Voiello e UNISOB illuminano il lungomare: il racconto di Alessandro, Andrea e Greta

Voiello e Unisob: il racconto di Andrea, Alessandro e Greta che hanno vissuto il lavoro al Castel dell’Ovo con Franz Cerami.

A distanza di qualche giorno dalla conclusione del progetto in collaborazione tra Voiello e UNISOB (l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli), abbiamo avuto il piacere di fare due chiacchiere con alcuni protagonisti del laboratorio diretto dall’artista internazionale Franz Cerami.

Alessandro Tione, Andrea Nappo e Greta Pischedda si sono raccontati a 360° tra le fasi del progetto al Castel dell’Ovo, il laboratorio universitario “Digital Storytelling Lab” del Dipartimento di Scienze Umanistiche diretto dalla Professoressa Paola Villani e i sogni che saranno per sempre caratterizzati da questa importante esperienza.

I ragazzi del Voiello: identikit

Giovani, intraprendenti e fuori dagli schemi, chi sono i ragazzi del Voiello? Made in Suor Orsola Benincasa, i tre si sono raccontati al Corriere di Napoli tra presente, passato e con un occhio già verso il futuro.

Alessandro Tione è laureando in Scienze dei Beni Culturali, curriculum Turismo e stagista presso il progetto Scaramantica Di Voiello, in collaborazione con l’artista Franz Cerami. Andrea Nappo, studente di scienze della comunicazione, si definisce un partenopeo convinto: sport, comunicazione e viaggi sono parte del suo DNA. Last but not least, Greta Pischedda: 23 anni, Scienze dei Beni Culturali e tanta grinta.

Digital Storytelling Lab: un interesse che nasce da lontano

Lo storytelling è l’atto del narrare, disciplina che usa i principi della retorica e della narratologia. Il termine storytelling si riferisce ai vari tipi di opere di narrativa, sia opere audiovisive che letterarie. Alessandro ci racconta che il suo interesse per la materia nasce proprio con l’esame dei Prof. Cerami e Genovese che consisteva nel cercare nuove storie che reinterpretassero la memoria della città di Napoli:

Il video che realizzai fu un’intervista al direttore del Museo dell’Archivio del Banco di Napoli (il Cartastorie), Sergio Riolo, e lo storyteller Andrea Zappulli. Il lavoro piacque molto, tanto che fu selezionato insieme ad altri cinque per essere presentato al MANN durante un workshop di Storytelling (Storie Nuove di Napoli) in collaborazione con UNISOB e Corriere del Mezzogiorno. Fu un’esperienza davvero incredibile e in seguito ho avuto modo di approfondire sempre di più le dinamiche e le tecniche che ci sono dietro questa disciplina e non l’ho più abbandonata.

Andrea e Greta, dal canto loro, ci raccontano che la passione per lo storytelling e per i nuovi linguaggi dell’arte è pregressa, anche se inconsapevole:

A: Già allora ero un gran chiacchierone e quando partecipavo alle gite scolastiche ci andavo sempre con una macchina fotografica e ogni volta che tornavo sviluppavo le foto e raccontavo tutto ai miei spettatori e genitori come se fosse una presentazione (...)
In seguito, questa passione ha incontrato l’avvento tecnologico e i miei studi di marketing riuscendo a maturare e a comprendere lo storytelling digitale, non più inconsapevolmente, ma in quanto approccio metodologico per creare fascino, valore e stimoli. La società avanza e l’arte avanza con lei.

G: Mi affascinava la possibilità di creare un qualcosa che rompesse completamente con tutta quella che è la classica concezione dell’arte figurativa. Ero curiosa di scoprire degli strumenti che mi permettessero di esprimere e generare un’opera che non fosse il solito quadro, scultura o installazione che si trova in un museo (...) Ricercavo un qualcosa di più immersivo, performante, stimolante ma soprattutto giovane e moderno. Ho ritrovato queste caratteristiche nella tecnica dello storytelling digitale. Ho scoperto questo mezzo al mio primo anno di università, grazie ad un esame sostenuto con il prof ed artista Franz Cerami.

Voiello e UNISOB insieme: il laboratorio per Napoli

Dal 22 dicembre 2020, sul lungomare Caracciolo ad ogni tramonto è stato possibile assistere ad uno spettacolo di luci e colori davvero particolare in cui il castello partenopeo ha preso vita. Per i ragazzi di Voiello è stata una grande possibilità professionale, ma soprattutto un’opportunità, come ribadisce Andrea:

Opportunità. Questa è la parola chiave. L’università è un mondo di mezzo tra scuola e lavoro che da studenti abbiamo il dovere, e il piacere, di sfruttare; quando nasce una grande iniziativa tra un’importante azienda del sud Italia come Voiello, l’unica università di comunicazione di Napoli ed un artista di fama internazionale allora diventa tutto molto interessante e c’è solo da divertirsi ed impegnarsi imparando quanto più possibile dal mondo del lavoro.

Lavorare su un landmark come il Castel dell’Ovo e raccontare la città in un modo innovativo e non convenzionale è stata sicuramente una sfida, un’emozione incredibile; Greta racconta:

Napoli è una città da sempre raccontata nei più diversi modi e dalle più variegate personalità. E’ la mia città natale, quindi le sono inevitabilmente legata in un rapporto quasi viscerale. Essere parte di un pezzo della sua narrazione è stato per me importantissimo, riuscire a prendere parte ad un progetto che ripercorre il passato attraverso il legame con le figure tradizionali di Napoli e della “napoletanità” ma che strizza anche l’occhio al futuro, ai giovani e alle nuove strade della narrazione.

