21.1 C
Napoli
mercoledì, Maggio 25, 2022

Gli scavi e gli schiavi di Civita Giuliana

“Dum loquimur, fugerit invidia aetas: carpe diem, quam minimum credula postero”
[Mentre stiamo parlando, il tempo invidioso sarà già fuggito: cogli il giorno presente, confidando il meno possibile nel futuro]
Quinto Orazio Flacco
Odi I, 11,7-8

Gli scavi e gli schiavi di Civita Giuliana
Scavi di Civita Giuliana – la stanza degli schiavi

La nuova campagna di scavi

Nel 2017, per mettere freno alla sistematica spoliazione del sito operata dai “Tombaroli“, fu varata una campagna di vigilanza e scavo in sinergia tra Procura della Repubblica di Torre Annunziata e il Parco Archeologico di Pompei. Grazie a ciò si è riusciti a mettere in sicurezza il sito e riprendere gli scavi degli ambienti sepolti dall’eruzione Vesuviana del 79 d.c.

Gli eccezionali ritrovamenti

Sotto cinque metri di sedimenti piroclastici furono rinvenuti (Novembre 2020) due corpi, riemersi dalle ceneri grazie alla tecnica dei calchi in gesso. Si trattava di un signore e del suo schiavo, travolti dalla furia dell’eruzione del 79 d.c. A Gennaio 2021 fu scoperto un magnifico carro da parata interamente ricoperto da lamine di bronzo istoriate, finimenti equini di alto valore artistico e i resti fossili di tre cavalli. È di pochi giorni fa (5 Novembre 2021) la scoperta di un ambiente servile della “villa rustica“. In un locale di piccola entità gli archeologi hanno rinvenuto tre giacigli posti a “ferro di cavallo”, coperte, un vaso da notte, una padella. Le mura del locale costruite con la tecnica dell'”opus reticolatum“non erano intonacate tranne che per una pennellata di calce data dietro l’alloggiamento dell’unica lucerna, allo scopo di rendere più luminoso l’ambiente.

La tecnica dei calchi

Tutti gli oggetti sono stati ricostruiti attraverso la  tecnica dei calchi inventata da Giuseppe Fiorelli nell’Ottocento, versando cioè gesso liquido nelle cavità createsi con la dissoluzione dei materiali organici. Non gli oggetti di alta oreficeria, non gli affreschi superbi, non i bronzi istoriati, ma la quotidianità di quasi la maggior parte della popolazione: gli schiavi. Una scoperta eccezionale, secondo il direttore del Parco archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel, perché mostra uno spaccato inedito della vita e delle condizioni abitative degli “ultimi” dell’Impero.

Gli scavi e gli schiavi di Civita Giuliana
Scavi di Civita Giuliana – calco dei corpi “dello schiavo e del dominus”

La condizione servile

L’entità numerica della popolazione servile aumentò con l’espansione militare di Roma. Le popolazioni sconfitte e rese schiave, divennero una delle fonti di ricchezza dell’Impero. L’ “economia schiavile”, cioè il plusvalore ricavato dal lavoro non retribuito ai sottomessi. Forza lavoro bruta per scavare miniere e costruire strade, mano d’opera altamente specializzata come agricoltori, artigiani, capimastri, ma anche medici, professori, pittori, scultori, attori, mimi ecc.
Non esisteva attività, tranne quella politica e militare, che non fosse affidata agli schiavi.

La vita degli schiavi nell’antica Pompei

Il suburbio dell’antica città di Pompei era popolato da numerosi complessi insediativi sparsi sul territorio che rispondevano ad esigenze sia di carattere produttivo (fattorie destinate alla produzione di vino ed olio) che residenziale o stagionale per il soggiorno temporaneo del proprietario. La gestione delle stesse era affidata ad un sovrintendente detto Villicus (da villa). Il Villicus era egli stesso uno schiavo; o particolarmente capace nella gestione o persona di fiducia del padrone. Non poteva avere una moglie (a tutti gli schiavi erano negati i diritti civili) ma poteva legarsi ad una compagna, chiamata Villica. A tale figura, cruciale nella gestione della fattoria, erano affidati compiti di infermiera, levatrice, mungitrice e tessitrice. Unico privilegio dei villici era quello di possedere un cubicolo privato ed una tavola separata per non mangiare insieme agli altri servi. Gli schiavi agricoli si dividevano in due categorie: i “vincti”(incatenati)  i “soluti”(non incatenati).

