INTERVISTA – Ilaria Cozzolino: una napoletana a Mosca!

Cosa accade in questo Paese che tutti ritengono lontano e freddo? Ce lo racconta Ilaria Cozzolino

“Agli occhi dell’Europa, la Russia è come uno degli enigmi della Sfinge. Per l’Occidente è più facile scoprire il moto perpetuo o l’elisir di lunga vita che sviscerare l’essenza della russità, lo spirito russo, il suo carattere e la sua natura”, scriveva Dostoevskij e forse è proprio vero. La nazione più estesa del mondo ha tanto da raccontare ai forestieri occidentali e dunque, quale miglior modo per scoprire la terra russa se non farcela raccontare da chi l’ha vissuta? Ilaria Cozzolino, insieme con il suo blog La Guastafeste, corre in nostro aiuto.

Ma chi è Ilaria, e cosa c’entra con la Russia?

L’ennesima influencer? Certamente no. Ilaria Cozzolino è una giornalista freelance che ha deciso di non collaborare con le testate giornalistiche italiane perché quasi tutte schierate politicamente e lontane dalla sua visione di giornalismo. Insegnante di italiano ai bambini russi e autrice di un blog il cui scopo è quello di raccontare quello di cui altri non parlano, attraverso i suoi occhi. Un’esigenza nata da una “questione russa”: in Italia se ne parla poco e male. E allora come si può raccontare di qualcosa senza averci mai avuto a che fare? Il blog La Guastafeste nasce dalla necessità di raccontare e spronare le persone ad avere una visione diversa rispetto a quella proposta dai media del nostro Paese.

Quindi, cosa accade in questo Paese che tutti ritengono lontano e freddo? Ecco, io sono quella persona che lo spiega a modo suo, sia sul blog che su Instagram.

Necessità ma anche passione quella di Ilaria, nata durante un viaggio in Transiberiana: 

transiberianaAll’epoca non conoscevo l’alfabeto cirillico, quindi fu molto difficile per me orientarmi in un Paese in cui era difficile trovare qualcuno che comunicasse in inglese. Essendo abituata a viaggiare da sola e all’avventura non mi sono arresa al primo ostacolo. Nonostante non capissi praticamente nulla, fu un’esperienza molto bella e significativa che mi portò alla scoperta di una meravigliosa cultura. Così, dopo un mese decisi di ripartire per studiare russo a Mosca. Fu un azzardo ma andò bene.

Una nuova cultura

In un momento storico in cui il confronto culturale è una vera e propria esigenza, Ilaria si domanda come si possa vivere con la consapevolezza che esistano differenze culturali e non volerle approfondire? 

moscaCiò che mi ha profondamente colpito è stato conoscere i russi e scoprire che non sono come ce li descrivono i film, le serie tv e i giornali. Certo, non si può fare di tutta un’erba un fascio. Ne approfitto per sottolineare che non si può parlare di un Paese di 144,4 milioni di abitanti come se fossero cloni. Le persone che ho incontrato sul mio cammino sono state tutte molto gentili, rispettose e generose. Le signore siberiane mi hanno insegnato a cucinare alcuni piatti tipici e mi hanno aiutato con i compiti che la scuola di russo mi assegnava. Altri mi hanno aiutato con la burocrazia e nel momento in cui ho avuto problemi con il rientro in Russia a causa del Covid: si sono addirittura offerti per aiutarmi a “traslocare” a distanza.

Ora come ora, non saprei identificare cosa sia o meno occidentale. Ricordiamoci che ho vissuto a Mosca e ho visitato alcune zone della Siberia. Quindi, non posso fare un paragone perché la capitale è ormai occidentalizzata. Spostandosi, ovviamente la situazione cambia e ci si rende conto di quanto gli anni del comunismo abbiano inciso anche sul modo di vivere. Sicuramente mi ha colpito la situazione che vivono nei villaggi, soprattutto quelli lontani dal centro città, dove le fogne e le strade asfaltate non esistono.

Qualche consiglio per chi si approccia allo studio della lingua e della cultura russa?

Consiglio vivamente loro di non lasciarsi trascinare dalle parole dei filo-putiniani leghisti che sono assolutamente lontani dalla visione reale di questo Paese. C’è molto altro e bisogna approfondirlo. In primis, credo sia necessaria una permanenza sul territorio per “toccare con mano” quella realtà di cui pochi raccontano con sincerità. In secundis, non arrendersi ai primi tentativi di studio della lingua perché non sarà mai facile, bisogna darsi tempo!

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