Il binomio arte-tradizione è spesso la base per numerosi progetti artistici. La tradizione può naturalmente essere tramandata, ma ciò non esclude il fatto che un popolo possa creare le proprie tradizioni innovative a partire da un’identità culturale molto forte.

Andrea: Le tradizioni hanno un qualcosa di magico che però nel tempo si sta perdendo nelle fasce d’età più giovani. I genitori ed in particolare i nonni ce la mettono tutta durante le feste ma è un processo sociale ormai affermato e anche molto più grande di loro. Quest’anno ad aiutarli nella loro impresa c’è “La scaramantica” un progetto che può avvicinare i più giovani a conoscere storia e culture di una città complessa come l’ex Parthènope attraverso un sound nuovo e contemporaneo.

Greta: Ovviamente questi nuovi modi di fare arte sono più vicini alle nuove generazioni, è un linguaggio che comprendono di più, a loro più vicino. Tutto questo permette di renderli più partecipi all’esperienza artistica e in generale più vicini all’arte. Inoltre, questo tipo di linguaggio permette una più chiara e veloce comprensione di quelli che sono i simboli di Napoli, facendo quasi da guida lungo un percorso fatto di immagini, suoni, colori e luci, mandando continui stimoli allo spettatore.

Lavorare con Franz Cerami, Ambasciatore del design italiano nel mondo

Il lavoro dei tre ragazzi è stato seguito dal Prof. Franz Cerami, recentemente nominato Ambasciatore del Design Italiano nel Mondo. Un’esperienza che li ha formati lavorativa mente e personalmente, accanto ad uno degli artisti italiani più innovativi nel panorama dell’arte urbana.

Alessandro: Personalmente non è la prima volta che lavoro con il prof.Cerami, ho avuto il piacere di lavorare con lui in passato ad altre installazioni come Pink City e Red Venus, ed è stato qualcosa di pazzesco. Io adoro il processo creativo, mi piace creare cose dal nulla sapendo che un giorno possono diventare progetti, lavorare con il prof.Cerami è sapere che stai dedicando tutto te stesso alla creazione di qualcosa di grande che sarà visto da tantissime persone non solo a Napoli o in Italia ma nel mondo.
È un processo creativo che richiede molto tempo ma soprattutto un lavoro di precisione e dedizione, che inizialmente scoraggia ma alla fine ripaga con emozioni molto forti.

Greta ci racconta che lavorare accanto ad un’artista come Franz Cerami permette di comprendere quanto lavoro c’è dietro ad ogni cosa, quanto tutto debba essere pensato nel minimo dettaglio, al fine di accontentare il cliente per la quale si lavora e lasciare entusiasta il pubblico.

Andrea riassume l’esperienza con la frase: “anche se l’osservatore non vedrà la differenza , tutto deve essere fatto con la massima precisione” e ci racconta che lavorare con il Prof. Cerami gli ha permesso di comprendere quanto sia complesso il processo creativo dietro un racconto digitale realizzato attraverso proiezioni, fotografie, disegni ad olio e animazione digitale.

L’immaginazione dietro le installazioni

Ma, naturalmente, dietro la teoria c’è la creazione vera e propria dell’opera. I ragazzi di Voiello ci hanno illustrato il processo creativo dietro una installazione: idee, creatività e tanto fasi da seguire minuziosamente.

Un’installazione come tutti i grandi progetti si divide in varie fasi, nella prima il professore Cerami realizza disegni su carta con olio e grafite in seguito avviene il processo di digitalizzazione: i disegni, attraverso dei software, vengono digitalizzati e successivamente animati. Si crea una storia quindi una narrazione che ha un inizio e una fine, ed è un loop continuo che vede alternarsi i disegni realizzati da Cerami che appaiono e scompaiono.

Come molti processi creativi un’installazione nasce da un’idea che viene messa nero su bianco con un punto di inizio ed uno di fine che, una volta uniti formano la storia da raccontare. Successivamente vengono realizzati alcuni disegni in digitale con tavoletta grafica che attraverso software specifici vengono animati per rendere l’opera dinamica e colorata. Infine si aggiunge qualche idea extra come l’animazione di fotografie d’epoca e della musica che rispetti il ton of voice (lo stile) del racconto e poi via…si monta tutto in un unico video!

Ieri, Oggi e Domani: il castello di illumina

Le installazioni di Ieri, Oggi e Domani che hanno preso vita sul lungomare Caracciolo sono parte del progetto Scaramantica. Un viaggio visuale che ripercorre il legame tra passato, presente e futuro attraverso un percorsa tra la simbologia partenopea.

Greta: I simboli che rimandano alla città di Napoli e alle caratteristiche del popolo napoletano sono tantissimi all’interno di questo progetto. Troviamo ad esempio la figura dei “mangia pasta” un’omaggio ai napoletani, all’azienda Voiello e anche ai film di Totò.

Tra i tanti simboli della napoletanità immancabili sono le capuzzelle che rappresentano il culto delle anime pezzentelle, molto praticato nella nostra città; San Gennaro; il Vesuvio, simbolo della nostra terra e protettore; l’uovo, oggetto mistico della leggenda virgiliana e l’immancabile tombola.

Dopo il progetto Alessandro, Andrea e Greta hanno le idee più chiare sul futuro. Dopo il grande entusiasmo nato dall’esperienza con l’artista internazionale Franz Cerami. Napoli anche in un periodo simile ha creato grandi storie e dalla partnership tra Voiello e Unisob n’è nata una… luminosa!

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