#FaceToFace con “Facimmece na risata”!

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In attesa della riapertura di cinema e teatri, prevista per il 15 Giugno abbiamo avuto l’immenso piacere di fare “due chiacchiere virtuali” con chi, da sempre, ama la recitazione. Giuseppe Ferraro, infatti, gestisce proprio una compagnia di ragazzi nel quartiere Barra di Napoli. Ci ha raccontato tutte le tappe del suo progetto artistico, nato nel Maggio 2012 con il nome “Facimmece na risata”.

L’IDEA

Il progetto di Giuseppe Ferraro “Facimmece na risata” nasce da una grande passione per il teatro ma non solo. “Noi cerchiamo di portare un’aria di cultura nella nostra periferia, una periferia purtroppo trascurata dalle istituzioni. Noi cerchiamo, ecco, di mettere prezzi accessibili proprio per avvicinare ragazzi e giovanissimi alla nostra cultura e al nostro Teatro!”. In origine, infatti, il gruppo comprendeva ragazzi di età compresa tra gli 8 e i 10 anni. 

LA COMPAGNIA OGGI

Proprio questo mese, a Maggio 2020, l’entourage di Giuseppe Ferraro celebra 8 anni dalla sua formazione. Nel tempo si è consolidata “Una compagnia Stabile, di 16 attori, di 17-24 anni,  ovviamente chi ha le caratteristiche adatte prende parte al testo.

Io porto in scena testi inediti, testi comici ma che lasciano qualcosa o lanciano un messaggio… Come il mio ultimo testo “Nemmeno pe’ tutto l’oro e stu munno” un due atti scritto e diretto da me che ci ha consacrati vincitori alla rassegna teatrale di Miano.” L’affetto per i suoi allievi e compagni di avventura è palese, come dimostrano le sue parole:” Vorrei solo aggiungere che ringrazio uno per uno i miei ragazzi della compagnia e che gli voglio un gran bene, nonostante I miei atteggiamenti teatrali un po severi.”

E IL RUOLO DEL TEATRO PER NAPOLI?

“Il teatro racconterà sempre la nostra città, ovviamente parliamo sempre di teatro dialettale, seppur sia un teatro innovativo come il mio, credo che in ogni commedia scritta ci sono atteggiamenti, pensieri impostazioni della nostra citta!

Credo che questo difficilmente possa finire in questo settore così trascurato. Poi quando si parla di teatro classico, in quei testi si racconta delle radici della nostra terra, ancora oggi ci sono commedie di Scarpetta che hanno quasi  150 anni ma che piacciono ancora!”

QUALE IMPATTO HA AVUTO L’EMERGENZA SUL VOSTRO LAVORO?

È risaputo che il comparto dello spettacolo sia stato tra i più colpiti in seguito al lockdown. Le sale, cinematografiche e teatrali, sono luoghi di aggregazione per antonomasia, é questo il loro compito! E come si potrebbe immaginare un palcoscenico con distanziamento sociale? Abbiamo chiesto a Giuseppe Ferraro come la sua compagnia “Facimmece na risata” avesse affrontato la situazione. “È stata dura e lo è ancora! Io personalmente ho fermato le prove di un testo che dovevo portare in scena ad aprile!

Ma non mi sono fermato del tutto, Dio ha deciso di donarmi la cosa più bella che esista, quest’anno a febbraio è nato il mio primo figlio Enrico Ferraro, che insieme a mia moglie sono la mia gioia più grande…un motivo in più che mi ha spinto a non fermare il teatro inedito scritto, infatti sto in dirittura d’arrivo di un testo che si chiama “Venuto al mondo” , dedicato ecco a questo dono…cosi il mio teatro non si è fermato.

Spero vivamente che si possa riprendere prima possibile, ho intenzione di intraprendere un anno teatrale fatto di tre inediti, due nuovi è un mio primo spettacolo rivisitato. Ovvero “Nella vita si può” , che appunto è un mio primo testo, poi “Na famiglia all’improvviso” e “Venuto al mondo”.

E I PROGETTI FUTURI?

Il teatro della compagnia “Facimmece na risata” ha sempre perseguito degli ideali sociali. Anche le prossime idee in cantiere sono improntate verso questo obiettivo.

“Sapete di progetti nella mia mente sono tanti, ma uno in particolare che vorrei si realizzasse.

C’è una tematica difficile poco affrontata che è la mutilazione genitale femminile in alcuni stati, una tematica che mi sta al cuore e che cercherò di trattare con delicatezza e con comicità, con la speranza che i ragazzi giovani possano conoscere queste problematiche e non pensare solo a questi benedetti social, che sono si utili ma che fanno trascurare le vere problematiche della vita.”

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