Sitting Volley: ne parliamo con Alessandra Vitale

Il Sitting Volley raccontato in una emozionante intervista con Alessandra Vitale, capitana della nazionale e ambasciatrice per lo sport paralimpico.

Oggi parliamo di Sitting volley, la disciplina paralimpica della pallavolo che dal 2004 ha definitivamente sostituito lo Standing volley. Ma cos’è il Sitting volley e quanto è importante in Italia? Quali sono i successi ottenuti dalla pallavolo italiana?
A tutte queste domande, e non solo, ne parliamo con Alessandra Vitale.

A tu per tu con Alessandra, capitana della nazionale di Sitting Volley

Ciao Alessandra e grazie per averci ricevuto, raccontaci di questa disciplina

Il sitting volley nasce dopo aver fatto diverse prove di pallavolo per persone con disabilità.
Dopo la pallavolo in carrozzella e lo Standing Volley, la pallavolo giocata con protesi, si è passati del tutto al Sitting Volley. Questa disciplina è praticata in tutto il mondo e per fortuna sta ottenendo grandi consensi anche qui da qualche anno.
La particolarità è che si gioca nudi, cioè senza aiuti protesici, e seduti a terra.
È un esercizio fisico davvero pesante perché ci vuole molta forza sia nelle braccia che negli addominali e dorsali.

Parlaci un po’ di te, il tuo ruolo federale e quando hai iniziato

Ho iniziato a praticare il Sitting nel 2014 e da ex pallavolista, scoprirlo è stato un colpo di fulmine.
Nel 2015 ero già in Nazionale, anche perché in Italia il sitting è nato partendo dalla nazionale e poi i club si sono adoperati per mettere insieme delle squadre.
Oltre ad essere la capitana della nazionale paralimpica, l’onore più grande per la mia carriera sportiva, sono anche ambasciatrice dello sport paralimpico e vice presidente regionale del CIP.

Non esistono ostacoli per chi nasce per vincere

Una vita parecchio impegnata: cosa ti ha dato il Sitting Volley

Dopo il problema che ha portato alla mia amputazione ho passato due anni tristi, in cui non avevo capito il senso della vita.
Poi un giorno ricevo una telefonata da un’amica che faceva nuoto per disabili in una piscina vicino casa e, spinta dalla mia famiglia, decido di andarci.

Mi si aprì un mondo in cui quasi assurdamente ebbi modo di minimizzare il mio “problema”, facendolo diventare semplicemente parte di me.

C’erano persone con disabilità motorie, cognitive, dalla nascita o in seguito ad un incidente, ma tutti erano legati alla vita in un modo che fino a quel momento ignoravo.
Lo sport poi, ti pone degli obiettivi che con caparbietà devi cercare di raggiungere sfidando anche stanchezza fisica e mentale.

In generale lo sport, prima il nuoto poi il sitting volley, mi hanno tirato fuori dalla depressione post malattia e ridato la gioia di stare con i miei figli e la mia famiglia.

Con la tua motivazione sei arrivata in nazionale. Quali sono i tuoi maggiori successi sportivi

Quello che ricordo con più trasporto è sicuramente la medaglia d’argento agli Europei del 2019. Quel secondo posto, che potrebbe essere visto come una sconfitta, ci ha dato il pass per le Olimpiadi di Tokyo.
Sempre in maglia azzurra nel 2018 siamo arrivate quarte ai Mondiali di Rotterdam.

Inoltre ci tengo a dire una cosa: siamo l’unica rappresentativa italiana di uno sport di squadra a partecipare ad una Olimpiade.
Purtroppo non stiamo facendo amichevoli ma ci alleniamo tanto, anche con i club. La mia società, il Nola Città dei Gigli, ha ripreso per fortuna gli allenamenti anche perché deve difendere il titolo di Campione d’Italia maschile del 2019.

Il messaggio valido per tutti

Alessandra, siamo arrivati alla fine ma prima di lasciarci ti chiediamo cosa e come vedi il futuro e quale messaggio lanci ai giovani

Intanto dico che siamo proiettati verso l’Olimpiade e verso la conquista di una medaglia.
Il mio ruolo da ambasciatrice mi fa sentire in dovere di favorire lo sviluppo e l’espansione del Sitting Volley in Italia e nel mondo.

La fortuna di praticare questo sport è quella di unire nei campionati regionali i normodotati con i disabili per formare le squadre.

Questa promiscuità rende possibile una grande sensibilizzazione sul tema disabilità e potrebbe aiutare tante persone a mettersi in gioco e tornare alla vita che meritano.

La disabilità non è un limite ma una condizione che deve semplicemente farci vedere il mondo da un’altra prospettiva. La mia vita è bellissima ed io sono felice. All’inizio è stata dura, ma adesso ho capito che la vita è una e non si possono sprecare momenti, perché sono tutti importanti ed irripetibili.

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