L’angolo del cinefilo: Non ci resta che piangere

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Non ci resta che piangere. Oggi la rubrica “L’angolo del cinefilo” rende omaggio a uno dei migliori film del grande attore napoletano Massimo Troisi.

TRAMA

Il bidello Mario e l’insegnante Saverio sono fermi a un passaggio a livello, in attesa che il treno passi. L’attesa si protrae e decidono di percorrere una stradina tra i campi. Dopo un po’ restano in panne con l’auto in mezzo alla campagna. Si fa sera, piove.La mattina dopo appena svegli si trovano e scoprono di trovarsi a Frittole, un immaginario borgo toscano, “nel 1400 quasi 1500”. Saverio sembra subito a suo agio, mentre Mario non vuole saperne di ambientarsi; ben presto, però, durante una funzione religiosa, Mario fa la conoscenza di Pia, fanciulla di una famiglia ricca, con la quale inizia a vedersi affacciandosi dal muro di cinta della casa di lei. Saverio non nasconde una certa gelosia per gli incontri tra Mario e la giovane Pia. Spinto dal suo ardore politico-intellettuale, convince il suo amico a mettersi in viaggio per la Spagna, onde raggiungere Cristoforo Colombo e dissuaderlo dal partire per le Indie e scoprire l’America, in modo che, nel futuro, sua sorella non possa incontrare il ragazzo statunitense che l’ha lasciata.

INTERPRETAZIONE – NON CI RESTA CHE PIANGERE

Non ci resta che piangere è il frutto  dell’unione di due talenti comici fuori dall’ordinario : il napoletano e il toscano(ancora l’accento di Benigni è forte), due modi differenti, ma affini di farsi beffe della realtà, una formidabile cornice narrativa per cui ogni paradosso diventa lecito e una voglia di giocare che viene prima di qualsiasi struttura o forma prestabilita.  L’ingenuità di Troisi e l’energia di Benigni, guidati da una sceneggiatura geniale, riescono a creare una situazione tragicomica di spessore.

Si pensi soltanto all’incontro con Leonardo Da Vinci o all’attraversamento della dogana: scene che riamarrano per sempre fra le più divertenti del cinema italiano. È un film all’insegna del divertimento più puro .

Questa scena è stata girata più volte, perché i due attori non riuscivano a rimanere seri durante le riprese.

 

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