Le quotazioni servili

Alla prima categoria appartenevano quegli inclini alla fuga o alla violenza. Solitamente rappresentavano la maggioranza dei lavoratori in quanto il loro prezzo sul mercato” era molto basso. Alla fine della loro giornata lavorativa, che durava almeno 12 ore, venivano alloggiati negli “ergastula“, piccoli locali seminterrati dove venivano incatenati ai letti. Alla categoria degli schiavi soluti appartamento i lavoratori specializzati come gli stallieri, i pastori, i cucinieri, i fabbri, i cantinieri e gli oleari. Gli schiavi di queste ultime due categorie, se veramente competenti in materia, potevano costare quanto un campo agricolo di due ettari.

Le leggi sugli schiavi

Secondo il “Mos Maiorum” (l’uso degli antichi) il “Dominus” (padrone) aveva diritto di vita e di morte sui suoi schiavi. Poteva frustarli, marchiarli, pretendere che andassero in giro con un collare che ne indicasse la proprietà. Addirittura, secondo i “mores“(tradizioni rituali), se uno schiavo si ribellava all’autorità del suo padrone cercando di ferirlo, non solo veniva crocifisso, ma tutti gli schiavi della casa venivano uccisi. Molte altre furono le leggi che nei secoli disciplinarono “l’uso” degli schiavi, ma non furono tutte di natura repressiva.

I liberti come risorsa

Mentre con la ferrea disciplina si tenevano a bada gli animi infuocati col sogno della “Libertà” gli uomini lavoravano con maggiore lena e attaccamento per il proprio dominus. Con il termine manomissione (manumissio) si indicava l’atto con cui il proprietario liberava un servo dalla schiavitù. Con la libertà acquisita l’ex schiavo continuava ad essere una risorsa per l’impero. La società si arricchiva di competenze umane e culturali provenienti dal paese d’origine del liberto e di tutta la sua voglia di trovare un riscatto nel presente. Molti furono i liberti che acquisirono ricchezze e potere soprattutto nell’età Giulio-Claudia. Basti pensare a Narciso, vera eminenza grigia del regno di Claudio, sfrutto la sua familiarità con l’imperatore, per accumulare immense ricchezze. Oppure ad Orazio, di cui i versi leggiamo all’inizio, fu uno dei maggiori poeti latini e fu figlio di liberti.

Antonio Nacarlo
Antonio Nacarlo
Antonio Nacarlo, nato a Napoli nel 1977, diploma d'arte applicata in grafica pubblicitaria e fotografia, diploma in Scenografia e Scenotecnica, Scuola libera del nudo Accademia di belle Arti. Premio alla carriera Associazione Italiana maestri d'arte, premio Città di Bruges, primo premio Città di Budapest, primo Premio Salvador Allende per la grafica. Pubblicazioni : annuario artistico italiano 2016, gazzettino del meridione novembre 2018, Art Now Numero di Novembre 2020, Associazione artartis 2021 catalogo mostra .

Articoli Correlati

1 COMMENTO

  1. sempre affascinante, potersi immergere nei costumi dei romani attraverso le straordinarie testimonianze lasciateci dalla vita improvvisamente interrota di Pompei ed Ercolano! … per ulteriori approfondimenti sull’immensa civiltà romana, vorrei consigliare ai lettori, una pagina su facebook ”Il Bar di Roma Antica”-

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci un commento
Inserisci qui il tuo nome

I NOSTRI SOCIAL

2,226FansLike
2,660FollowersFollow
51FollowersFollow
34SubscribersSubscribe

Articoli Recenti