Macellum di Pozzuoli: il mercato sul porto

Gli occhi dei bambini ci fanno sempre sognare. Una bambina innamorata del mare si addentra nel maestoso Macellum di Pozzuoli e resta incantata da tanta arte.

Conosciuto impropriamente come Tempio di Serapide, il Macellum di Pozzuoli è uno dei reperti archeologici più famosi. Opera che aiuta a comprendere il bradisismo nella città di Pozzuoli, viene qui presentata e descritta attraverso gli occhi di una giovane donna. La bambina incontra un’amica di giochi e insieme scoprono la meraviglia del mercato.

La curiosità dei bambini…

Quando ero piccola mi capitava spesso di restare per ore sul porto di Pozzuoli a fissare il mare. Le barche arrivavano con i vari carichi e questa cosa, stranamente mi affascinava. Mia mamma diceva che io ero una bambina un po’ particolare poiché non amavo starmene con le altre a giocare alla ‘bella famigliola’, ma spesso mi ritrovavo sul porto a giocare con il pallone insieme a mio fratello e i suoi compagni.

Io e mio fratello, specialmente quando il sole splendeva, ma il vento fresco ti permetteva di girovagare senza sudare, accompagnavamo mia madre al Macellum di Pozzuoli. Il mercato era un posto che crescendo mi attirava sempre di più. La presenza di qualsiasi oggetto rendeva ai miei occhi quel posto magico. Insomma, spesso capitava che in casa mancasse qualcosa, ma lì questo non accadeva mai.

Accompagnavo mia madre da sempre, ma raramente le stavo accanto, dato che spesso perdeva tempo vicino a degli oggetti che non attiravano la mia attenzione e quindi mi ritrovavo a girovagare, correndo e ridendo, per tutto il mercato.

Un giorno urtai una ragazzina, che come me rideva e correva senza prestare troppa attenzione a dove stesse andando. Ne rimasi affascinata, perché tutte le mie compagne condannavano in qualche modo il mio comportamento e non avevano paura di farmelo notare. Iniziai a seguire la bambina per tutto il mercato e lei, come me, sembrava divertita da quel gioco.

Le due bambine si addentrano nel mercato…

Ci fermammo al centro della corte centrale e alzando lo sguardo verso l’alto notai che, all’apice della colonna, vi erano scolpite delle conchiglie contenenti piccoli delfini. Entrammo nel tholos e per qualche minuto ci fermammo, appoggiandoci alla fontana ottagonale con al centro un disegno floreale. Attorno a noi potevamo scorgere le statue dei dèi che erano i protettori del mercato, tra cui: Oreste ed Elettra, Dioniso e il Fauno. Accanto vi era anche la figura del dio Serapide, dio della vegetazione.

Le scale portavano al piano superiore da cui era possibile avere una vista del porto mozzafiato. Si poteva infatti scorgere l’entrata che dava sul porto, che era sempre molto affollato. In fondo, dal lato opposto si poteva scorgere la sala absidaria, che in parte avevo attraversato con la bambina, ma la cui parte estrema era destinata al culto degli dèi.

Abbassammo entrambe gli occhi alla ricerca delle nostre madri e dopo essere state rassicurate la presi per mano. Corremmo mano nella mano verso il porto. L’emozione si faceva spazio nel mio petto, mentre ci allontanavamo dal Macellum di Pozzuoli. Finalmente avevo qualcuno con cui condividere quel panorama. Ci sedemmo sul muretto e mano nella mano guardammo il mare immenso davanti a noi.

 

La storia qui descritta non ha fondamenta storica, ma speriamo di aver attirato la vostra attenzione verso questo sito archeologico ricco di magia e mistero.

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