Una personale per la collezione Hermann Nitsch

Prima di procedere nella lettura è giusto tenere conto che i temi trattati potrebbero impressionare o disgustare pertanto sentitevi liberi di non proseguire nella lettura se lo ritenete opportuna.

Se parliamo di “azionismo viennese” non si può non citare l’operato di Hermann Nitsch, artista che come vedremo è totale e che lega parte della sua produzione artistica a creare riflessione e reazione da parte delle persone che vedono osservano il suo operato.

Questo capitolo sulle “personali” è particolare perché non si occupa di un’opera d’arte, ma nel complesso delle opere presenti nel Museo Hermann Nitsch di Napoli.

L’azionismo viennese

Hermann Nitsch è un’artista austriaco tra i massimi esponenti dell’azionismo viennese, ma di cosa stiamo parlando?  L’azionismo viennese è stata una corrente artistica, affine a quella della performance art, sviluppatasi in Austria nei primi anni ’60.

Si tratta di una corrente particolare, meno conosciuta rispetto ad altre e intimamente legata a tematiche quali la psicologia, il sadomasochismo e l’autolesionismo con un’atteggiamento dissacrante e profanatorio, al limite della blasfemia nei confronti dei simboli religiosi, del corpo e del sesso e delle pratiche sessuali.

L’azionismo si inserisce a piene mani all’interno delle sperimentazioni artistiche della seconda metà del ‘900, in particolare questa che ha visto molte volte gli artisti o performer condannati o indagati per atti osceni o violenza, manipolazioni, famoso il caso di Otto Muhl condannato in Austria per “manipolazione psichica”. L’azionismo ha visto nel tempo un passaggio progressivo da un uso della tela e della pittura dell’arte “convenzionale” a quella della

“mutazione del medium pittorico in cui il corpo diviene la tela e colori diventano  non solo il pigmento ma anche il sangue e i fluidi del corpo, le viscere degli animali”.

Nitsch e l’Orgien – Mysterien Theater

Hermann Nitsch si è distinto non solo per essere stato tra i primi esportando le proprie azioni/opere in Germania, ma anche negli Stati Uniti, Olanda, Italia, ma anche per aver reso le sue opere come un’invasione di campo. Un invasione del campo dell’arte intesa come pura messa in scena dello spazio circostante l’artista in cui

“gli spettatori assistono a riti/messa in scena in cui la liturgia cristiana e quella dei culti dionisiaci si mischiano”

con una sorta di rappresentazione paraliturgica con scopo terapeutico e catartico in cui il culto e l’analisi spirituale del culto cristiano si mischia a quello dell’estasi e della celebrazione orgiastica dei culti di Dioniso. Tutte queste caratteristiche sono incarnate alla perfezione in quello che lo stesso Nitsch ha chiamato Orgien – Mysterien Theater, il Teatro delle Orge e dei Misteri, in cui si è catturati in una spirale ipnotica di attrazione, disgusto e sensazioni erotiche continue.

Un fruttuoso rapporto

Nitsch nel 1974 conobbe il napoletano Giuseppe Morra che all’epoca aveva aperto da poco lo Studio, quello che poi avrebbe consacrato quest’uomo non come “semplice gallerista” ma come un precursore delle principali correnti artistiche del secondo ‘900, una sorta di mecenate moderno.

Ben presto nasce un sodalizio che porta lo Studio Morra a essere il principale partner e editore di Nitsch, con lui verrà eseguita la 45. aktion, solo la prima di tante altre. Lo Studio si è occupato nel tempo di pubblicare anche le antologie, raccolte e monografie teoriche di Nitsch e gli spartiti per le azioni redatte dallo stesso artista. Il sodalizio continua ancora oggi, dopo più di 40 anni,

“nel 2008 Morra ha aperto il Museo Archivio Laboratorio per le Arti Contemporanee Hermann Nitsch”

all’interno dell’ex centrale elettrica a carbone del Teatro Bellini che da metà della collina del Vomero affaccia sulla città.

La collezione

Le opere contenute nel Museo, che funge anche da laboratorio, archivio artistico nonché anche come sede per importanti eventi culturali come concerti, presentazioni editoriali e altri eventi culturali e artistici legati alla città o alla Fondazione Morra, mutano ciclicamente in funzione della produzione artistica di Nitsch.

