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giovedì, Febbraio 2, 2023

#AroundTheCulture: Domenico Di Caterino, Lockdown Social

Anche oggi si rinnova l’appuntamento con #AroundTheCulture. Il mondo dell’arte si rivela sempre attivo e scalpitante. Soprattutto in periodo di  quarantena gli artisti non hanno perso l’esigenza di esprimersi. Anzi hanno trovato canali alternativi per farlo: i social. Proprio in merito all’argomento scopriamo il punto di vista di Domenico di Caterino nella sua nuova mostra urbana: Lockdown Social

LOCKDOWN SOCIAL DI DOMENICO DI CATERINO 

“Lockdown social é una esibizione urbana che mira all’intervento pubblico, nello spirito di tutto ciò che è Street e condiviso. L’arte, prima che prodotto da mostrare in pubblico, è frutto di un processo linguistico evolutivo. Il linguaggio mostra linguaggio e questo, senza filtro, alimenta consapevolezza. Alla base di tutto c’è un approccio didattico e dialettico. In un patrimonio collettivo, come se fosse un social network, la mostra consente l’intervento di chi voglia interagire nel rispetto del distanziamento sociale. Infatti, il primo social network della storia dell’umanità è proprio il linguaggio dell’arte.” Così l’artista descrive il concept del nuovo progetto in collaborazione con Ischia Street Art Gallery.

LA MOSTRA A FORIO D’ISCHIA

La nuova exhibition a prova di distanziamento sociale di Domenico Di Caterino è Lockdown Social. Nasce e si sviluppa durante la quarantena e dal 30 Maggio figura nel suggestivo panorama di Forio d’Ischia come in una galleria a cielo aperto. Del suo rapporto con l’isola parla così:

“Il mio rapporto con l’isola di Ischia si è rivitalizzato con la collaborazione con Ischia Street Art Gallery. É anche un tentativo di porre a sistema una storia del writing e della pubblic art perché non si pensi che certi linguaggi nascano con Banksy. Poi Ischia è un’isola che consente di allontanarsi da Napoli e di guardarla con il giusto spirito critico.”

“Il progetto è nato in quarantena come reazione alla stessa. I linguaggi dell’arte hanno una funzione evolutiva e sociale da 40 mila anni. Il pensiero che a un certo punto ci si ritrovasse isolati e distanziati aveva come unica soluzione possibile quella di comunicare sul serio. Senza social. Tant’è vero che la didascalia dell’evento è proprio “Social Lockdown”. Vuol dire che arrestare la socializzazione è qualcosa che determina sincera frustrazione. Nega l’istinto sociale dell’umano che non può relazionarsi solo tramite i social. Tutto quello che è veicolato dai new media, è frutto di imposizione comunicativa. L’origine dei linguaggi dell’arte, invece, è socializzazione attiva.”

E IL RUOLO DEI SOCIAL?

“Tutto quello che nel lockdown si è palesato come comunicazione anche artistica in realtà non aveva niente a che fare con l’arte. Era semplicemente una narrazione fluida di quanto avveniva. Più che interrogarsi sul senso profondo di quanto avveniva mi pareva diretta da dinamiche esterne come quella del Grande Fratello. L’arte non è cronaca, non può limitarsi a prendere atto del presente. Il lockdown è stato un blocco mortificante e intollerabile. Trovavo mortificante che ci amministra questo paese consigliasse di restasse a casa sul divano. Trovo tutto ciò molto arrogante: non si può relegare un corpo umano a una fisicità solo sanitaria. Il corpo umano è fatto di tante altre cose. Sul fronte di guerra ti senti vivo e sul divano di casa sei ridotto ad essere un Homer Simpson. Non si può chiedere ai linguaggi dell’arte di porsi in condizione passiva.”

“É sacrosanta la dimensione privata dell’artista, va tutelata e preservata. Però il linguaggio è pubblico, va diffuso, reso fruibile alla comunità. Perché il linguaggio alimenta le ricerche artistiche nel tempo. L’artista non è schiavo del proprio ego, dinamica che i social network alimentano, ma deve essere servo del proprio linguaggio. L’artista ha questa capacità: mettere a fuoco un linguaggio diffuso e alimentarlo con le problematiche del tempo presente per la comunità.”

Per quanto riguarda i progetti futuri in cantiere Domenico Di Caterino ci dice che dopo Lockdown Social:“Ora sto lavorando insieme ad una serie di artisti di Capoterra, in Sardegna. L’arte residente è dovunque e comunque internazionale. É anche in progetto un nuovo lavoro su quello che materializzerà il lockdown. Questa volta non mi presenterà un testo critico di Banksy ma mi presenteranno le numerose scomuniche nel tempo accumulate da artista. Dal mio punto di vista l’arte è sempre condivisione.”

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