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giovedì, Luglio 7, 2022

Covid-Scuola, Collettivo G.B. Vico: “Ci hanno negato un sit-in pacifico”

Continuano i problemi nel mondo della scuola a causa del Covid-19. Dopo la risalita dei contagi e la possibilità di chiudere le scuole di ogni grado avanzata dal Presidente della Regione Vincenzo De Luca, il Collettivo G.B. Vico si è riunito questa mattina per un sit-in pacifico. Un sit-in di protesta per chiedere maggior sicurezza per scuola e trasporti ma anche mascherine e tamponi. Il Collettivo G.B. Vico però è stato bloccato dalla presenza di un’auto della polizia parcheggiata dalle prime ore del mattino nel cortile del Liceo ‘ G.B. Vico’. Ecco dunque la risposta via social del collettivo e dei rappresentanti degli studenti:

IL VIDEO DEL COLLETTIVO G.B. VICO

Il comunicato del Collettivo G.B. Vico

Oggi 13/01/2022 il Liceo Vico aveva organizzato di fare un sit-in nel cortile di ingresso dell’istituto, decisione presa dalla maggioranza abbondante della scuola dopo i precedenti giorni di sciopero e protesta. Avevamo ripetuto più volte che si trattava di un’azione simbolica e mediatica, che non avrebbe impedito l’accesso alle lezioni. Appena arrivatx fuori all’edificio scolastico, abbiamo trovato una volante della polizia ad aspettarci all’interno con vari uomini tra poliziotti, vigilanti privati e digos. Meno di dieci ragazzx hanno iniziato a sedersi distanziatx e con la mascherina, e uno studente minorenne ha iniziato un intervento al megafono. Immediatamente i poliziotti gli hanno strappato il megafono di mano e hanno minacciato di spaccarglielo in testa e di denunciarlo. Lo hanno costretto ad alzarsi e strattonato, afferrandolo dal cappuccio e portandolo verso la volante, continuando a minacciarlo di violenza. Nel frattempo, sono stati chiusi entrambi i cancelli circondandoli e impedendogli l’uscita e la preside è uscita in cortile. Quando le abbiamo chiesto spiegazioni ci ha risposto che era stata informata di un’azione violenta da parte nostra e che questa era la conseguenza; ci ha redarguito sul rispettare le forze dell’ordine e, quando le abbiamo fatto notare che alle sue spalle uno studente era stato aggredito, ha specificato che non era sua competenza o responsabilità cosa facesse la polizia, che stava facendo il suo lavoro. Ma da quando usare il megafono è un reato? Da quando meritiamo di essere aggreditx per aver parlato? Siamo statx costrettx a uscire dalla scuola e i cancelli sono stati chiusi con le catene.

Alcuni uomini della polizia hanno cercato di parlare con noi, giustificandosi e dichiarando, che “si stavano comportando da padri di famiglia”, che “nelle rivoluzioni si mette in conto di far scorrere del sangue” e che “il ministero ha dato direttive di zero tolleranza in situazioni del genere”. Successivamente sono rimasti dei poliziotti a presidiare l’ingresso, aprendo leggermente il cancello per far entrare unx studentx alla volta, come in un carcere, per poi richiuderlo con le catene. Siamo sconvoltx per ciò che è successo, soprattutto dopo aver recepito condivisone delle nostre istanze da parte del personale docente e finanze della dirigenza, ci sentiamo traditx da chi ci dovrebbe proteggere e invece ha aperto la strada alla violenza. La protesta del sit-in, infatti, era esplicitamente non contro la scuola ma per le istituzioni, e proprio questo stava dicendo lo studente al megafono prima che intervenissero con la violenza. Nonostante tutto la lotta non finisce qui e non ci faremo fermare con la forza e con la paura: anzi. Dopo questi abusi ci siamo riunitx in assemblea per elaborare tutto quello che era appena successo, per processare la nostra rabbia e per trasformarla in qualcosa di produttivo. Questa storia ci dimostra ciò che ormai sappiamo da tempo: gli abusi in divisa sono sempre più frequenti e stanno iniziando ad entrare anche nelle scuole. Perché nelle scuole “sicure” i cancelli sono spalancati per la polizia ma chiusi per lx studentx in protesta.

 

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