Sport, Pallanuoto: Le richieste della FIN per sostenere le società sportive

Una profonda crisi sta investendo tutti i comparti dell’economia nazionale e gli operatori dello sport, e in particolar modo le associazioni e società sportive (ASD e SSD), ne sono ugualmente e drammaticamente vittime.
Urge un indifferibile approfondimento onde evitare la paralisi dell’operatività dell’impiantistica. L’adozione di una serie di provvedimenti che siano funzionali allo sviluppo e alla pratica delle attività sportive a beneficio della salute pubblica dei cittadini e degli atleti agonisti, spesso testimonial nel mondo dell’eccellenza italiana.
A causa della pandemia COVID-19 moltissimi operatori sportivi rischiano il default e l’inevitabile chiusura, minando alla radice la virtuosa attività che unisce circa 64.000 società, le quali tra molteplici difficoltà garantiscono il funzionamento degli oltre 150.000 impianti sportivi sul territorio nazionale, pubblici e privati, senza scopo di lucro o con scarsa marginalità.
Il movimento della Federazione Italiana Nuoto, che raccoglie oltre 5.500.000 di praticanti è stato colpito duramente nel suo cuore costituito dalle quasi 1500 società.
Secondo stime ufficiali lo sport in Italia produce in via diretta l’1,7% del Pil del Paese, ovvero 30 miliardi di euro, alimentando salute e benessere, affiancando spesso le famiglie nell’educazione e formazione dei giovani.
Senza le associazioni e le società sportive dilettantistiche tutto ciò non esisterebbe, così come sarebbe impossibile assicurare la ciclicità dei tanti successi internazionali dello sport italiano nel mondo.
Non possiamo consentirci di perdere tutto ciò, ma per permettere alle ASD e SSD di servire il Paese sono necessarie nuove attenzioni e risorse che sostengano l’intero comparto sportivo in questo momento di estrema emergenza.
La Federazione Italiana Nuoto e il presidente Paolo Barelli si stanno impegnando, con volontà di essere sinergici con le autorità competenti, affinché le seguenti richieste siano riconosciute ad integrazione del Decreto Legge del 17 marzo 2020, cosiddetto Cura Italia, o nei prossimi provvedimenti in calendario, e dunque approvate dal parlamento, al fine di rappresentare un iniziale e reale supporto e conforto per la sopravvivenza delle associazioni e società sportive (ASD e SSD) e praticamente dello sport italiano; ovvero:
– riuscire ad avere la sospensione dei pagamenti dei canoni pubblici relativi agli impianti sportivi fino a quattro mesi dopo la data di riapertura o, laddove necessario, la revisione del piano economico-finanziario;
–  ottenere la proroga della scadenza delle concessioni in deroga al codice dei contratti pubblici, permettendo il parziale recupero del periodo di chiusura e del periodo necessario al riavviamento delle attività;
– permettere alle associazioni, alle società sportive e alle altre organizzazioni riconosciute di accedere al Fondo Centrale di Garanzia (PMI) al fine di facilitare l’accesso all’Istituto del Credito Sportivo, o alla Cassa Deposito e Prestiti, o ad altro istituto bancario, per ottenere un finanziamento in tempi rapidi, con rimborso a lungo termine e preammortamento almeno di un anno;
– di consentire ai proprietari degli immobili privati che riducano il canone dovuto dalle associazioni, società sportive e altre organizzazioni riconosciute, di avvalersi di un congruo credito di imposta ai fini del recupero del mancato introito relativo al minor utilizzo della struttura;

– che i versamenti delle ritenute, dei contributi previdenziali, dei premi dell’assicurazione obbligatoria e dei termini degli adempimenti fiscali e contributivi vengano sospesi fino al 31 agosto con inizio del pagamento rateizzato a partire dal mese di settembre.- la costituzione di un fondo presso l’Istituto del Credito Sportivo garantito dal PMI per finanziare la riattivazione delle attività e permettere anche il pagamento delle utenze di gas, energia elettrica, acqua, tassa rifiuti e altri costi relativi alla gestione e all’utilizzo degli impianti sportivi;

– l’incremento della somma a disposizione per l’indennità di marzo spettante ai collaboratori sportivi, in quanto ritenuta insufficiente a soddisfare i potenziali aventi diritto, e implementarla per il mese di aprile;

– che il fondo pluriennale Sport e Periferie presso il Ministero dello Sport sia indirizzato per riattivare, ristrutturare e mettere a norma gli impianti in gestione o in uso alle associazioni, società sportive e altre organizzazioni riconosciute con particolare riferimento a quelli destinati alle attività sportive di base e agonistiche;

– prevedere un riconoscimento fiscale (modello ecobonus) per gli interventi di ristrutturazione ed efficientamento degli impianti sportivi effettuato da associazioni e società sportive e altre organizzazioni riconosciute.

 

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