Il Castello di Nisida: il Rinascimento partenopeo

La celebrità di Nisida si perde nel mito. In questa stessa meravigliosa isoletta sorge un castello, uno dei sette manieri partenopei.

Nisida: un’isoletta vulcanica

L’isola di Nisida, sulla quale sorge l’omonimo castello, è un cratere vulcanico, la cui bocca superiore ha un diametro di 500 metri. Non è un’isola qualsiasi: il suo nome greco, nesis, è stato coniato da Omero. In effetti, Nisida sembra corrispondere all’isola presso la quale sarebbe sbarcato Ulisse, prima di raggiungere, ed accecare, il ciclope Polifemo che, secondo lo storico francese Victor Berard, abitava la grotta di Seiano, poco distante.

A Nisida, Bruto aveva una meravigliosa villa. Qui ospitò personalità illustri, come Cicerone, ma qui ordì anche, con Cassio, la congiura che avrebbe portato alla morte di Giulio Cesare. E, sempre da questa stessa villa, sua moglie Porcia si tolse la vita dopo la sconfitta di Filippi.

Il castello di Nisida

Per quanto riguarda il castello, un primo maniero vide la luce nella parte più elevata dell’isola già nel periodo angioino. Esso completava la cerniera dei castelli cittadini della quale abbiamo già parlato. Nel Cinquecento, però, gli aragonesi sottoposero il castello ad una completa ristrutturazione, per far fronte alla minaccia saracena. Proprio in questo secolo, infatti, il terribile pirata Barbarossa devastò Ischia e Procida ed il corsaro ottomano Dragut organizzò una spedizione contro la città, sventata all’ultimo dall’intervento della flotta spagnola.

La trasformazione

Con il passare del tempo, e l’arrivo dei Borbone, gli arabi facevano sempre meno paura, tanto che il castello di Nisida, da torre di guardia, fu trasformato in istituto di pena, ospitando soprattutto dissidenti politici. L’edificio mantenne la stessa funzione anche dopo l’annessione di Napoli al Regno d’Italia, fino al secondo dopoguerra, quando divenne sede dell’Accademia Aeronautica. Infine, dopo il trasferimento della prestigiosa scuola militare a Pozzuoli, il castello ha vissuto un’ultima trasformazione, in istituto penitenziale minorile, quale è ancora oggi. E, forse, non c’è stata idea più azzeccata di questa.

Il contrasto tra il brutto che la detenzione porta con sé e la meraviglia del luogo in cui questa stessa detenzione avviene è fortissimo, stridente. Ma insegna ai ragazzi, e anche a ciascuno di noi, che la bellezza è ad un passo, se solo siamo disposti ad afferrarla.

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