Uroboro: l’inferno di Beirut, pensando ad Hiroshima

Cos’è Uroboro? È la rubrica settimanale nella quale analizziamo un evento storico o un grande personaggio riguardante il passato (recente e non). Il parallelismo di questo episodio è quello tra i recenti eventi di Beirut e la bomba di Hiroshima e Nagasaki del 1945. Temporalmente distanti, concettualmente un pò meno…

PERCHE’ “UROBORO”

Mentre studiavo per l’università, mi sono imbattuto nel mio vecchio libro di filosofia. Riaprendolo, ho riletto il pensiero di Nietzsche riguardo il concetto di storia. Più nello specifico, mi sono soffermato al pensiero di eterno ritorno dell’uguale. Incuriosito, sono andato a cercare una definizione per spiegarla: si parla di una teoria che si ritrova genericamente nelle concezioni del tempo ciclico, come quella stoica, per cui l’universo rinasce e rimuore in base a cicli temporali fissati e necessari, ripetendo eternamente un certo corso e rimanendo sempre se stesso. Esiste, inoltre, un simbolo molto antico, presente in molti popoli e in diverse epoche: l’uroboro. L’uroboro rappresenta un serpente o un drago che si morde la coda, formando un cerchio senza inizio né fine. Rappresenta il potere che divora e rigenera se stesso, la natura ciclica delle cose, che ricominciano dall’inizio dopo aver raggiunto la propria fine.

L’INFERNO DI BEIRUT PRIMA DELLA BOMBA

Che il 2020 sarà considerato da chi lo ha vissuto e da chi lo leggerà dai futuri libri di storia come uno degli anni peggiori del XXI° secolo sembra scontato. Ma il 4 agosto sembra aver definitivamente confermato questo pensiero.

Prima di addentrarci negli eventi di qualche giorno fa, però, è necessario fare un piccolo passo indietro e parlare in breve delle condizioni attuali del Libano. Un paese già devastato da problemi economici che, trascinatisi negli ultimi anni del ’10, sono esplosi a marzo 2020. Una crisi tale da costringere molte famiglie a tornare al baratto ed arrivando ad un debito pubblico crescente in maniera progressiva. A ciò si è aggiunto anche il Covid-19, il ‘virus del pipistrello’. Una piaga devastante per super potenze economiche mondiali come USA o Cina, figuriamoci per una nazione in crisi come il Libano.

COME AD HIROSHIMA?

4 agosto, ore 18: a Beirut, capitale del Libano, sta vivendo una giornata come le altre. D’improvviso, però, un esplosione proveniente dal porto cittadino devasta tutto ciò che c’è attorno. Per un istante tutto appare surreale, quasi apocalittico. Nel giro di pochi minuti il video dell’esplosione fa il giro del web e la notizia viene rigirata ovunque, dalla CNN fino ad arrivare qui in Italia.

E il primo pensiero che a molti è venuto in mente è quello della ‘bomba nucleare’ di Hiroshima del 6 agosto 1945. Epoche e contesto storico e differenti? Sì. Cause diverse? Sì, almeno apparentemente…

La bomba di Hiroshima uccise subito circa 80 mila persone, il 30% della popolazione di allora ma alla fine del 1945 il bilancio era già salita circa 140mila vittime; e negli anni successivi le vittime per gli effetti delle radiazioni salirono a più del doppio. Nel momento del bombardamento, Hiroshima era una base minore di approvvigionamento e logistica per l’esercito imperiale giapponese, ma nelle vicinanze c’erano alcuni accampamenti e due importanti enclave della divisione che comandava la difesa nel Sud del Paese.

RICORDO IN CHIAVE ARTISTICA

Tra le iniziative più riuscite c’è sicuramente il  programma dei «successori». Dopo un periodo di formazione di tre anni, i candidati imparano a esprimersi in pubblico e scrivono una presentazione ispirata al vissuto di un hibakusha, un sopravvissuto ai bombardamenti. Intervenire in diretta in pubblico è più realistico di un video o di un libro. Le parole, le foto e i documenti traducono con più forza il messaggio originale. Gli anziani sono davvero emozionati. Anche i giovani lo sono, ma in maniera diversa: lo sono nella testa, più che nel cuore.

Chissà che tra venti, trenta o quarant’anni non nasca un’iniziativa simile.

 

Uroboro: la strage di Bologna

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