I costi, i progetti e il turismo: Procida 2022 ai raggi X

Da qualche giorno è ufficiale: Procida sarà capitale della cultura nel 2022. Una notizia splendida soprattutto per chi l’ha visitata quando ancora non era sotto i riflettori come ora. Nonostante le restrizioni anti-Covid, la piccola isola da 10mila abitanti baciata dal mare gioisce.

Procida è stata scelta tra 10 finaliste su 28 che in origine si erano candidate. In gara c’erano anche Ancona, Bari, Cerveteri, L’Aquila, Pieve di Soligo, Taranto, Trapani, Verbania e Volterra. Procida riceverà il testimone da Parma che, a causa della pandemia, terrà in mano il titolo un anno in più del previsto.

Procida punto di partenza per il Sud e l’Italia?

“Viva Procida, che ci accompagnerà nell’anno della ripartenza. Oggi è un segnale per guardare al futuro”, ha commentato il ministro per i Beni e le attività culturali e per il turismo Dario Franceschini. “Nel 2022 saremo tornati alla normalità e la cultura e il turismo torneranno importanti e fortissimi come lo erano prima della pandemia”.

Per il governatore della Campania Vincenzo De Luca la vittoria di Procida è, inoltre, un’occasione straordinaria di “proiezione della nostra Regione sul piano internazionale sulla scia del grande successo delle Universiadi 2019″, che pone le basi per un vero rilancio della Campania partendo dalle bellezze, dalla storia e dalla cultura. 

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Il progetto

“La cultura non isola” è il progetto con il quale si è candidata Procida, la “sorella minore” di Ischia e Capri. Un luogo ricco di architetture tradizionali e di storia, ma dove l’alta densità della popolazione (10.000 abitanti in 4 chilometri quadrati), rende difficile pensare al turismo lento.

Tra i luoghi più interessanti da scoprire a piedi, oltre alle guglie di roccia lavica dell’Epomeo, i meravigliosi vigneti di Piano Liguori, affacciati sul Golfo di Napoli, e la Via dell’Allume, un sale che in passato veniva estratto in molti siti.

Costi e rischi

Purtroppo, però, come in ogni cosa, anche nel progetto di Procida 2022 ci sono aspetti negativi. Economicamente parlando, infatti, i rischi sono alti, soprattutto vedendo i predecessori. Dal 2016, ad esempio,  il Comune di Mantova sta ancora aspettando il milione di euro che deve ricevere dal Ministero per i Beni culturali per essere stata Capitale italiana della cultura di quell’anno.

Anche Torino, durante l’organizzazione delle olimpiadi invernali del 2006, ad esempio, subì una trasformazione geografica tale da accontentare i turisti in arrivo per assistere agli eventi olimpici, ma non i suoi cittadini. Succederà lo stesso con Procida?

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