La Befana a Napoli: la tradizione a Piazza Mercato

La Befana a Piazza Mercato. Una tradizione decennale che quest’anno avrà un sapore diverso: le origini della festa dei dolciumi.

Mercoledì 6 gennaio sarà una Befana completamente differente. Il 2020 ci ha lasciato in eredità il virus che non permette assembramenti. Ma nonostante ciò, fortunatamente i regali sono ancora ammessi. Così come i dolci e tra mille difficoltà la tradizionale Befana di Piazza Mercato avrà ancora il suo significato particolare. La magia della calza della “vecchina”, con dolci per i più buoni e anche un po’ di carbone per i bambini che si sono comportati da “monelli”, sarà ancora protagonista a Napoli.

Come ogni lunedì torna Discover Naples, questa volta per anticipare per quello che accade solitamente tra il 5 e il 6 gennaio. Il volo della Befana in ogni casa ma soprattutto sulle Piazze più popolose di Napoli, o meglio quella del Mercato e del Plebiscito!

La Piazza del Mercato: un luogo di incontri

Diventato il polo commerciale e tradizionale della città nel 1271 con gli angioini, la piazza del quartiere Pendino era conosciuta come “Largo Moricino” o “Foro Magno”. Una denominazione per indicare l’origine del luogo oltre le mura oppure una zona frequentata dai mori che commerciavano una volta sbarcati presso l’antico Porto partenopeo. 

Luogo di culto e tradizione, Piazza Mercato confina con la Chiesa del Carmine e con il torrione dell’antico Castello del Carmine: una zona che nel 1300 non era stata ancora esplorata essendo extra moenia. Ed è proprio durante la festa della Madonna del Carmine del luglio del 1781 ci fu l’incendio delle baracche in legno che permise di rivedere il Largo, luogo delle decapitazioni sino al 1800 (da Corradino di Svevia sino a Luigia Sanfelice al tempo della Repubblica Partenopea).

Ferdinando IV affidò all’architetto Francesco Sicuro, che aveva fatto degli interventi presso Largo Castello (cioè la Gran Guardia del Castel Nuovo e il Teatro del Fondo), la ristrutturazione di una piazza che aveva sempre avuto una forma irregolare. La nascita di cesure all’interno dell’esedra, dominata dalla chiesa tardobarocca di Santa Croce al Mercato, diede una dignitosa disposizione alle botteghe. 

Le ultime trasformazioni sono del ‘900, con diversi esercizi commerciali che si sono spostati al Cis di Nola e soprattutto con la speculazione edilizia. La costruzione del Palazzo Ottieri del 1957 ha chiuso difatti la piazza negandogli il contatto con il mare: a nulla è valsa la proposta nel 2006 del sindaco Rosa Russo Iervolino di abbatterlo. Soltanto dopo i provvedimenti di Antonio Bassolino di non rendere la piazza un parcheggio ha permesso di dare spazio a nuove iniziative. 

Il volo della Befana

Sono diverse le piazze in giro per l’Italia celebri per lo scambio di dolciumi e la vendita di calze e giocattoli, come a Piazza Navona a Roma. In generale la tradizione della Befana ha particolari varianti anche di nome in giro per le regioni italiane: in Liguria ad esempio si chiama Bazâra (si pronuncia basâra) e ha il significato di “vecchia sporca e trasandata”.

Ma la tradizione della Befana a Napoli si intravede soprattutto nelle piazze del Mercato e del Plebiscito. In particolare nell’antico Foro Magno la notte tra il 5 e il 6 gennaio si anima di bancarelle vendendo dolciumi e giocattoli per bambini e turisti. Tra musica e calore partenopeo, innovazione e tradizione si mischiano: sia per i regali, che vanno da dolciumi e gadget del Napoli, a pizze e panini sino al broro ‘e purpo.

Un’atmosfera particolare, dettata dalla magia del fare la calza di notte in un’immersione totale nel caos partenopeo. Qualcosa di simile avviene il giorno dopo nell’antico Largo di Palazzo, dove arriva la Befana calata con una fune dal Comando dei Vigili del Fuoco per la distribuzione di dolciumi. 

A distanza di secoli, probabilmente quest’anno sarà uno dei primi dove sarà impossibile rendere la magia solita: uno scenario che in pochi immaginavano, neanche la Befana…

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