L’Arco dell’Orologio: l’amore dannato a Piazza Mercato

L’Arco dell’Orologio: leggenda e mistero a Piazza Mercato. La Seconda Guerra Mondiale, l’amore impossibile di due classi sociali e il mito.

Leggenda e mistero a Piazza Mercato: l’Arco dell’Orologio tra l’amore e la guerra. Una delle piazze più importanti di Napoli è il polo tradizionale della città. Diventato il polo commerciale all’interno delle mure angioine nel 1270, la piazza è un luogo di amore, leggende e tragedie. Il nuovo appuntamento della rubrica su leggende e misteri partenopei torna puntuale con nuove storie tra mito e verità: anche l’ultimo articolo di Discover Naples ha visto Piazza Mercato protagonista. Se te lo sei perso, dai un’occhiata alla festa dell’Epifania nei pressi degli antichi quartieri bassi. 

Fonte: Touring Club Italiano

La Chiesa di Sant’Eligio

Fonte: Grandenapoli.it

Tra le prime chiese di fondazione angioina a Napoli, la Chiesa di Sant’Eligio domina a Piazza Mercato facendo da cornice al progetto del 1781 di Francesco Sicuro. Piazza Mercato infatti è posta tra la Chiesa di Sant’Eligio, San Giovanni a Carbonara e la Chiesa del Carmine. Nella zona del Carmine peraltro era presente anche il Castello del XVII secolo successivamente abbattuto.

Nel 1270 la Chiesa fu fondata nel luogo dove fu decapitato Corradino di Svevia. La Chiesa fu abbellita anche dagli artisti Solimena e Stanzione e fu affiancata dall’ospedale: grazie alla particolare attenzione dei reali angioini, l’edificio ecclesiastico fu un polo importante della religione nel corso del XIV secolo al pari della Basilica di Santa Chiara e di San Domenico Maggiore.

Nella prima metà del XVI secolo, il viceré spagnolo Don Pedro de Toledo vi fondò anche l’Educandato femminile, chiamato “Conservatorio per le vergini”, dove le fanciulle erano istruite al servizio infermieristico presso l’annesso ospedale. Ma non è l’unico edificio che sorge nell’antico Foro Magno: infatti, al pari della dimora religiosa angioina, anche “L’Arco dell’Orologio” è caratterizzata da una storia fatta dove dominano l’amore e la guerra.

L’Arco dell’Orologio: la struttura

Fonte: Biblioteca Universitaria di Napoli – MiBACT

All’esterno della chiesa inoltre è presente “L’Arco dell’Orologio” che collega il campanile con edificio adiacente alla struttura. Costruito successivamente, nel XV secolo, subì dei danni come la stessa chiesa nel corso dei bombardamenti del 1943 durante la Seconda Guerra Mondiale. A essere danneggiate furono anche la Basilica di Santa Chiara, come riportato dalla rivista americana Lifee il Castel Nuovo. 

L’Arco a due piani ha la seguente struttura. Al primo piano, stile gotico, è posizionato l’antico orologio su cui aleggiano molte leggende. Il secondo piano, invece, decorato con stemmi aragonesi e probabilmente vi era una stanza in cui i condannati a morte trascorrevano le ultime ore prima di essere giustiziati.

Sull’arco figura anche l’orologio che ha un doppio quadrante, uno visibile dal lato di piazza Mercato in direzione della Chiesa del Carmine Maggiore e uno da quello di via Duca di San Donato. L’orologio conserva ancora la caratteristica dalla lancetta eseguita a sbalzo, raffigurante un sole antropomorfo. Le lancette dell’orologio si fermarono proprio quando ci furono i bombardamenti del 1943: soltanto negli Novanta poi è stato restaurato.

L’amore dannato raccontato da Benedetto Croce

Sul piano dov’è inserito un orologio, vi sono due teste su di un bassorilievo che sono diventate protagoniste di una leggenda. Un mito del XVI secolo raccontato da Benedetto Croce all’interno del volume I di Napoli Nobilissima del 1892-1896.  Le due figure raffigurerebbero una giovane fanciulla di nome Irene Malarbi ed il duca Antonello Caracciolo, anche se altri ritengono fosse un rappresentante della famiglia Carafa.

È Campania

La leggenda narra che il Caracciolo, nobiluomo senza scrupoli, innamoratosi della giovane vergine ed impossibilitato ad averla, fece condannare ingiustamente suo padre. In cambio della sua liberazione, egli chiese la resa della fanciulla ai propositi del duca.

La fanciulla accettò e il padre della sventurata fu liberato, ma la famiglia di lei chiese giustizia a Isabella di Trastámara, figlia del sovrano Ferdinando II d’Aragona. La famiglia ottenne come condanna lo sposalizio forzato della giovane da parte del Caracciolo e la sua successiva morte per decapitazione.

Una storia struggente di un amore dannato: l’ennesimo mistero di una Napoli raccontata tra l’amore e il mito. 

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