Presidenziali USA 2020: forza e debolezza

Le elezioni presidenziali degli Stati Uniti si terranno il 3 novembre, tra circa 14 giorni, e come ogni elezione che si rispetti non si sta risparmiando in colpi bassi e frecciatine tra i candidati.

Le presidenziali

Le elezioni presidenziali nord americane sono negli ultimi anni un tipo di manifestazione elettorale che vede un certo interesse per i media mondiali. Quelle di quest’anno si stanno configurando come quelle più litigiose e incisive, se non di svolta della storia recente. Il XXI secolo non si è risparmiato nulla dal punto di vista degli accadimenti sul suolo statunitense e nell’ultimo anno, se non addirittura nell’ultimo mese, sembra quasi che abbia premuto l’acceleratore su tutto ciò. Tralasciando ogni tipo di speculazione di parte, personale e non, sulle elezioni americane sicuramente sono interessanti sotto un profilo mediatico e sulla maniere dei politicanti americani” che sembrano comportarsi più come divi che come politici delle volte. Queste presidenziali, tempisticamente parlando, cadono in un momento particolare: pandemia, crisi economica altalenante negli ultimi anni, conflitti ciclici che si ripetono in medio oriente e i disordini interni che stanno interessando gli Stati Uniti e il Black Lives Matter .

Scena politica

Quello che colpisce è che nel bene o nel male il presidente Trump fa parlare e parla di se stesso. All’inizio del mese, dopo aver fatto solo il primo dei dibattiti che canonicamente si tengono per le presidenziali Trump è risultato positivo al coronavirus, così come anche la moglie e gran parte del suo staff che si è infettato l’uno con l’altro. Dopo un breve soggiorno in ospedale il presidente è tornato alla Casa Bianca, ma il problema del coronavirus aveva ormai visto la sua entrata a gamba tesa all’interno delle presidenziali, infatti quando si è tenuto poi il dibattito tra i due vice designati, Mike Pence (repubblicani) e Kamala Harris (democratici) si è deciso per uno schermo divisorio trasparente tra i due. Questo dibattito è divenuto fondamentale per misurare lo spessore delle candidature messe in campo, visto che non si sa ancora se si riuscirà a tenere tutti gli incontri previsti. L’incontro Pence/Harris è divenuto virale (qualcuno ha detto mosca?) ma anche più costruttivo rispetto a quello precedente dove i candidati presidente Trump e Biden non si sono risparmiati colpi bassi e interruzioni. Politicamente parlando sono seguiti poi gli altri incontri singoli con comizi in giro per il Paese dove i due candidati hanno per lo più mostrato una decisa separazione su quella che è la loro idea di condotta sulla pandemia. Trump ha ostentato un non uso della mascherina, affermando come Biden se eletto porterebbe lo Stato a un lockdown generale, “abolendo il Natale”, volendo portare avanti ancora l’idea del nuovo e incorruttibile che viene a combattere i poteri forti dei vecchi politicanti corrotti. Il controtendenza rispetto all’avversario Biden porta avanti una campagna sull‘uso della mascherina e per una lotta più efficace al coronavirus oltre che cercando di farsi paciere di una situazione alquanto esplosiva sotto il profilo sociale. L’ultimo duello televisivo di giovedì non è ancora iniziato ma già sta facendo parlare in quanto lo staff repubblicano ha fatto sapere che non gradisce l’idea di spegnere i microfoni a turno tra i due sfidanti per evitare che si parlino sopra tra loro.

Colpi bassi

Come ogni campagna elettorale che si rispetti questa è stata piena di frecciatine e scandali all’ultimo minuto. Se solo si volesse andare in ordine di tempo si potrebbe parlare dei fatti che riguardano entrambi i candidati e che quasi simultaneamente hanno visto un passo falso. Da un lato la notizia che ha fatto gongolare Trump, che riguarda la famiglia Biden. Il New York Post ha dato la notizia di una serie di contatti tra Hunter Biden, il figlio di Joe Biden, e manager di Burisma l’azienda che si occupa di energia in Ucraina. Hunter avrebbe fatto affari con il manager e l’avrebbe presentato anche al padre mentre questi era vice presidente durante il 2015. Nel periodo incriminato Biden figlio sarebbe stato nel gruppo decisionale della Burisma cosa che secondo il giornale potrebbe anche motivare un certo interessamento scomodo da parte di Biden padre nella faccenda in quanto potrebbe aver fatto pesare la propria posizione per favorire il figlio. Oltre a questa questione vi è quella di una serie di affari intrapresi sempre da Hunter con una società prolifera vicina al ministero della difesa cinese. Sorgono sicuramente domande sulla veridicità di tutta la questione visto che tutte queste informazioni sarebbero pervenute agli organismi di intelligence, FBI, tramite l’avocato di Trump, Giuliani, che avrebbe ricevuto queste informazioni tramite un riparatore di pc che avrebbe consegnato al suo studio niente di meno che il pc di Hunter Biden contenente queste mail. Dall’altro lato abbiamo Trump che secondo il New York Times avrebbe un conto corrente in Cina. Il conto sarebbe stato aperto per conto della Trump International Hotels Management presso la filiale statunitense di una banca cinese per pagare le tasse in Cina. L’idea della società sarebbe stato quello di esplorare una serie di possibilità commerciali nel Paese. La cosa che assume le proporzioni di un autogoal sta nel fatto che Trump aveva accusato fino a poco prima lo sfidante di non essere completamente sincero sulla Cina.

La violenza e le presidenziali

Il 2020 sarà ricordato sicuramente come l’anno della violenza negli Stati Uniti, dopo molto tempo a questa parte. All’inizio del mese di ottobre è stato reso noto che un gruppo armato del Michigan aveva intenzione di rapire la governatrice dello Stato Gretchen Whitmer. Secondo Whitmer il tutto sarebbe nato dalle parole del presidente Trump che in aprile aveva attaccato il governatore per le misure anticovid troppo stringenti adottate. Se questo è un fatto che l’FBI è stata capace di fermare attraverso un approfondito lavoro di intelligence quello che sta preoccupando in parte oggi è il problema che all’indomani delle elezioni possano esserci delle sollevazioni e degli scontri con gruppi riconducibili all’ala più estremista della destra americana e che segue Trump. Dall’altro lato sembra che ci si prepari anche al dispiegamento opportuna della guardia nazionale laddove sia necessario in caso di scontri tra manifestanti e polizia.

Quelle americane sono sicuramente una vetrina importante sotto il profilo politico, ma mai come in questo caso ci stanno dimostrando come il più grande Paese al mondo” non sia altro che un gigante con artrosi e fratture che non riesce a guarire.

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