Da poco terminato l’allestimento 2018-2020 152 Azione è stato inaugurato a settembre, poco prima della chiusura dei musei, il nuovo allestimento 2020-2022 Sinfonia Napoli 2020. Di per sé il Museo ci porta all’interno di quella che è la produzione di Nitsch dal punto di vista di come egli vede l’arte e di come essa si manifesti come immagine continua che non solo al momento dell’esecuzione ma anche dopo suscita sentimenti contrastanti nello spettatore/fruitore.

All’interno del Museo possono essere fruite non solo le installazioni artistiche formata dagli “oggetti di scena” ma anche i video delle performance in cui vengono create le opere. Bisogna dire sicuramente una cosa, Nitsch, ma in generale l’azionismo viennese ha suscitato nel tempo pareri discordanti in special modo all’inizio della propria carriera

“per l’uso della nudità, del sesso, del sangue, dello smontare effettivamente i tabù della società occidentale moderna e rimontarli in funzione di una purificazione trascendentale”

che in molti, all’epoca e ancora oggi, non comprendo appieno. Molte delle sue azioni, come ricordato in un ciclo di conferenze avvenute in Italia nel 2017, hanno suscitato un certo sconcerto tanto da additare l’artista come un mostro o un sadico con nessuna attenzione per gli animali tanto da essere preso di mira dalle associazioni animaliste.

152. Aktion

La 152. Aktion  del 2017 è un esempio molto recente della performance artistica di Nitsch che sicuramente è molto più “fruibile” e meno cruenta rispetto a quelle degli esordi negli anni ’60. Di questa come di altre performance è possibile visionare il video in rete o all’interno del Museo, in questo caso è possibile reperire il video sul canale del Museo. Analizziamo il tutto e comprendiamo per quanto sia possibile questa “messa in scena visionaria” a metà tra un rito cristiano, con la simulazione di una crocefissione, e un rito dionisiaco o pagano.

Nella prima parte del video possiamo vedere la presentazioni dei materiali con cui imbastire e manipolare i corpi dei partecipanti/strumenti del rito e le tele su cui verranno impressionate, proprio come con la pellicola fotografia, le azioni dirette da Nitsch che da alcuni anni a questa parte, data l’età, partecipa in veste di “regista” alla performance.

Il colore rosso, realizzato con pigmenti ora pastosi e densi ora liquidi viene gettato a secchiate verso le tele murali disposte attorno all’arena del teatro, uno dei gesti che più ricorrono nella simbologia dell’artista. Il rosso del sangue, vita e morte a voi la scelta, si ritrova poi nel liquido rosso colato sul pesce, le uve e le interiora animali che gli aiutanti, tutti vestiti di bianco, potremmo dire impastano sulle tavole ricoperte di tele. Successivamente queste

“misture vengono sparse sui corpi nudi di persone che si apprestano a essere strumenti di pittura imprimendo la propria immagine pittorica su tele”

appositamente disposte stendendocisi sopra, oppure facendo colare i fluidi della mistura o della pittura dal proprio corpo sulla tela. Uomini e donne nudi e bendati su cui viene spalmata e scossa la vernice, l’uva, il pomodoro, le interiora del pesce e del mattatoio, il sangue e imprimono tutto questo, tutte queste forze che di fatto paiono ctonie, primordiali, richiamate dalla musica che è parte integrante dell’opera d’arte. Perché una manifestazione artistica di questo tipo? Perché per Hermann Nitsch l’artista deve poter esprimere con l’arte anche la sofferenza, poter avviare

“un processo di catarsi in cui esso o chi vi partecipa migliora la propria condizione in un processo di miglioramento che passa attraverso il dolore”

che è anche parte integrante della vita dell’uomo dalla nascita sino alla morte. Il sacrificio dionisiaco qui rappresentato mediante la crocifissione non è altro che una maniera di creare un medium attraverso cui i partecipanti, non solo l’artista, ma anche chi vi assiste, si trovino in un processo di catarsi in cui vengono rilasciati tutto il dolore e la sofferenza , in maniera tale da edulcorarla e terminarla, forse, alla fine del processo.

“Si tratta quindi di un processo di metaforica morte e rinascita per tutti i partecipanti”.

Nella prossima puntata parleremo delle Sette opere di Misericordia di Caravaggio.

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