I mammut a Capri: la Preistoria isolana

La Preistoria riserva sempre sorprese e anche le isole le dimostrano. I mammut a Capri sono una scoperta sensazionale ma non recente…

La città del dolce far niente, Apragopoli, simbolo preistorico isolano. Si potrebbe riassumere così il nuovo appuntamento della rubrica Discover Naples a proposito dei mammut a Capri. Esempio di come gli animali preistorici siano giunti sull’isola più glamour al mondo. Ma come ci sono arrivati considerando che non sapevano nuotare? Dalle testimonianze romane ai giorni nostri: una storia millenaria che racconta Capri.

Augusto e l’amore per gli animali

Asse di bronzo con testa di Augusto proveniente dalla villa di Gasto (Capri, Soprintendenza Archeologica)
Foto: Oebalus

Il legame tra Capri e gli animali preistorici si manifesta semplicemente dal nome originario dell’isola. Fondata dai Teleboi, dopo la fondazione di Sorrento da parte di Liparos, l’isola si sviluppa su due insediamenti. Capri, il cui nome è collegato a kapros o meglio chinghiale, ed Anacapri è quindi “Capri di sopra” uniti dal sentiero del monte Solaro.

Questa denominazione fa comprendere come il legame tra gli animali e l’isola sia piuttosto forte. Augusto è il collante tra le due componenti considerando che il suo arrivo fu narrato da Svetonio nell’autobiografia dell’imperatore:

“Nell’isola di Capri avendo notato che i rami appassiti e già piegati a terra di un vecchissimo leccio avevano ripreso vigore al suo arrivo, ne ebbe tanto piacere che fece cambio con la città di Napoli, cedendo l’isola di Enaria per quella di Capri”

-Vita Augusti, 92 

Ottaviano insomma diede nuova linfa alla natura caprese e il suo legame si manifestò con l’interesse per la botanica e per i diversi fossili di animali che ritrovò sull’isola. Si narra addirittura che Augusto utilizzasse i reperti come oggetti per abbellire le proprie ville, ereditate poi da Tiberio che fu a Capri dal 27 al 37 d.C.

Punta Campanella e Capri: la terra dei Mammut

La terra dei Mammut. Potrebbe definirsi in questo modo l’isola più famosa al mondo. Dal mare alle ville dei volti celebri internazionali, sino ai faraglioni e ai grandi reperti contenuti al Centro Caprense – Ignazio Cerio. Nella Sala di Paleontologia e Geologia infatti, sono conservati i ritrovamenti di inizio XX secolo che hanno aperto un mondo agli archeologi e i turisti.

Nel 1906, mentre si scavavano le fondamenta per l’ampliamento dell’albergo Quisisana, si rinvennero al di sopra di un deposito resti di cavalli, elefanti, rinoceronti, ippopotami, orsi, cervi e cinghiali. Ma anche ossa di Mammut, fossili marini di 150-100 milioni di anni fa e oggetti litici che si collocano nell’epoca paleolitica ritrovate nelle grotte sorrentine e capresi da Nerano a quelle delle Felci.

Ritrovamenti fondamentali per certificare dunque l’idea di Wagner e della deriva dei contenenti che si basa su fossili, rocce e testimonianze morfologiche. Dunque, come sono giunti questi animali a Capri? L’isola prima era terraferma, attaccata a Punta Campanella e al santuario fondato da Ulisse in memoria di Atena. Una testimonianza storica che racconta l’essenza preistorica caprese.

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