirena Parthenope, numi protettori di Neapolis ma anche una contaminazione nordica dei nuovi conquistatori di origini celtiche e norrene (Normanni, Svevi, Angioini).

le usanze medioevali

la notte che precede il giorno di San Giovanni è detta “la notte delle Janare”: il 23 giugno, periodo in cui la luna è in fase crescente, nel medioevo si credeva che le streghe, a cavallo delle loro scope, sorvolassero la Basilica di San Giovanni a mare per radunarsi in un grande sabba annuale. Gli antichi napoletani adottavano accorgimenti tali per non far entrare nelle case le janare. Mettevano davanti all’uscio di casa oltre al sale, che impediva alle maliarde d’entrare finché non ne avessero contato fino all’ultimo granello. I fascetti di rosmarino, ginepro e alloro servivano come antidoto contro le influenze maligne. Come erba portafortuna un mazzetto di “erbe magiche” . I rametti formati da iperico, artemisia, ruta, menta e salvia, venivano appesi all’esterno delle dimore per “santificarli” con le “acque lustrali” (rugiada) particolarmente magica in questa vigilia.

Riti e leggende rinascimentali

Altro rituale che si svolgeva nel complesso era quello di far piantare semi d’orzo in piccole cassette e farli riposare nel buio delle navate della chiesa. Il 24 Giugno, le casette con le piantine, venivano poi vendute dalle stesse ragazze ed il ricavato usato per farsi la dote. Questa usanza era ancora viva in età aragonese perché durante una di queste vendite re Alfonso d’Aragona incontro l’amore: una bellissima ragazza del popolo, Lucrezia D’Alagno, offri la sua piantina d’orzo al re che, per non farsi riconoscere, si era travestito da mercante. Alfonso, turbato dalle grazie di Lucrezia, gli offrì una borsa piena di monete d’oro. La ragazza apri la scarsella e ne estrasse un’unica moneta (un “alfonsino d’oro”, con sopra impressa l’effige del sovrano) e restituì le restanti. Il re colpito da questo gesto chiese a Lucrezia come mai non avesse approfittato del piccolo tesoro. Lei gli rispose: “Perché io avrò quello vero” facendo intuire al re che aveva capito chi fosse in realtà.

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Il periodo vicereale

Queste tradizioni furono vietate solo nel XVIIº secolo in quanto ritenute, dai bigotti viceré spagnoli “oscene e pagane”. Anzi, per combatterle, diffusero la voce che chi si fosse aggirato per le strade nella notte del 23 Giugno, sarebbe stato rapito dal corteo infernale al seguito di Erodiade e Salomè che volando su una trave di fuoco nel cielo ripetevano strenuamente “Mamma pecchè l’he ditto! Figlia pecchè l’he fatto!”. Secondo il vangelo di Matteo, Erodiade madre di Salomè, istigò la figlia a chiedere la testa del Battista al re Erode, in cambio di un conturbante ballo – la famosa danza dei sette veli.

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Ma la chiesa di San Giovanni e la magica notte di vigilia continuarono ad esercitare il loro fascino sui napoletani anche nei secoli successive e infatti sono tante e tante altre ancora le leggende legate a questo luogo: dal piombo fuso e versato nell’acqua lustrale dalle vergini per divinare il mestiere del futuro marito, alle erbe raccolte vicino alla chiesa e conservate tutto l’anno per proteggersi dei malefici.

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Notte di San Giovanni – lù sabba de’ li’ Janare –

La chiesa oggi

Oggi la chiesa di San Giovanni a Mare (sconsacrata dopo il sisma dell”80) è stata mirabilmente restaurata ed è affidata al patrimonio del Comune di Napoli (ed ai suoi poco comprensibili orari di fruizione al pubblico) Secondo l’antropologo Leví-Strauss:“più tradizioni conserva un popolo più è alto il suo grado di civiltà e tolleranza”, affermazione valida ancora di più adesso che le tradizioni si stratificano e mescolano con le altre civiltà che vengono a comporre un “melting pot”, facendo di Napoli una città che vive e permette da sempre la commistione di individui di origini, religioni e culture diverse con la speranza di costruire un’identità condivisa, magari sotto la magica protezione di San Giovanni Battista.

Antonio Nacarlo
Antonio Nacarlo
Antonio Nacarlo, nato a Napoli nel 1977, diploma d'arte applicata in grafica pubblicitaria e fotografia, diploma in Scenografia e Scenotecnica, Scuola libera del nudo Accademia di belle Arti. Premio alla carriera Associazione Italiana maestri d'arte, premio Città di Bruges, primo premio Città di Budapest, primo Premio Salvador Allende per la grafica. Pubblicazioni : annuario artistico italiano 2016, gazzettino del meridione novembre 2018, Art Now Numero di Novembre 2020, Associazione artartis 2021 catalogo mostra .

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