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venerdì, Maggio 20, 2022

L’imbrecciata, “The Red Light District” napoletano

Per questo undicesimo articolo di Riscopriamo Napoli vogliamo porvi una semplice domanda. Secondo voi, cosa potrebbero mai avere in comune città quali Napoli ed Amsterdarm? Un quesito che sicuramente è difficile trovare una risposta. Del resto, stiamo parlando di due città che nulla sembra tenerli uniti. L’una è la città della nebbia e dei canali, culla di mercanti ed artigiani che ha dato i natali ad illustri personaggi quali il filosofo Spinoza, il pittore Rembrandt e l’ebrea Anna Frank. L’altra è la città del Sole, contraddistinta dal suo caratteristico lungomare, cantata da Pino Daniele e magistralmente raccontata dagli illustri Totò ed Eduardo de Filippo.

L’apollinea Armsterdam e la dionisiaca Napoli; non c’è nulla che li lega. O forse un legame esiste. Armsterdam è rinomata anche per i suoi quartieri a luci rosse, in particolar modo per il suo De Wallen, dove la gente è solita spassarsela in compagnia di prostitute, tra negozi di marijuana e musiche a tutto volume. Anche Napoli nasconde un suo piccolo e sporco segreto: fino a poco più di cento anni fa esisteva un quartiere noto come l’Imbrecciata, un luogo dove la gente poteva togliersi quelle voglie di cui ci si aveva vergogna senza alcun pudore.

L’Imbrecciata: luogo di piacere…

Stando alle fonti, il nome Imbrecciata deriverebbe dalla struttura fisica della strada composta da ciottoli chiamati brecci che avevano la funzione di far scorrere l’acqua tra le brecce. In origine nei pressi di via Arenaccia scorreva un fiume che adesso è scomparso ed al suo posto è stata costruita una strada. Si narra che in origine l’Imbrecciata era un quartiere che ospitava taverne e case da gioco che erano spesso frequentate dai visitatori esterni che accedevano a Napoli dalla zona meridionale (il quartiere era sito nei pressi di porta Capuana).

Imbrecciata
Porta Capuana. Fonte: Cose di Napoli.

Il declino avrebbe avuto inizio nel Quattrocento, quando il re Ferdinando d’Aragona che aveva il monopolio dell’Imbrecciata, decise di cederlo a Ferrante. A sua volta, il principe fu costretto a cedere l’area ai nobili Incarnati per ripagare, a quanto si dice, un debito di gioco. In questo modo la famiglia si ritrova in possesso di un quartiere i cui edifici vennero messi all’asta ai migliori offerenti che intendevano trarre quanto più profitto possibile.

Molti dei clienti erano per lo più nobili spagnoli che vedevano in quel piccolo borgo il luogo perfetto per riuscire ad arrotondare i loro affari attraverso la prostituzione. Gli stessi Incarnati diventano loro stessi proprietari di un tratto di strada che prende il loro nome. Addirittura si usa dire a Napoli “stare in mezzo agli incarnati” per indicare le persone corrotte e privi di morale.

… ma anche di vizi e segreti oscuri

Nel giro di poco tempo l’Imbrecciata si arricchisce sempre più di taverne e bordelli dove i clienti godevano della compagnia delle prostitute. Alcuni locali come dal Crispano divennero inconuseti luoghi d’incontro dei nobili che intendevano spassarsela un po’. Molte delle case di tolleranza, allora, adottavano un sistema per sponsorizzare i loro servizi attraverso delle lanterne rosse; il prezzo, naturalmenete, variava  a seconda dei lavoretti che le donne del posto potevano offrire.

Fu così che dal Quattrocento fino adirittura all’Ottocento il nome di Napoli si associa anche a quello di capitale della prostituzione. Essendo collocata nelle vicinanze dell’entrata meridionale della città, l’Imbrecciata attirò su di sè una folla di curiosi e viaggiatori che coi loro occhi testimoniavano donne belle o brutte di qualsiasi età riversarsi in strada. Alcune voci narrano persino di una strada occupata da travestiti, tanto che oggi da guadagnarsi l’attuale nome di Via dei Feminielli.

Imbrecciata
Una delle più celebri prostitute dell’Imbrecciata: Bernardina Pisa, la moglie di Masaniello. Visse i suoi ultimi anni di vita nella povertà più assoluta, costretta a prostituirsi per sopravvivere. Fonte: Project Gutenberg.

Addirittua nel 1781 un decreto regale stabilisce il diritto di legalizzare l’atto del meretricio, rendendolo di fatto un lavoro a tutti gli effetti. La legge, poi, conosce una leggera modifica che vede la costruzione di un muro per delimitare l’area che diventa accessibile tramite un cancello. Gli orari di lavoro andavano dalle 6 del mattino fino alle 23 di sera, con un guardiano che era solito peronare i clienti ad acceddere in fretta e furia ai bordelli prima della loro chiusura.

Ad oggi l’Imbrecciata gode ancora della pessima fama guadagnata durante il corso dei secoli. Tra le mura dei vicoli rieccheggiano ancora i ricordi di quelle donne che, senza alcuna possibilità di sopravvivenza, si videro costrette a svolgere il mestiere più antico di sempre. Un problema che ancora oggi affligge molte famiglie, benestanti o povere che siano.

 

 

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