Michelangelo Pistoletto è artista simbolo dell’arte povera italiana tra gli anni ’70-’80. Con la Venere degli stracci, installazione replicata in varie versioni a partire dal 1967, ha posto al centro della discussione artistica l’artista e l’opera d’arte. Pistoletto, rifacendosi alla Venere con mela di Thorvaldsen, ha messo in discussione il canone classico della bellezza mettendolo in crisi davanti agli abiti che rappresentano le varie maniere, declinazioni che assume nella società.
L’artista è “aggregatore”, mette insieme gli elementi dell’opera che esistono nella società già indipendentemente e che assieme creano la crisi e l’analisi della società stessa. Una replicabilità all’infinito in cui l’opera è già pronta nello spazio e va soltanto assemblata.

La stagione 2017-2018 è stata, per certi versi, la più emozionante del ciclo sarriano al Napoli. Un calcio esteticamente perfetto e che, proprio in quest’annata, sembrava potesse diventare anche efficace. C’è stato un giorno in cui gli azzurri, allo Stadium, hanno accarezzato quel sogno scudetto; ma, come la narrativa calcistica ci ha mostrato in varie occasioni, lo sport sa essere crudele ed ingiusto. Eppure, quella vittoria non è mai stata dimenticata.

La pizza conquista il palato di tutti: grandi e piccini, ricchi e poveri. La pizza margherita, in particolare, si è distinta per aver attirato l’attenzione di una rinomata sovrana, la regina Margherita, a tal punto che il pizzaiolo Raffaele Esposito decise di nominare il piatto che aveva preparato proprio in onore della monarca. A distanza di secoli, la pizza margherita rimane la più famosa in tutto il mondo e una delle più apprezzate.