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martedì, Luglio 5, 2022

Napoli e Versailles, le regge unite da un trono

Napoli Versailles regge trono
Palazzo Reale di Napoli da Piazza del Plebiscito

Un palazzo di oltre 63000 mq, con 2300 stanze, 2513 finestre, 67 scale fanno della Reggia di Versailles è il castello più grande del mondo. Un simbolo del potere assoluto voluto dal re Luigi XIV per ospitare l’intera corte. Di fatti il Re Sole fece trasferire la nobiltà dai propri feudi, per tenerla sotto controllo e limitarne il potere. Un vecchio sito reale destinato alla caccia, nella regione dell’Ile de France, scelto per la sua vicinanza alla Capitale e per la possibilità di realizzare l’immenso progetto. Il palazzo simbolo dell’ Ancient Regime, fu disegnato dall’architetto Jules Hardoin-Mansart.

Napoli e Versailles, le regge unite da un trono: I giardini alla francese

Tutta la teatralità del gusto Barocco si esprime non solo nella sontuosa costruzione ma anche negli immensi “giardini alla francese” del parco che si estendono per oltre 800 ettari. L’immenso parco fu progettato dall’architetto André Le Nôtre e realizzato dai maestri provenzali dell’Arte Topiaria. Oltre ai parterres di fiori, alle aiuole figurative, alle 357 sculture, troneggiano le 600 fontane, sparse in tutto il complesso dei giardini. Sette milioni di visitatori rendono omaggio alla Bellezza.Il grande e il piccolo Trianon, la Sala degli Specchi, gli appartamenti Reali, il Grand Canal, la Gipsoteca privata dei regnanti ospitata nelle scuderie di palazzo. E poi il Giardino Botanico, L’ Orangerie e la Menagerie fanno di questo sito, a ben diritto, un patrimonio mondiale dell’umanità.

la sala di Apollo sede del trono

Ai tempi del Re Sole il trono era fatto di argento massiccio. Luigi XIV lo fece fondere per finanziare una delle tante guerre che funestarono il suo regno. Lo scranno reale venne sostituito con uno in legno dorato. Restò lì fino al 1789, anno della Rivoluzione francese, quando molti arredi vennero saccheggiati. Con l’avvento di Napoleone Bonaparte il trono e la sala reale vennero completamente rifatte secondo i disegni degli architetti Percier e Fontaine. Dopo il Congresso di Vienna fu reinsediato al potere Luigi XVIII (1814-1824) a cui successe Carlo X (1824-1830), ultimo re della dinastia Borbone a governare la Francia.

Napoli e Versailles, le regge unite da un trono

Ebbene il seggio reale della Restaurazione fu prodotto da maestranze napoletane. Le analogie del trono Napoleonico con la regale poltrona del Palazzo Reale partenopeo non lasciano dubbi. Secondo lo storico dell’arte Alvaro Gonzales-Palacio, uno dei massimi esperti delle Arti Decorative Sette-Ottocentesche, entrambi i troni sono databile intorno al 1815-20. Gli elementi in Stile Impero infatti, rimandano all’artigianato della Restaurazione. In particolare i leoni laterali di effetto scultoreo e le classicheggianti rosette che decorano la seduta sono quasi identiche tra loro. Nel Palazzo Reale di Napoli sappiamo che, dopo la morte di Gioacchino Murat, re Ferdinando II riutilizzò gran parte del prestigioso mobilio acquistato dal sovrano francese. Sicuramente riuso il trono visto che il suo era rimasto nel Palazzo Reale di Palemo (Cit DeFilippi, Il palazzo reale di Napoli – Montanino editore) . Il trono murattiano fu solo riammodernato con l’aggiunta dei braccioli e delle spalliere elevate. Lo stesso che fecero i Savoia dopo l’unità d’Italia, rimaneggiando la poltrona reale con l’aggiunta dell’aquila Sabauda a tutto tondo.
Napoli Versailles regge trono
Palazzo Reale di Napoli- Trono – manifattura napoletana 1815/1820

Sembra effetto di uno strano destino che i due troni gemelli videro la caduta della dinastia Borbonica in due regni diversi.

