Abbasci ‘e ‘massarie: la periferia di Napoli da Augusto al Regno

Com’è mutata la periferia di Napoli? Le origini di Napoli Nord, dalle antichità al Regno delle Due Sicilie: l’evoluzione del centro storico.

Torna una nuova puntata di Discover Naples, la rubrica che vi porta in giro per Napoli attraverso curiosità, misteri e storia della città partenopea. Oggi è il turno della periferia all’ombra del Vesuvio: com’era la periferia di Napoli Nord e com’è cambiata nel corso del tempo? La parte settentrionale della capitale del Regno delle Due Sicilie ha subito delle modifiche nel corso del tempo: oggi conosciuta soprattutto per le organizzazioni criminali che hanno sparso sangue, le varie Piscinola, Scampia e Secondigliano hanno un intrigante passato…

Le rovine romane e Augusto a Scampia

La periferia di Napoli odierna ha delle radici che affondano sin dall’antichità. Un’antica villa extraurbana, la villa romana di Scampia, risalente al I-II sec. d.C. lo dimostra: ma non solo. Scampia dunque nasce come un avamposto romano e che nel corso del tempo fu vissuta da personalità come Augusto, Mecenate e Virgilio. Un’antica masseria nei pressi di Secondigliano, che si estendeva per diversi ettari ed era di proprietà del marchese di Tacciano, ultima traccia dei fasti e dell’importanza della via Atellana.

Fonte: Atella NEWS

La strada fu fondata dagli Osci e collegava Capua a Napoli passando per la città di Atella – da cui appunto prendeva il nome – e per la posizione e le straordinarie risorse del territorio che attraversava ebbe vita fiorente fino all’XI secolo.  Parte del tracciato della via Atellana è conservato oggi nel comune di Frattaminore, Sant’Arpino, Succivo e Orta di Atella. Peccato che con la nascita di Aversa per conto dei normanni e i nuovi collegamenti con Capua, la strada perse importanza.

Ma la strada dunque non è l’unica testimonianza dell’eredità romana a Scampia perché anche la villa che si trova a via Galimberti è un importante reperto. Secondo alcuni faceva parte di un impianto termale, avendo perso anche delle tracce in seguito agli scavi, oppure una dimora di età imperiale che sorgeva nelle antiche campagne di Neapolis in cui il padrone lavorava e abitava. La villa romana di Scampia, infatti, presenta due livelli: uno superiore e uno inferiore. Il livello superiore coinciderebbe con l’antico piano di calpestio, mentre il livello inferiore presenta le fondazioni dell’intera struttura.

Fonte: LaCooltura - La villa romana a Scampia

Piscinola – abbasci ‘e ‘massarie 

Ma se di Scampia si conosce poco o nulla, di Secondigliano e Piscinola si hanno più testimonianze, che vanno da fonti storiche a reperti archeologici. La denominazione della vicina Piscinola, deriva dal termine piscinula, ossia “piscina” o “vasca”, in riferimento forse ad un’antica struttura idraulica nelle vicinanze del primitivo insediamento abitativo. Nonostante il chiarissimo riferimento all’acqua, del tutto oscure sono l’ubicazione e le funzioni di tale vasca per cui secondo altri studiosi, la forte presenza di pozzi diede vita al nome.

Abitata da Osci, sanniti e romani, furono quest’ultimi che si insediarono difenderle dagli invasori, i quali collegarono questi numerosi pozzi tra loro e che una volta colmi, convogliassero l’acqua esondata in un grande manufatto di utilità pubblica. Lo stanziamento in castrum oppidium diede vita alla colonia romana che rimase per secoli e fu costretta anche a resistere alle barbarie medievali. Da masseria, che con il termine “abbasci ‘e ‘massarie” o “abbasci ‘o ‘Perillo, Filanda, Teverola e Perillo”, si convertì in un “Casale”, un termine proveniente dall’agricoltura, durante il periodo normanno.

Il forte orgoglio di Piscinola si manifestò quando i Viceré spagnoli volevano vendere i Casali ai Baroni, in particolare al principe di Cardito. Ma grazie a una colletta, rimase il demanio che le permise di essere un comune autonomo. Una denominazione proseguita durante il Regno delle Due Sicilie e il decennio francese, prima di diventare villaggio con l’Unità d’Italia e il conseguimento dello status di periferia di Napoli.

Fonte: Nobili-napoletani – Principato Ultra/Irpinia

I colli Secondili: la denominazione di Secondigliano

Durante il Regno borbonico furono diverse le masserie e i vari villaggi che si svilupparono, come dimostra Chiaiano nel 1797-1800. Come per Piscinola, anche Secondigliano ha la sua Storia gloriosa, che la portò a essere un comune autonomo dal Regno di Carlo e Ferdinando sino al 1926. In epoca fascista infatti fu annesso al Comune di Napoli, per una zona che per secoli è stato un casale, come riporta lo storico Lorenzo Giustiniani:

“Casale Regio della città di Napoli, da cui ne dista miglia 3 circa, situato in pianura di buona aria, ma molto umido nel tramontar del sole. La più antica notizia che abbiamo di questo nostro casale è del 19 ottobre del VII secolo, sotto l’Imperatore Alessio, celebrata in questa nostra città, la quale contiene l’affitto di un fondo posto in villa “Secundillani.

In altri 2 diplomi – continua lo storico – dell’epoca di Carlo II chiamasi “Secundillyanum”, ma non si trova sotto l’imperatore Federico II tra il numero dei casali della nostra città. E’ fertilissima di ogni sorta di vettovaglie, e produce pure della buona frutta. La sua chiesa Maggiore sotto il titolo di S.S. Cosma e Damiano tiene un bel forte campanile, ma non terminato. I suoi abitanti al numero di 6000 circa, per la massima parte sono addetti all’agricoltura, e tra i medesimi ci sono di quelli che oltrepassano i 100 anni.”

Come riportato nel suo “Dizionario geografico-ragionato del Regno di Napoli” del 1805, la periferia di Napoli di oggi continuava ad avere un ruolo importante anche a livello politico, proprio come quando i romani la scelse come terreno fertile. La Storia cambia, così come la reputazione delle cose: il triste destino della realtà.

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