Una personale per ” la Tavola Strozzi”

Della città di Napoli non esiste una rappresentazione più enigmatica e precisa della Tavola Strozzi, enigmatica perché ancora oggi oltre i suoi connotati fisici sappiamo poco su chi sia l’autore di questa rappresentazione della città, precisa perché ci da una visione più o meno corretta della Napoli della metà del ‘400 con tutte le maestranze marinare all’opera.

L’enigma della tavola Strozzi

La Tavola Strozzi potremmo dire sia saltata agli onori della cronaca nei primi anni del secolo scorso quando Corrado Ricci riportò a Benedetto Croce il rinvenimento e catalogazione a Palazzo Strozzi di…

“Un panorama di Napoli con trionfo navale”

Da questo momento in poi si inizia a parlare della Tavola Strozzi e della sua storia assai intricata che ha visto un gran numero di storici, esperti d’arte e non solo occuparsi del reperto direttamente o meno, partendo da Croce, passando per l’architetto Cesare de Seta, lo storico Mario del Treppo e infine Giulio Pane, che pochi anni fa ne ha composto il saggio più completo edito fino ad ora. Uno degli aspetti più difficili negli studi sulla Tavola è il rapporto tra fonti documentarie e materiali e la realtà rappresentata nell’opera. I principali punti di analisi riguardano il soggetto, l’attribuzione e la datazione. L’unico aspetto certo circa la Tavole è che si tratti della tarsia di un letto commissionato da Filippo Strozzi.

Facciamo i connotati alla città

Si tratta non di un unico pezzo come potrebbe sembrare ma bensì di 3 tavole di legno di pioppo affiancate per una grandezza complessiva di 82 x 245 cm. L’artista o gli artisti che l’hanno realizzata dovevano avere confidenza con la città di Napoli in quanto la prospettiva utilizzata è proprio quella che doveva essere percepita da una nave che entrava nel porto, pertanto possiamo pensare che si tratti o di un pittore napoletano trapiantato in Toscana a cui si era rivolto Filippo Strozzi, oppure si doveva trattare di un forestiero che aveva vissuto per un certo tempo nella città partenopea. Sotto il profilo tecnico vi è l’uso di una prospettiva imperfetta con diversi fuochi prospettici, ma quello che impressiona è:

“La somiglianza della città”

alle descrizioni presenti nelle missive private dei mercanti e nelle documentazioni ufficiali che ci permetterebbe di ipotizzare un periodo non superiore a quello del 1500 circa, non esistono infatti cartografie e rappresentazioni della città di Napoli precedenti a questa data negli Archivi di Stato e privati per verificare con precisione. Il profilo della città, quello che oggi chiameremmo Skyline, sembra essere veritiero, anche se chi ha dipinto la tavola ha seguito la regola “dei vuoti e dei pieni” in maniera tale da mettere in evidenza certi edifici rispetto ad altri secondari che non vengono rappresentati.

La rappresentazione ideale della città

La Tavola Strozzi può inserirsi tranquillamente in quella tradizione medievale italiana e non che vedeva la città rappresentata in tutta la sua magnificenza per esser portata come esempio di virtù, cosa utile anche a creare un certo spiritò di unità tra i cittadini, questo è il caso dell’Allegoria del buon governo di Lorenzetti nel Palazzo Pubblico di Siena, in questo caso viene rappresentata una città di mare, cosa anche abbastanza rara rispetto alla consuetudine. Circa il soggetto è abbastanza semplice dire

“è Napoli rinascimentale”,

ma nella realtà dei fatti c’è molto di più. Abbiamo la rappresentazione di una viva città di mare immortalata in un momento particolare, il rientro della propria squadra navale in porto e tutte le maestranze presenti sembrano essere intente in qualche tipo di operazione, vi è un via vai di persone che lavorano. Vediamo quindi una città che non si ferma, che è abituata a una certa motilità, alla presenza di grandi imbarcazioni che entrano in porto e che escono in mare, non solo navi mercantili, ma anche navi del Re.

Vi sono delle persone sul molo che lavorano, ma anche altri che vi si spostano a cavallo, come era in uso tra la nobiltà di fine XV secolo, queste figure sono state identificate da Croce in Lorenzo de Medici e suo nipote Lorenzino, visto che una delle figure per dimensioni potrebbe essere accostata a quella di un fanciullo, per altri dato che una delle figure è vestita di rosso e ha un curioso copricapo potrebbe identificare in questi il ministro delle finanze del regno attorno al 1475, Diomede Carafa, conte di Maddaloni.

Secondo Vittorio Spinazzola la tavola rappresenterebbe il corteo trionfale del 1481 per il ritorno in patria di Alfonso Duca di Calabria e non la riconquista di Otranto dopo l’attacco ottomano del 1480. A ogni modo quella della Tavola è un’idea della percezione della città secondo la popolazione dell’epoca, come si vedeva Napoli in un arco di tempo che doveva andare dal 1460 a non oltre il 1490 un periodo molto preciso che corrisponde all’inizio del periodo aragonese e ai rapporti sempre più fitti tra Napoli e Firenze.

Chi? Come? Quando? Perché?

Come è stato ricostruito recentemente nel volume di Pane, la tavola sarebbe stata commissionata da Filippo Strozzi nel 1466 per consolidare i propri rapporti con gli Aragona e con la città in cui aveva trovato la propria fortuna economica e personale. Strozzi, per conto di Lorenzo, aveva partecipato con una nave fornita dalla città di Firenze e armata a sue spese alla battaglia di Ischia del 1465 al fianco degli aragonesi contro gli angioini. Seguendo questo filo è facile intuire il vero soggetto della tavola:

il ritorno vittorioso della squadra aragonese nel porto di Napoli dopo la sconfitta degli angioini.”

Questa soggetto divenne poi la base per la tarsia di un letto che Strozzi commissionò a Benedetto da Maiano tra il 1472 e il 1473 e che venne spedito a Napoli nel 1473 al re Ferrante come doni per la nascita del figlio.

Tanti pittori nessuna certezza

La commissione a Maiano e l’arrivo a Napoli nel 1473 è l’unico punto fermo che abbiamo sulla tavola, la certezza viene da documenti rinvenuti da Del Treppo a metà degli anni ’90 nell’Archivio Strozzi. Nei documenti rinvenuti, però non viene indicato il pittore, sono state fatte diverse supposizioni. Nel tempo si è ipotizzato che l’autore possa essere Colantonio, maestro di Antonello da Messina, oppure vista la somiglianza di alcuni particolari come la maniera di dipingere le bandiere orientate dal vento, un qualche membro della cerchia del Ghirlandaio.

Una parte cospicua degli studiosi ritiene che l’autore sia invece Francesco Roselli, incisore toscano vissuto a cavallo tra ‘400 e ‘500 che ha realizzato vedute di Firenze e di Roma attorno agli anni ’70 del ‘400 su supporti diversi ma con caratteristiche simili a quelle della Tavola Strozzi.

Oggi la Tavola è visibile all’interno delle sale della Certosa di San Martino, sulla collina del Vomero, da cui è possibile osservare la città di Napoli dal belvedere. In questo caso l’opera di cui ci siamo occupati mostra una profonda compenetrazione con la storia della città senza far trasparire un gran numero di particolari che, comunque, a ogni modo rendono con la propria assenza ancor più ricco l’interesse per questa tavola. Andando oltre tutto ciò rimane la consapevolezza di avere

“un’idea della percezione di Napoli ben precisa, identificata come grande città di mare.”

Nella prossima puntata ci occuperemo della Pudicizia di Antonio Corradini.

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