FaceToFace, Matteo Soragna racconta l’Italia di Atene 2004

Nuova puntata di FaceToFace per il Corriere di Napoli: Matteo Soragna si racconta. Uno dei talenti più promettenti della storia recente del basket italiano, si è concesso in una lunga intervista per la parlare della situazione attuale della pallacanestro tricolore, di come lo sport uscirà dal Coronavirus e della vittoria dell’Italia sugli USA di LeBron James. Matteo Soragna si racconta: leggi l’intervista per scoprire i segreti degli azzurri delle Olimpiadi 2004 e tanto altro!

MATTEO SORAGNA SI RACCONTA

-Come trascorri la quarantena?

-Un po’ come tutti, rispettando le regole. Siamo in casa e aspettiamo che si possa tornare alla vita normale.

-Il basket italiano si è fermato. Come pensi torneranno le squadre il prossimo anno? Che ripercussioni può avere questo stop?

-Sarà sicuramente molto complesso perché le società perderanno ricavi dovuti alle sponsorizzazioni. Bisognerà vedere anche quando si ripartirà con il pubblico, quindi anche il ticketing sarà un grosso punto di domanda. Le squadre dovranno far bene con quel poco che avranno a disposizione.

-Quest’anno in A sono arrivati tanti campioni e il livello si è alzato molto. Può diventare il migliore tra i campionati in Europa?

-Parlarne ora è davvero complicato. Un campionato viaggia su due binari: l’organizzazione e la ‘ruota’ dei soldi. Per quanto riguarda il primo, i nostri club devono stabilire un modus operandi anche in questo periodo di difficoltà. C’è stato un periodo in cui il nostro campionato andava bene e dava la possibilità di attrarre grandi giocatori, poi è arrivata la crisi economica che ha costretto a spostarsi su altre strade. Ma se sei bravo ed hai una buona organizzazione, quando arriveranno i momenti migliori dal punto di vista economico sarai già pronto a sfruttarli.

-Ti aspettavi una Virtus Bologna così forte e una Milano così altalenante?

-Non posso dire di essere molto ‘dentro’ le dinamiche del campionato italiano, però quando hai giocatori forti la possibilità di far bene cresce. E’ vero che Milano ha avuto diversi problemi, ha iniziato bene in Eurolega per poi calare, in A ha singhiozzato. La Virtus è stata più continua, poi per loro sfortuna il campionato si è fermato nel momento più bello, più combattuto. Il dispiacere di tutti è proprio dato dal fatto che non si potrà assistere alla fase più calda.

-L’NBA riparte? Dagli americani dobbiamo aspettarci di tutto…

-Loro vogliono fare il possibile per ripartire. Le congetture sulle locations sono diverse, stanno vagliando diverse possibilità anche se a dire l’ultima parola sarà la sanità. Vorranno riprendere l’attività in totale sicurezza. Potrebbero ripartire tra luglio ed agosto, per poi posticipare l’inizio della prossima stagione a dicembre. Di conseguenza, la stagione 2020/21 si concluderebbe dopo l’inizio delle prossimi olimpiadi, questo è un altro fatto da tenere in considerazione.

-Prima dello stop chi vedevi favoriti?

-Non sono molto capace a fare pronostici, ma prima dello stop ho sempre pensato che si potessero trovare in finale Clippers e Bucks. Anche se, quando c’è di mezzo LeBron, è sempre un mondo a parte, quindi sarebbe stato interessante seguire gli sviluppi ad Ovest. Ad Est credevo che per Milwaukee fosse l’anno buono per arrivare fino in fondo, alla luce di quanto espresso negli ultimi due anni.

-Per LeBron quanto può essere fatale questo stop?

-Non penso che uno come lui abbia bisogno di dimostrare altro per essere ‘consacrato’, però è un argomento molto interessante da affrontare. Questo per lui sarebbe stato l’anno ideale, con l’arrivo di Davis, per provarci davvero. L’età avanza anche per un marziano come lui, quindi sicuramente non sarà stato contento dal punto di vista personale.

-Qualche giorno fa Flavio Tranquillo, durante un talk con Marco Montemagno, ha detto che a breve la nostra nazionale ‘parlerà italiano e inglese’: pensi stia arrivando una generazione vincente?

-È importante avere generazioni super giovani che possano dare una continuità alla nostra Nazionale. Il mondo delle nazionali è complicato: ci si incontra poche volte durante l’anno e ci si allena ancor meno, perché spesso i ‘presunti protagonisti’ giocano in parti differenti. L’obiettivo è quello di avere un numero più alto possibile di talenti; da dove arrivino non è importante, basta che abbiano a cuore i colori di quella maglia.

-3 agosto 2004, vittoria in amichevole contro USA: che ricordi hai di quel giorno?

È stato innanzitutto molto divertente vincere contro gli States, anche se è stato un trionfo senza valore in quanto amichevole, ma è rimasto nell’immaginario collettivo e nel cuore di tutti. E’ stato un ottimo spot per la nostra pallacanestro, in quanto poi se ne è parlato per molto e questo ci fa onore. E’ stata una semplice amichevole, ma qualcosa ce l’ha dato.

-Quale è stato il segreto di quella vittoria? È stato più merito della difesa a zona o delle triple ‘improbabili’?

-Quando maturi certe vittorie devi necessariamente contare su entrambi i fattori. Noi, senza quella zona, non avremmo potuto giocare contro di loro, visto il loro strapotere sia atletico che tecnico. Nel 2004 in NBA la zona non veniva ancora trattata come oggi, quindi quella scelta tolse molto ritmo a loro e ne diede a noi. Poi, grazie al Cielo, Baso e Galanda iniziarono a segnare da qualsiasi distanza e con quei canestri nell’ultimo quarto ci hanno garantito la vittoria.

 

-Hai raccontato di aver avuto la maglia da Iverson. Hai mai avuto l’occasione di scambiarci due parole?

-Purtroppo l’ho incontrato solo in quell’occasione, dopo mi sarebbe piaciuto rivederlo ma non è successo. Dopo la partita comprammo alcune delle loro maglie, alla fine sono dei cimeli che ti riportano a quei bei ricordi.

-Ti capita mai di riparlarne con i tuoi ex compagni? Non so avete un gruppo su Whatsapp…

-No, sono passati tanti anni… è bello constatare grazie ai social che molte persone ne parlano ancora oggi, magari alcuni l’hanno anche vissuta di persona, però tra di noi non se ne parla. E’ stata comunque un’amichevole ed è passato molto tempo.

THIS OR THAT-

-Devi costruire la tua franchigia da 0: centro dominante o point guard affidabile?

-Nella pallacanestro moderna sceglierei… una point guard.

-MVP a chi ha statistiche migliori o chi trascina la propria squadra più in fondo?

-Sicuramente chi trascina la sua squadra fino in fondo.

-Sei in scadenza di contratto e devi scegliere con chi firmare: contender che ti da pochi minuti o squadra media in cui puoi avere spazio?

-Dipende quanti sono effettivamente quei pochi minuti e quanti anni ho.

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