Uno Non Basta: i giovani si fanno sentire

3,2 miliardi di euro per rimpolpare le casse dello stato e aiutare bar e ristoranti. Ma i giovani? Per questo è nato UnoNonBasta, una inizia.

A causa del covid-19, le difficoltà economiche di milioni di italiani sono quadruplicate. La crisi finanziaria che pervade lo stivale (e non solo) vede nel Recovery Fund una luce in fondo al tunnel. 3,2 miliardi di euro per rimpolpare le casse dello stato e aiutare bar, ristoranti o aziende private che hanno subito danni gravissimi dalle chiusure di questi ultimi mesi. Ma i giovani? Proprio per questo è nata l’iniziativa  di UnoNonBasta.

Visionary Days e l’associazione Officine Italia ci hanno pensato e hanno constatato che solo l’1,6% di quei 3 miliardi di euro verranno destinati. La campagna UnoNonBasta chiede di stanziare per i giovani e le politiche del lavoro almeno il 10% del totale, cioè circa 20 milioni di euro. Questo obiettivo permetterebbe comunque di rispettare le linee guida europee sugli investimenti in transizione ecologica e digitalizzazione, che comunque supportano i giovani indirettamente rendendo il tessuto produttivo italiano più attrattivo e competitivo.

Firma la petizione qui: Uno Non Basta

UNONONBASTA x +EUROPA

“Solo l’1% delle risorse europee sarà destinato al capitolo di spesa ‘giovani e politiche del lavoro’. Per un paese come l’Italia, terzo in Europa per disoccupazione giovanile, questa scelta risulta incomprensibile +Europa denuncia l’insufficiente attenzione dedicata a giovani e occupazione nella prima bozza del Recovery Plan. Si tratta di un tema che tocca da vicino migliaia di giovani Veneti. Nel 2019, in Veneto la disoccupazione giovanile superava il 18%, contro la media europea del 12%. Gli ultimi dati ISTAT evidenziano un aggravamento della situazione”.

Queste le parole di Gianmarco Luu e Virginio Dotto, Coordinatore e Tesoriere di +Europa Treviso, firmano e sostengono la petizione #unononbasta e chiedono che anche la Regione, a partire dall’assessore Donazzan, condividano ufficialmente  la proposta di dedicare il 10% dei fondi europei per:

– facilitare (davvero) l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro

– orientare e formare i giovani ai nuovi mestieri

– reinserire professionalmente i cosiddetti giovani Neet, che non studiano e non lavorano.

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