Rider picchiato a Napoli: quando la violenza è un problema culturale

Gianni, rider picchiato a Napoli di 52 anni, è stato aggredito nella notte tra l’1 e il 2 gennaio a Cala Capodichino.

Gianni, rider picchiato a Napoli di 52 anni, è stato aggredito nella notte tra l’1 e il 2 gennaio a Calata Capodichino. Questi 6 aggressori, a bordo dei propri scooter, hanno assalito questo signore esclusivamente per sottrargli il mezzo con cui stava lavorando.  

5 anni fa, il signor Gianni si è ritrovato senza un lavoro e ha dovuto cercare un modo per portare uno stipendio a casa per se e la sua famiglia. Infatti lo scooter sottratto quella notte, era un regalo per i 18 anni della figlia. Nonostante lividi e dolori fisici, il rider ha continuato il suo lavoro in macchina. È stato forse questo il gesto che spinto il popolo napoletano (e non solo) ad avviare una raccolta fondi che ad oggi supera gli 11mila euro per ricomprare lo scooter rubato, con quote anche elevate, come quella di 2.500 euro del noto difensore della Lazio, Mohamed Fares.

Il video del rider picchiato a Napoli è stato girato da un residente, e a sua volta divulgato dal consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli. In questo modo tanti rider protagonisti di aggressioni si sono fatti avanti raccontando come spesso vengono aggrediti o minacciati per rubare loro gli incassi.

A quanto pare, i 6 presunti aggressori sono stati individuati con conseguente ritrovamento dello scooter. Hanno tra i 15 e i 20 anni, ma ciò non deve essere una ‘’giustifica’’, bensì un’aggravante. Sono ragazzini, probabilmente lo fanno per divertimento, hanno massacrato un uomo che cercava solo di guadagnarsi la giornata. Questa non è cattiveria, ma ignoranza. Quest’ultima è una forma ben più grave, perché derivante dalla ”non conoscenza’’ delle conseguenze.

E a questo punto c’è da chiedersi: è perché non si conoscono o perché, spesso, non ci sono? 

La violenza: un problema che riguarda tutti

La notizia riportata da diversi giornali online, è ormai nota a tutti. È da sottolineare che casi di questo tipo riguardano tutta Italia. 

Napoli non è violenza, né tantomeno una città da giustificare. È spesso sulla bocca di tanti per cose negative, ma non è la sola. Siamo cresciuti involontariamente con dei pregiudizi che portano a credere che Napoli sia la capitale della malavita, senza considerare che sono le persone il bene e il male più grande. 

Un milanese aggredisce una ragazza di 23 anni, uno studente torinese aggredisce il titolare di minimarket, un romano violenta e rapina una donna mentre torna a casa. I napoletani probabilmente fanno notizia, ma la violenza è ignoranza, e l’ignoranza è un male dei singoli individui, non dei posti in cui vivono.

Ma la notizia di oggi è che tante persone si sono mosse per fare giustizia, quella vera, aiutando economicamente un uomo in difficoltà. 

Perché Napoli, ad un atto barbarico come questo, risponde sempre con un gesto di amore verso il prossimo.

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