Un palinsesto di pietra

Il Palazzo Reale di Napoli ha ospitato diversi regnanti e, come un libro di pietra, ci racconta il gusto e l’evoluzione dello stile in quasi quattro secoli . Fu creato come palazzo del re di Spagna Filippo III d’Asburgo nell’anno 1600, per iniziativa del viceré Fernando Ruiz de Castro conte di Lemos e della viceregina Catarina Zuñiga y Sandoval. L’architetto Domenico Fontana progettò una residenza civile di forme tardo rinascimentali .

Carlo III ed una Reggia da arredare

All’arrivo di Carlo di Borbone a Napoli (10 Maggio 1734) Napoli divenne capitale di un regno autonomo dopo due secoli. Ma il Palazzo Reale era privo di tutto il necessario per accogliere un re. Per arredare la reggia fu necessario ricorrere al Monte di Pietà ed ai privati per avere in prestito, dietro pagamento, mobili, tendaggi e suppellettili.  Infatti, alla sconfitta della Guerra di Successione Spagnola, Il precedente regnante (e inquilino) Carlo VI d’Austria aveva portato con se la maggior parte degli arredi. Re Carlo, in attesa della ricca collezione di famiglia (Collezione Farnese), e prossimo al matrimonio con Maria Amalia di Sassonia, diede incarico di ampliare il Palazzo sul versante del mare. Gli interni furono allestiti nel gusto tardo Barocco con marmi preziosi e affreschi celebrativi, tra i quali le opere di Francesco Solimena, Francesco De Mura e Domenico Antonio Vaccaro. Le opere donarono al vecchio edificio quel fasto e quella magnificenza propri di una reggia.

Napoli e Versailles, le regge unite da un trono: Da Palazzo a Museo

Le ultime trasformazioni avvennero al tempo di Ferdinando Il Borbone, tra il 1838 e il 1858. Sede dei Principi di Piemonte dopo l’Unità d’Italia. Il palazzo fu ceduto al Demanio dello Stato da Vittorio Emanuele III di Savoia e destinato, in gran parte, a Biblioteca Nazionale. L’ala più antica, fu adibita a Museo. Al suo interno sono visitabili le sale di rappresentanza, splendidamente decorate ed adorne di pitture, statue, arazzi e mobili d’epoca. Non ci sono giunte le stanze e gli arredi di uso quotidiano (camere da letto, bagni, cucine). E ancora la Sala del Corpo diplomatico, la Sala di Maria Cristina, lo Studio del Re, riccamente arredato con mobili di Weisweiler fino al Salone d’Ercole, sede di balli e ricevimenti. Costruito a metà del Seicento, oggi caratterizzato dagli arazzi della serie di “Amore e Psiche” della Reale Fabbrica di Napoli

Teatrino di Corte e Cappella Reale

L’antico Teatrino seicentesco destinato alle festa e agli spettacoli, fu rimodulato nella forma attuale da Ferdinando Fuga nel 1768. Sul lato orientalesi apre la Cappella Palatina, costruita a partire dal 1646 su disegno di Cosimo Fanzago e dedicata alla Vergine Assunta. L’altare maggiore, opera di Dionisio Lazzari, di gran fasto con pietre dure, agate, lapislazzuli, onici, diaspri ed ametiste. Sul soffitto la tela dell’Assunta opera di Domenico Morelli.

In chiusura una frase di Napoleone Bonaparte che ci fa riflettere sull’assurda pretesa di chi, occupando una posizione di comando, creda che tutto gli sia dovuto:

“Un trono non è che un pezzo di legno rivestito di velluto.”

Napoleone Bonaparte -Aforismi e pensieri politici, morali e filosofici-

 

Antonio Nacarlo
Antonio Nacarlo
Antonio Nacarlo, nato a Napoli nel 1977, diploma d'arte applicata in grafica pubblicitaria e fotografia, diploma in Scenografia e Scenotecnica, Scuola libera del nudo Accademia di belle Arti. Premio alla carriera Associazione Italiana maestri d'arte, premio Città di Bruges, primo premio Città di Budapest, primo Premio Salvador Allende per la grafica. Pubblicazioni : annuario artistico italiano 2016, gazzettino del meridione novembre 2018, Art Now Numero di Novembre 2020, Associazione artartis 2021 catalogo mostra .

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