20.1 C
Napoli
venerdì, Maggio 20, 2022

Oltre Caravaggio: il Seicento napoletano

«Per un organismo [il museo] che contiene il passato, ma si confronta continuamente col presente, credo che veramente la più grossa contraddizione sia la pretesa di rimanere immobile».
Lugli, L’educazione estetica, 1978

Il Museo di Capodimonte inaugura “Oltre Caravaggio. Un nuovo racconto della pittura a Napoli”, una mostra (a cura di Stefano Causa e Patrizia Piscitello) visitabile fino al 7 gennaio 2023.

Il Seicento napoletano è una ‘invenzione’ recente

Secondo Roberto Longhi (1890-1970), il naturalismo di Caravaggio sarebbe la spina dorsale dell’arte napoletana. Gli studi seicenteschi sul Sud derivano, quasi senza eccezione, dalle sue proposte formulate in una serie di saggi che sono stati pubblicati essenzialmente nel secondo decennio del secolo scorso.

Sulla base degli studi di Roberto Longhi, il seicento napoletano è identificato come il secolo di Caravaggio. Ma se sostituissimo al nome del Caravaggio quelli di Ribera e Fanzago? Attraverso il riallestimento di 24 sale del secondo piano si rilancia il dibattito presentando una diversa lettura di questo secolo, ridimensionando la grandezza della superstar Merisi – che apparirebbe più come una cometa – a favore di chi, stabilendosi a Napoli fino alla morte, fu personalità cruciale per gli sviluppi di una cultura figurativa nel Viceregno.

Dall’inaugurazione della Pinacoteca di Capodimonte nel 1957 fino ad ora, l’esposizione dei dipinti del ’600 napoletano è stata in gran parte il risultato di quest’analisi. Tuttavia, i curatori della mostra (Stefano Causa e Patrizia Piscitello), sulla base degli studi degli ultimi decenni, propongono di riconsiderare lo schema di Longhi, ormai ampiamente storicizzato, e di ripensare l’intera articolazione di un secolo che non fu solo quello di Caravaggio, ma soprattutto quello di Jusepe de Ribera, uno spagnolo arrivato a Napoli nel 1616, sei anni dopo la morte di Caravaggio.

La mostra “Oltre Caravaggio” vuole quindi offrire un nuovo racconto della pittura a Napoli, mettendo in scena una realtà più complessa e stratificata di quella che si è consolidata nel tempo

Infatti la struttura espositiva porta Ribera – rappresentato nelle collezioni di Capodimonte da opere sacre, mitologiche e nature morte – al centro della cena artistica napoletana.

Napoli crocevia di culture

Presentare la civiltà artistica napoletana vuol dire mettere in giusto risalto gli apporti esterni e gli scambi con gli altri centri, l’invio da fuori di opere e progetti, la residenza in città degli artisti ‘forestieri’. Napoli, infatti, era ed è una grande città portuale, crocevia della vita e della cultura italiana.

Nel XVII secolo era diventata una delle megalopoli più popolose del mondo esercitando una profonda influenza sulla cultura europea; la sua storia si presenta come una ricca stratigrafia, fatta di diverse civiltà, popoli e espressioni artistiche che hanno lasciato tracce nel patrimonio artistico e monumentale.

Per secoli ha subito attacchi, invasioni e distruzioni, facendo fronte a numerose catastrofi naturali: eruzioni vulcaniche, terremoti, maremoti e pestilenze. In quest’ottica si può spiegare il ruolo centrale che hanno in questa rassegna, dedicata al XVII e XVIII secolo, lombardi come Caravaggio (1571-1610), emiliani come Giovanni Lanfranco (1582-1647), Domenichino (1581-1641) e Guido Reni (1575-1642), lo spagnolo (ma napoletano d’adozione) Jusepe de Ribera (1591-1652), i francesi Simon Vouet (1590-1649) e Pierre-Jacques Volaire (1729-1799), il bergamasco Cosimo Fanzago (1591-1678), i romani Artemisia Gentileschi (1593- 1653) e Gregorio Guglielmi (1714-1773), il belga François Duquesnoy (1597-1643).

Gli artisti napoletani traevano ispirazione da questi apporti, rielaborando in maniera del tutto personale iconografie, tagli compositivi e utilizzo delle luci, esportando il loro linguaggio in Italia e in Europa. Un esempio tra tutti è Luca Giordano (1634- 1705), che, campione della pittura barocca napoletana, viene chiamato a Venezia (1665, 1668), a Firenze (1682-83, 1685) e in Spagna (1692-1702), lasciando traccia sui pittori locali.

Fonti

Alessio Esposito
Alessio Esposito
Alessio Esposito, nato a Napoli nel 1999. Attualmente studente in Didattica e Comunicazione dell’Arte indirizzo curatoriale presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. Dal 2022 mediatore culturale presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma.

Articoli Correlati

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci un commento
Inserisci qui il tuo nome

I NOSTRI SOCIAL

2,226FansLike
2,660FollowersFollow
51FollowersFollow
34SubscribersSubscribe

Articoli Recenti