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martedì, Maggio 24, 2022

#classepolitica la salita al potere di Viktor Orbán

Il potere smisurato del premier ungherese

Le misure implementate da Viktor Orbán per contrastare il Coronavirus stanno trasformando l’Ungheria in uno stato atipico all’interno dell’Unione Europea. In questo momento il leader di Fidesz può governare attraverso decreti, abrogare leggi e chiudere il Parlamento a sua discrezione. I poteri del primo ministro ungherese sono ben più ampi delle funzioni di qualunque presidente europeo. Mentre in Francia lo stato d’emergenza ha una durata massima di due mesi, nel Regno Unito tale condizione non può durare per più di due anni. In Ungheria, invece, il presidente può cancellare qualunque elezione e sospendere le sedute parlamentari senza limiti temporali. La Repubblica magiara, che per quasi cinquant’anni ha subito le angherie di una dittatura comunista, pare stia diventando nuovamente uno stato autoritario. L’ironia della sorte vuole che gli stessi giovani democratici attivi contro il regime sovietico, oggi stanno abbattendo lo stato di diritto in Ungheria.

La storia di un giovane studente democratico

Nel 1987 lo stesso Viktor Orbán è uno degli studenti che combatte il governo dittatoriale di János Kádár. Viktor è un giovane studente di Giurisprudenza che s’impegna attivamente per i diritti civili e per le libertà politiche. Dopo il crollo del regime sovietico Orbán diventa uno dei dirigenti del maggiore partito anti-comunista dell’epoca: Fidesz. Il suo partito, pur non essendo il più votato, riesce ad ottenere la maggioranza in Parlamento nel 1998. Allora Orbán riforma completamente l’amministrazione statale, rafforza il potere del primo ministro e crea un ministero allo scopo di supervisionare il suo lavoro.

Il primo seme di autoritarismo viene piantato a febbraio del 1999, quando decide che il Parlamento potrà riunirsi in assemblea plenaria solo una volta ogni tre settimane. A marzo dello stesso anno il più grande sindacato dei giornalisti, l’IFJ, critica aspramente il governo ungherese accusandolo di manipolare i media. Per mantenere il consenso e consolidare il proprio potere Orbán sostituisce i maggiori rappresentanti delle istituzioni chiave del paese: il presidente della Banca nazionale ungherese, il procuratore capo della città di Budapest ed il direttore di Magyar Rádió. Nonostante gli scandali politici che travolgono le forze di maggioranza, Orbán riesce a mantenere saldo il timone fino alle elezioni del 2002, che lo vedono sconfitto per appena 60mila voti dal Partito Socialista Ungherese. Appena due anni dopo l’Ungheria entrerà nell’Unione Europea, suscitando perplessità in chi crede che la transizione democratica del paese non sia ancora avvenuta.

 

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