Era il 1974, il Mondiale di Germania aveva coronato la squadra di casa come campione del mondo; tuttavia, il mondo intero ricorderà i vinti più che i vincitori, l’Arancia Meccanica. Quel tipo di calcio, nello stesso anno, non svanirà nulla e sarà riproposto dal Napoli di Luis Vinicio, che lotterà per lo scudetto, sfumato per un gol dell’ex di Jose Altafini. “‘O Lione” porterà innovazione, calcio a zona e squadra corta, nel segno di Rinus Michels e Johan Cruijff, alimentando sogni e speranze della città di Napoli.

Nel Mann è custodita la favolosa collezione Farnese, contenente un gran numero di marmi e altri oggetti antiquari, collezionati inizialmente da papa Paolo III, Alessandro Farnese, e i suoi successori. L’Eracle a riposo, tra questi, è stato uno dei “pezzi” più invidiati da sempre della collezione, oggetto delle mire di Napoleone e ancor prima di poeti e artisti che vedevano in questa e nelle altre sculture la meraviglia dell’antico, il genio degli artisti classici. L’Eracle rappresenta l’eroe dopo le sue fatiche, in un meritato riposo dove è possibile osservare i particolari dell’Eroe classico per eccellenza che si è fatto da solo, che si è meritato il proprio premio: il rango divino.

La storia dell’incontro tra gli arabi e la Campania (e, quindi, la città di Napoli) si può racchiudere in un secolo circa. Dalla richiesta di aiuto dei napoletani agli arabi, perché sotto l’assedio dei longobardi del ducato di Benevento, all’accoglienza che il vescovo di Napoli Atanasio riservò loro in quanto alleati contro Roma e contro Bisanzio. Per poi arrivare al patto che i duchi di Gaeta e Napoli firmarono col resto del Regno d’Italia per respingere l’invasione araba della penisola, dopo che questi avevano conquistato la Sicilia. In questo periodo di tempo, nuovi e numerosi fonemi s’inserirono nel dialetto napoletano, già amalgamato dalle ascendenze greche e latine.