“Non alzeremo un dito”: a Roma il corteo non autorizzato dei ristoratori

#IoAproinTour: la nuova protesta dei ristoratori a Roma. Continuano le lotte da parte di uno dei settori più colpiti dal Covid-19.

Non si  placa il ciclo di manifestazioni dei ristoratori italiani del gruppo #IoAproinTour dopo aver lambito diverse  città come Milano, Napoli, Bologna e Palermo. Dopo gli scontri della settimana scorsa e l’annuncio su Facebook dei giorni scorsi, si sono ripresentati nel cuore di Roma, presidiando piazza San Silvestro. Sfidando i divieti e gli ostacoli ai posti di blocco di strade e autostrade, centinaia di persone sotto una pioggia battente si sono imbattute contro lo schieramento di poliziotti, vigili urbani e finanzieri in tenuta antisommossa.

Un centro blindato dove ad ambulanti, mercatali, rappresentanti  del mondo dello sport e numerose categorie, si sono infiltrati anche esponenti dell’estrema destra, rendendo alta la tensione con il lancio di fumogeni, bombe carta e bottiglie contro le forze dell’ordine. I leader del movimento #IoAproinTour, si sono presentati in manette e con le braccia alzate, cercando di negoziare  con il cordone di sicurezza per raggiungere piazza Montecitorio, ma invano. Le transenne non hanno scoraggiato alcuni manifestanti  disperati che gridando: “Libertà, libertà” si sono dispersi nelle strade adiacenti, dirigendosi verso piazza del Popolo e raggiungendo via del Corso. Alcuni giunti in via Prefetti, a due passi dalla Camera, sono stati costretti ad indietreggiare.  Un ragazzo è stato ferito e 120 persone le identificate e portate in questura.

#IoApro in  tour per l’Italia

L’ennesimo disperato tentativo dei leader di #IoApro dopo aver girato in lungo e in largo tutta l’Italia, con cartelli simbolici, bandiere tricolori e annunci di morte della Costituzione per  puntare il dito contro un Governo  che da un anno  nega loro il diritto del lavoro, nonostante il loro adeguamento nel rispetto della messa in sicurezza dei loro locali. Ad impugnarne la spada un gruppo di “guerrieri”: Antonio Alfieri, Umberto  Carriera, Momi El Havi, Biagio Passaro e Yuri Naccarella.

Musa ispiratrice della protesta”itinerante”, la decisione bizzarra e coraggiosa di Momi El Hawi. Giovane imprenditore fiorentino, gestore di una catena di ristoranti: “Da Tito a Firenze” che dal 31 gennaio, non ha  mai chiuso i battenti nonostante le 18 sanzioni ricevute come esercente e 1 in qualità di utente.

“Vogliamo risposte concrete e date certe, siamo alla fame – spiega un manifestante – La nostra è una protesta pacificaha. Accompagnateci a Montecitorio, non possiamo più attendere, i contributi economici sono irrisori e le chiusure a singhiozzo reiterate”.

L’organizzazione di #IoAproinTour

“L’Italia doveva ripartire dal 7 aprile con tutte le categorie aperte –  ha spiegato Momi – In un anno  71  imprenditori si sono suicidati e il numero di indigenti tocca il milione. Un dato allarmante che ci ha fatto riflettere e reagire. Per questo abbiamo invaso le piazze italiane raccogliendo consensi e solidarietà  di migliaia di persone. L’ unione fa la forza ed insieme cambieremo le sorti del Paese.

La Calabria, autoproclamatasi Zona Bianca, aderirà alla riapertura della data “ufficiale” del  7 aprile, per innalzare un muro contro la presenza capillare della criminalità organizzata e ad essa faranno eco tutte le regioni italiane. Non vogliamo morire di fame, abbiamo investito di tasca nostra per sanificare i nostri ambienti adattandoli  alle normative anti-Covid.

Siamo stati boicottati dai media ed alcune emittenti televisive come la Rai. La nostra è una protesta pacifica e ci siamo avvalsi del diritto di manifestare in piena regola, perché 5 sentenze della Cassazione ci hanno dato ragione riconoscendo i nostri diritti di cittadini e di lavoratori. Questa pandemia da sanitaria ha assunto i contorni di quella sociale, portando al collasso l’intera economia nazionale”.

Non solo Momi ma anche Umberto Carriera, altro fondatore del movimento, ha parlato del suo caso:

Hanno bloccato il mio account di Facebook ma non ci fermeranno con queste azioni dittatoriali. Siamo in tanti e chiediamo una data certa delle riaperture e non l’elemosina dei Sostegni. Il nostro appello è stato accolto da tutte le categorie lavorative: mondo dello spettacolo, nostri dipendenti, fotografi, parrucchieri, bar, centri estetici e  comparti penalizzati come il nostro.

La nostra associazione aveva promosso una campagna per la raccolta di fondi  per sostenere le spese dei viaggi con la GoFundMe: avevamo raccolto circa 5.000 euro che abbiamo restituito. Vogliono distruggere le nostre imprese nonostante il nostro adeguamento nel rispetto delle regole della profilassi e della sanificazione, chiudendo i  nostri esercizi con ordinanze ministeriali che non hanno nessun valore giuridico in tema di attività lavorative, valide solo il coprifuoco e gli spostamenti interregionali, seppur contraddittorie.

Possiamo dimostrare a chi aderirà alla riapertura che esiste una tutela legale gratuita, messa a disposizione da noi ed estesa anche ai clienti sanzionati. Abbiamo ottenuto  un supporto legale, grazie alla  Confederazione Imprese Unite per l’Italia, composta da un team di avvocati  che sposando la nostra causa, ha realizzato un piano strategico di difesa: un’ azione di risarcimento dei danni economici rilevanti, causati sia dal Governo che dal ministero della Sanità.

In questo contesto di “disobbedienza” per gli avventori, sarà possibile ricevere tale assistenza semplicemente inviando una e-mail a: #iochiedoi danni@gmail.com per le imprese e a:#ioaproregione@gmail.com, allegando una fotocopia del verbale e del proprio documento d’ identità. Non possiamo più attendere fino a maggio- ha concluso-E’ giunto il momento di riaprire tutto per evitare il fallimento!”

Un grido di allarme e di sofferenza paragonabile ad un vero fronte di guerra  nel quale il proverbiale “Tutte le strade portano a Roma”,  assume un doppio valore aggiunto: la ripartenza dell’economia e un cambio di rotta per un ritorno alla vita.

Articolo e foto di Imma Amato

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