Tre palazzi che non puoi non conoscere: da Palazzo Zevallos a Palazzo dello Spagnolo

In attesa di tornare alla normalità, segnatevi tre palazzi che dovrete assolutamente visitare dopo la pandemia.

A quasi un anno di distanza dall’ultima volta, non siamo ancora liberi al 100% di girare i negozi della nostra città preferita o cenare fuori senza il pensiero del coprifuoco. Una situazione a cui ormai ci siamo abituati tutti noi. Ma dopo i tre street food che non puoi perderti a Napoli, ecco a voi anche 3 palazzi della città da scoprire o rivedere dopo la pandemia!

Palazzo Zevallos

Uno dei palazzi più imponenti e visitati di Napoli, è un must have da visitare per turisti e cittadini! Affaccia su via Toledo, una delle vie più belle del centro storico napoletano che, al suo interno, possiede anche una perla come Palazzo Zevallos. Venne costruito tra il 1637 e 1639 da Cosimo Fanzago su volontà della famiglia spagnola degli Zevallos, che da il nome attuale al palazzo.

Si erano imposti di costruire un palazzo nobiliare nei quartieri spagnoli, ma non c’era spazio sufficiente per un’opera maestosa come se l’erano immaginata loro. Per questo decisero di edificare il loro palazzo nobiliare proprio a Via Toledo. Col senno di poi, una fortuna per migliaia di napoletani e milioni di turisti che oggi possono godersi meraviglie seicentesche ed ottocentesche di ogni tipo.

Palazzo dello Spagnolo

Via Vergini al civico 19 nel rione Sanità è l’indirizzo preciso dove trovare il bellissimo palazzo dello spagnolo. Anche questo si trova in pieno centro storico cittadino e, al suo interno, avrà anche un museo dedicato al re della risata Totò.

Costruito nel 1738, è detto Palazzo dello Spagnolo perché un tale di nome Tommaso Atienza, a fine settecento, lo acquistò. Il soprannome dell’uomo in questione era proprio ‘lo spagnolo’.

Palazzo Donn’Anna

Il fascino e il mistero che accerchiano il luogo, rendono Palazzo Donn’Anna uno dei luoghi più interessanti da visitare di tutta la città. Nei suoi libri ne parlava anche la scrittrice napoletana Matilde Serao, che lo descriveva così…

«Il bigio palazzo si erge nel mare. Non è diroccato, ma non fu mai finito; non cade, non cadrà, poiché la forte brezza marina solidifica ed imbruna le muraglie, poiché l’onda del mare non è perfida come quella dei laghi e dei fiumi, assalta ma non corrode. Di notte il palazzo diventa nero, intensamente nero; si serena il cielo sul suo capo, rifulgono le alte e bellissime stelle, fosforeggia il mare di Posillipo, dalle ville perdute nei boschetti escono canti malinconici d’amore e le malinconiche note del mandolino: il palazzo rimane cupo e sotto le sue volte fragoreggia l’onda marina…»

 

 

 

 

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