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venerdì, Maggio 20, 2022

Andrea Bolognino, l’occhio come metafora a Capodimonte

Al Museo di Capodimonte è stata inaugurata a cura del direttore Sylvaine Bellenger, “Cecità, Accecamento, Oltraggio”, un progetto inserito nell’ambito del ciclo di mostre-focus “Incontri Sensibili” che prevede in esposizione le opere del giovane artista napoletano Andrea Bolognino in dialogo con uno dei capolavori più noti della collezione del museo: la Parabola dei ciechi (1568) di Pieter Brueghel il Vecchio. (Vi segnaliamo il nostro articolo sull’inaugurazione della mostra Andrea Bolognino. Cecità, accecamento, oltraggio)

Abbiamo fatto qualche domanda ad Andrea Bolognino per scoprire qualcosa di più sulla sua ricerca artistica e sulla mostra al Museo e Real Bosco di Capodimonte. 

Andrea, quali sono state le tappe fondamentali nella sua formazione artistica, e quali le sue maggiori fonti di ispirazione, e cosa l’ha portata a privilegiare il disegno come linguaggio espressivo?

 

Fin da bambino mi sono rifugiato nell’arte del disegno poiché unico strumento a mia disposizione per disinnescare in qualche modo le mie paure e offrire una valvola di sfogo ai corpi e le figure che affastellavano i miei costanti sogni ad occhi aperti. In questo senso credo che la mia formazione artistica parta dai giorni d’infanzia in cui per la prima volta ho impugnato una matita. Le mie fonti d’ispirazione sono estremamente variegate, per citare soltanto qualche esempio: la letteratura fantascientifica di Philip K. Dick, i manuali di anatomia, le fotografie amatoriali e la musica concreta e noise. 

  

Fotografia di Maurizio de Costanzo

Cecità, accecamento, oltraggio” In che modo ha indagato le tematiche presentate nel titolo della mostra? 

Ho cercato di indagare il soggetto della cecità partendo dal capolavoro con il quale ho avuto la straordinaria possibilità di “dialogare”, “Parabola dei ciechi” di Pieter Bruegel il Vecchio. Nel dipinto a tempera del maestro fiammingo la cecità non è soltanto metafora di uno smarrimento spirituale o esistenziale ma anche e soprattutto impedimento fisico, infatti ogni figura protagonista dell’opera è affetta da un tipo particolare di patologia visiva. Partendo da questo presupposto ho esplorato la dimensione della rappresentazione scientifica di queste patologie cercando di fonderla con la mia personale visione poetica. Ho poi approfondito il tema della cecità virando su un versante meno legato all’impedimento fisico speculando sull’idea di cecità e di accecamento come risultato dell’incessante bombardamento di immagini che sfocia in un eccesso di visione, un “oltraggio” appunto, come recita il titolo dell’ultimo lavoro in mostra. 

Qual è il suo pensiero sul rapporto che la società contemporanea ha con le immagini? 

 Cercherò di riassumere il mio punto di vista prendendo le mosse da Paul Virilio che, nel suo “l’arte dell’accecamento” (2007), definisce come “grande accecamento” la condizione secondo cui “le illusioni ottiche sembreranno quelle della vita”. Siamo giunti alla possibilità di una ipervisione che comprende il macro e il micro, l’alto e il basso, fino alla sovrapposizione crescente di scenari in dissolvenza. Da un lato l’accesso a immagini sempre più definite, a una compenetrazione della materia (microscopio) e al raggiungimento di dati altrimenti mai osservabili ad occhio nudo (telescopi) ma anche una condizione di fede cieca cui si contrappone l’incredulità, la negazione dei fenomeni per come si presentano o vengono presentati. 

Com’è nata la sua collaborazione con Capodimonte?

Grazie all’occhio attento ed interessato del Direttore Sylvain Bellenger, alla sua speranza nel talento delle giovani leve della scena dell’arte contemporanea e alla sua passione per un medium così antico eppure ancora nell’ombra del panorama contemporaneo che è il disegno.  

  Come si presenta la scena attuale per un artista emergente a Napoli? 

Purtroppo qui a Napoli un artista emergente non ha la strada spianata come in parte avviene in altre realtà italiane e all’estero. La scena dell’arte contemporanea partenopea è indissolubilmente legata alle poche ma prestigiosissime gallerie insediate nel territorio ormai da anni che hanno poco interesse ad investire nelle giovani generazioni di artisti. Forse però qualcosa si sta muovendo, grazie a molte personalità che hanno a cuore la crescita, lavorativa e non, dei giovani artisti napoletani.  

Quali sono i suoi progetti futuri? 

Vorrei viaggiare per avere la possibilità di accrescere le mie conoscenze e sviluppare sempre di più la mia ricerca artistica, consolidandomi al contempo sulla scena artistica italiana.

 

Se vuoi sapere di più su Andrea Bolognino e sulla mostra “Cecità, Accecamento, Oltraggio” clicca qui https://capodimonte.cultura.gov.it/mostra/andrea-bolognino-cecita-accecamento-oltraggio/

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