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lunedì, Agosto 15, 2022

Villa Bruno: il “palazzo della cultura vesuviana”

La Villa Bruno è il principale protagonista in questo nostro sesto appuntamento in Riscopriamo Napoli. L’edificio si colloca all’interno di un fenomeno storico europeo che prende piede nel XVIII° secolo durante i primi anni del regno borbonico. Carlo III decise di costruire una sua personale residenza estiva a Portici per via del suo clima e del suo ambiente culturale.

Il sovrano lanciò inconsapevolmente una nuova moda con molti nobili decisi a costruirsi una propria villa dove trascorrere il proprio tempo tra salotti culturali e svaghi vari. Nel giro di poco tempo si venne a creare una strada che ospiterà un numero di 122 ville che nel complesso formano il Miglio d’oro. Il termine si riferisce ad un ipotetico tratto di strada pieno di ville settecentesche e che inizia da Barra e si estende fino ad Ercolano. La parola “oro” probabilmente si riferisce al fatto che un tempo questi edifici disponevano di giardini dove si coltivavano agrumi (sopratutto i limoni).

La storia di Villa Bruno: in principio era un palazzo nobile…

Le informazioni su Villa Bruno sono finora precarie e piuttosto disordinate e ricostruirne le origini presenta ancora alcune difficoltà. Possiamo però distinguere due fasi iniziali: nella prima i nobili coniugi Paolo Sorrentino e Teresa Borriello acquistarono alcune proprietà nell’Arzo per stabilire una fabbrica. Successivamente, nel 1748, il terreno venne venduto a Francesco Fortino che convertì la fabbrica in una villa di lusso.

Villa Bruno
Entrata della villa. Da notare una statua di Pulcinella che domina l’area.

Maggiori sono le informazioni che abbiamo riguardo la seconda fase di costruzione della villa. L’edificio passa poi nelle mani di Margherita Pignatelli dopo aver ereditato dal defunto marito una somma pari a 6000 ducati che li usò per dar inizio ad un restauro. Grazie agli architetti Ignazio De Blasio e (alla morte di questi nel 1764) e Francesco Scarola la villa subisce una restaurazione che le darà un aspetto neoclassico che tuttora mantiene.

Villa Bruno, poi, venne ceduta alla famiglia Lieto che ne fecero la loro dimora estiva personale dove avrebbero organizzato incontri culturale con le più importanti personalità del periodo. Basti pensare che l’edificio ospitò l’allora arcivescovo Luigi Ruffo di Sicilia, parente stretto di Fabrizio Ruffo, il protagonista della spedizione sanfedista del 1799.

… convertito poi in una fonderia…

La villa subisce un nuovo cambio di proprietario passando nelle mani di Francesco Righetti nel 1816 che affiancò l’edificio con una fonderia. In questa fase Villa Bruno si rende protagonista di un curioso progetto artistico-monumentale durante il Decennio francese. Il re Gioacchino Murat voleva inaugurare a Piazza del Plebiscito un monumento equestre di Napoleone ispirato alle celebri opere in stile romano o veneziano per onorare la sua persona. Per questo chiamò alla raccolta il celebre scultore Antonio Canova che doveva realizzare una statua di Napoleone che poi sarebbe stata collocata su cavallo in bronzo fornito dalla fonderia Righetti.

Villa Bruno
Esterni di quello che un tempo era la fonderia Righetti.

Il progetto, tuttavia, subì un brusco arresto con la caduta del regime murattiano e la restaurazione della famiglia Borbone sul trono. Solo nel 1818 il disegno di un monumento equestre viene ripreso con qualche piccola modifica. Ferdinando I ordinò a Canova di realizzare non una, ma ben due statue equestri che dovevano raffigurare Carlo III e lo stesso Ferdinando I rivolti verso il Palazzo Reale (per simboleggiare l’avvenuta Restaurazione). I lavori proseguirono in maniera claudicante fino all’inaugurazione dei monumenti avvenuta nel 1829 a Piazza del Plebiscito. Proprio in virtù del fatto che la fonderia Righetti ha realizzato i cavalli in bronzo, un tratto della strada di San Giorgio è associata con l’epiteto di Cavalli di bronzo“.

… per poi divenire una biblioteca comunale

Durante la Seconda Guerra Mondiale i bombardamenti da parte degli eserciti tedeschi ed alleati provocarono numerosi danni a Villa Bruno. La situazione non migliorò neanche nel dopoguerra a causa della speculazione edilizia degli anni 50′ che puntava nella rimordenizzazione urbana come rilancio dell’economia napoletana. L’edificazione, tuttavia, fu in parte incontrollata e questo provocò anche la distruzione di enormi paesaggi verdi e molti siti storici (tra cui Villa Bruno) caddero nell’incuria.

Villa Bruno.
Una delle copie del duca di Noja custodita nella biblioteca.

La grave situazione di degrado del palazzo durò almeno fino al 1984 quando il Comune di San Giorgio a Cremano ne prese possesso. Nel 1987, poi, avviene la conversione della villa in una biblioteca comunale che diverrà pubblica nel 2002. Il primo nucleo di volumi (circa 11000 unità, di cui molti risalenti dall’Ottocento) sono il frutto di una donazione del cavalier Giacinto Fioretti.

Originariamente la biblioteca era intitolata al poeta Edoardo Nicolardi dato che la maggior parte dei primi volumi erano costituite dalle sue opere. Successivamente, poi, a seguito di altre donazioni la struttura assume il nome di Biblioteca Vesuviana. L’ala bibliotecaria è nota anche per essere in possesso di una delle 2 copie della Mappa del duca di Noja che rappresenta ancora oggi une delle esemplari prove della cartografia moderna.

Col tempo Villa Bruno si guadagnerà anche il nome di Palazzo della cultura vesuviana perché, oltre ad una biblioteca, i giardini ospitano eventi ed incontri culturali. Dal 1996 il palazzo è sede dell’assegnazione del Premio Massimo Troisi conferito ai migliori corti ed attori comici. La villa ospita anche dal 2007 il Fantasy Day una convention rivolta agli appassionati della cultura fumettistica e videoludica.

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