Nato e morto a Napoli, facendo la storia. Il nome di Giorgio Ascarelli è legato eternamente alla città nuova, un legame talmente stretto tra il mito e la sua terra da sfuggire alle leggi razziali dell’epoca fascista. Non è stato soltanto un imprenditore, un dirigente federale rispettato ai “piani alti”, un industriale tessile: è stato di più. Se oggi si può godere del limpido azzurro al “Diego Armando Maradona”, se si può urlare alla vittoria o al gol è grazie a lui, all’idea presa forma nel 1926. Se oggi il Napoli è diventato simbolo di una città intera, è grazie a lui.

La stagione 2017-2018 è stata, per certi versi, la più emozionante del ciclo sarriano al Napoli. Un calcio esteticamente perfetto e che, proprio in quest’annata, sembrava potesse diventare anche efficace. C’è stato un giorno in cui gli azzurri, allo Stadium, hanno accarezzato quel sogno scudetto; ma, come la narrativa calcistica ci ha mostrato in varie occasioni, lo sport sa essere crudele ed ingiusto. Eppure, quella vittoria non è mai stata dimenticata.