‘O Scartellato: il gobbo napoletano

Lo scartellato napoletano. Gobbe, corna e cornini, la superstizione a Napoli. La credenza medievale che vi fa dire “non è vero ma ci credo”.

Lo scartellato: il gobbo napoletano. Gobbe, corna e cornini: la superstizione a Napoli. Nella vita servono tempra, cuore, testa, coraggio e tanta, ma tanta fortuna. E di fortuna e scaramanzia Napoli è decisamente la Regina indiscussa.

Avete presente il protagonista del romanzo “Notre-Dame de Paris” di Victor Hugo, storia successivamente rivisitata da Walt Disney? Proprio lui: Quasimodo, il gobbo. Ebbene: se la storia fosse stata ambientata a Napoli, il campanaro sarebbe stato chiamato “O scartellato”! Un incontro con lui avrebbe potuto portarvi un sacco di fortuna!

C’era una volta lo scartellato napoletano!

C’era una volta, precisamente nel Medioevo, un solo modo per dare spiegazioni all’inspiegabile – tale a causa delle limitate conoscenze scientifiche, seppur quel tempo sia stato fonte di grandi innovazioni – ovvero: la mistificazione. In sostanza: la visione teocentrica era dominante e non c’era uomo che non mettesse la religiosità al centro e al di sopra di tutto.

Va da sé che tutto ciò che potesse sorprendere fosse un segno divino. Non sfuggiva a questa categorizzazione l’individuo che aveva la schiena piegata dalla gobba. Si diceva che riuscire a toccare quella curva sul suo dorso portasse una grandissima fortuna! Nella geniale fantasia dell’epoca sotto la gobba si nascondeva una cesta colma di beni preziosi e – si capisce – l’idea era quella di accaparrarsene una buona dose.

“Igor”
“Igor” del film “Frankenstein junior” Rappresenta appieno l’immagine dello Scartellato

Due pesi, due misure

L’opinione sulla buona sorte portata dallo Scartellato ovviamente cambiava se a portare la gobba era una donna: come abbiamo visto, all’epoca religione e magia viaggiavano a braccetto. Il popolo medievale guardava alle donne in generale con diffidenza, incontrarne una con qualche deformità significava attirarsiseccia”, “jella”. 

Per brevità faremo solo un piccolo excursus etimologico:

È probabile una derivazione dal  Greco “Kurtós”*, curvo, arcuato. Potrebbe fare riferimento al cesto, o “cartella”, tenuto sulle spalle per il trasporto di oggetti diversi (in questo caso come detto sopra, di gioielli e beni preziosi)

Ma potrebbe arrivare dal latino “cartellum, cartellus”*, visto che a Napoli la lingua era un mix di derivazione greca, latina e longobarda, di cui troviamo favolose tracce nel suo dialetto colorito. “Scartellato” si trasforma dunque da indice di una deformità, a simbolo di una fortuna immensa! 

Lo Scartellato nelle botteghe di Napoli

Se dunque siete in cerca di una botta di… fortuna, ma non conoscete alcuno che abbia questa conformazione fisica, potete rimediare girando per le graziose e antiche botteghe di Napoli. 
In questi luoghi magici vengono vendute e create forme in diversi materiali dello “scartellato”: lo potete trovare rappresentato come un elegantissimo uomo in frac e cilindro con il classico cornino rosso nella parte inferiore. 

Lo Scartellato
Tipico “scartellato” portafortuna napoletano

Ma attenzione: perché porti davvero fortuna, deve essere rigorosamente regalato, col cornino molto curvo  scartellato, appunto – di colore rosso vivo e chi ve lo regala dovrebbe “pungervi” la mano con la punta del corno.

È chiaro che ogni persona debba essere creatrice della sua stessa fortuna e che non sarà un oggetto di abile artigianato a cambiare la sorte ma, come si dice: “Non è vero, ma ci credo”.

 

*Etimologia incerta

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