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sabato, Dicembre 10, 2022

Il fuorisede: l’esperienza di un napoletano a Roma

Com’è la vita di un fuorisede? In particolare, quella di uno studente napoletano a Roma?

Ecco l’esperienza di Antonio che ci racconta il suo punto di vista dove affetti, amicizie e professori sono i protagonisti principali.

Fuorisede a Roma: Antonio e la sua esperienza

Antonio Alifano viene da Vico Equense, un paese in provincia di Napoli, e si è laureato in una triennale di comunicazione.

Attualmente, frequenta il secondo anno del corso magistrale di “Media, comunicazione digitale e giornalismo” presso il Dipartimento di Comunicazione e ricerca sociale della Sapienza.

Dato che voleva continuare la sua formazione focalizzandosi più su tematiche inerenti i media e il giornalismo, gli è sembrato che la Sapienza potesse soddisfare questo bisogno. Nella sua vecchia università di Napoli, infatti, le magistrali di comunicazione erano più incentrate su corsi di laurea inerenti l’economiche e il marketing.

Ed è così che è diventato un fuorisede a Roma.

Differenze fra le due università 

“A livello organizzativo non ho avuto troppe difficoltà sia in triennale che in magistrale. Forse anche perché ho seguito la triennale presso l’università “Suor Orsola Benincasa” che, essendo un’università semi-privata, si concentra molto sugli aspetti di aiuto verso lo studente”.

Aggiunge però che probabilmente in alcune università pubbliche napoletane, come l’Orientale e la Federico II, dal punto di vista organizzativo lo studente viene lasciato molto a se stesso.

sapienza

“Non ho trovato difficoltà amministrative e burocratiche né a Napoli né qui a Roma. Dal punto di vista sociale, invece, qui mi son trovato molto bene, nonostante il periodo di post pandemia. Questo un po’ perché l’ambiente del Dipartimento di Comunicazione in Via Salaria è quasi un piccolo paese. E infatti ho conosciuto davvero tante persone neanche in un anno di frequenza”.

Antonio ci tiene a fare anche un’altra riflessione. A suo parere, i docenti conosciuti da lui a Napoli sono estremamente preparati e pensa siano stati i migliori che lui abbia mai avuto. Nomina ad esempio Marino Niola, Isaia Sales e Nunzia Marrone, definendoli come dei docenti rispettabilissimi con una conoscenza davvero grande.

“Napoli offre personalità davvero competenti, come accade all’Orientale che è un’università che per quanto riguarda le lingue guarda le altre dall’alto. Per quel che so, i corsi proposti lì sono davvero validi”.

Vita romana vs vita napoletana

“I vantaggi del vivere a Roma sono svariati. Direi in primis che ci sono tante cose da fare a livello culturale, di intrattenimento, di eventi. É una città che da questo punto di vista offre molto. Anche se non voglio ricadere in stereotipi, Roma per me è molto vicina al Sud: ci sono dinamiche relazionali più simili a quelle che puoi trovare anche giù”.

Antonio dice che a Roma ha trovato sicuramente molta spontaneità nel voler fare amicizia, nel mettersi a parlare con gli altri, senza troppi mezzi termini. Allo stesso tempo, però, lo studente vede nella gente per strada o negli esercizi commerciali un certo nervosismo latente a causa delle dinamiche che si creano in una grande città dispersiva come Roma che segue certi ritmi forsennati.

“Ci sono problematiche anche a livello logistico: essendo Roma molto grande richiederebbe uno sforzo maggiore anche rispetto a quello che serve per gestire Napoli. Adesso siamo addirittura senza la linea B della metro che è chiusa dopo le ore 21. A Napoli ero sempre al centro, l’università era vicino casa e quindi andavo a piedi, quindi non si presentava neanche la necessità del doversi muovere”.

Sicuramente Antonio ammette che se fosse uscito dalla sua comfort zone napoletana avrebbe riscontrato dei problemi che a Roma non si presentano. Ad esempio, parla del servizio di car sharing o degli autobus che a Napoli per lui praticamente non esistevano.

“Qui a Roma, prima dei lavori che stanno facendo adesso, la metro chiudeva all’una e mezzo. In realtà, anche la metro a Napoli non ha mai dato troppi problemi. La linea nuova passa più o meno ogni quarto d’ora, che sono sì tempi lunghi ma ci sta. Il vero problema è la Circumvesuviana: come si arriva a Napoli da altri luoghi? Secondo me, dovrebbe essere potenziata considerando l’enorme presenza di studenti, lavoratori e turisti”.

Essere fuorisede a Roma o a Napoli?

Antonio afferma che:

“Roma non è una città per studenti. Spesso un universitario deve vivere con standard economici che sono più alti rispetto a quelli si può permettere vivendo con la mensilità data dai genitori. Bisogna calcolare bene le entrate e le uscite, e anche limitarsi in certi casi”.

napoli uni

Mentre a Napoli questo non accadeva.

“Napoli va molto verso le esigenze di uno studente. Si possono fare esperienze belle anche senza soldi in tasca: esperienze culinarie, di intrattenimento e culturali. A Roma c’è il vantaggio di Lazio Youth Card, la carta giovani che ti dà possibilità di vedere gli eventi che ci sono e fare molte cose anche gratuitamente”.

Antonio ammette che a Napoli non aveva un punto di riferimento di questo tipo e le cose che faceva erano molto più improvvisate.

Per quanto riguarda la gestione delle due città da parte della governance urbana:

“A Napoli, quando io ero un fuorisede lì, c’era De Magistris come sindaco ed è stato molto bravo a rendere più attraente e turistica la parte centrale di Napoli. Le zone periferiche come Fuorigrotta, però, sono state un po’ messe da parte e non molte persone erano soddisfatte di vivere lì. Quindi, per me, quell’amministrazione non ha tenuto in considerazione delle altre aree facendo di conseguenza una discriminazione tra cittadini napoletani di serie A e serie B. A Roma, invece, c’è stata la proclamazione del nuovo sindaco Gualtieri proprio quando io mi sono trasferito qui e quindi si deve ancora vedere cosa farà”.

In conclusione, Antonio ci dice che lui è molto legato a Napoli e al Sud in generale. Inoltre, lì c’è pure la sua dimensione affettiva, la famiglia e i parenti che gli mancano molto.

“Roma, d’altro canto, mi sta offrendo molto. Quindi, se Napoli riuscisse a promuovere e facilitare la dimensione culturale, relazionale e sociale, magari la preferirei. Per adesso, però, a Roma sto veramente bene”.

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