Valeria Angione: un’intervista ONESTa ad una creator diversa

Valeria Angione si racconta al Corriere di Napoli: tra passato, presente e futuro, con un occhio al lockdown e all’importanza dei social network come mezzo per diffondere messaggi positivi

Classe ’95, una passione per il teatro fin da bambina, tanta simpatia e un talento naturale nel far ridere i suoi followers. Punto di riferimento per più di 450 mila persone, ma non si monta la testa: “una persona normalissima“, legata alla famiglia, agli affetti e alla sua terra. Tra passato, presente e futuro, vediamo insieme chi è Valeria Angione

-Ciao Valeria! Come stai? Come stai passando la seconda stagione del lockdown?

Tutto bene, sono a casa perché siamo zona rossa e c’è poco da fare. Sto cercando di occupare quanto più tempo possibile e mi invento di tutto: ho cominciato a rifare un puzzle, sto recuperando un sacco di serie film. Facendo un lavoro molto flessibile è quello che mi riempie le giornate, fortunatamente. Ogni giorno ho qualcosa di diverso da fare, cerco di distrarmi in quanti più modi possibili. Grazie a tutto questo mi sento più coinvolta, ho più cose da fare ed è essenziale. 

Dal punto di vista umano, non mi pesa come la prima: è come se fossi un po’ più pronta e la sto vivendo in maniera più tranquilla. Adesso riesco a gestire meglio le giornate senza avere buchi o “depressione”; forse anche dovuto all’arrivo del Natale che mi mette felicità. Vedo il sole all’orizzonte, la sto vivendo meglio. 

-Attrice, YouTuber, influencer: come ti racconteresti a chi non ti conosce?

Bella domanda! A me non piace “etichettarmi” e non so mai cosa dire. Quando dico alle persone “faccio l’influencer”, mi etichettano subito come una persona stupida a causa di questo stereotipo per cui chi fa questo lavoro non faccia nulla nella vita ed solo qualcuno che è riuscito a fare fortuna grazie al nulla. Quando mi dicono influencer dico: “Aspetta, magari sì, ma spero di influenzare in maniera positiva”.

Io mi sento una persona normalissima che cerca di portare contenuti diversi, cosa che faccio dall’inizio, da quando ho cominciato a “mettere piede” su questi social. Cerco di portare contenuti originali senza mai copiare. Anche le aziende con cui collaboro: cerco sempre di trovarne di nuove e serie.

Credo che rispondere alla domanda “chi sei?” significherebbe fare ogni volta questo sproloquio! 

valeria angione borracce

-Imprenditrice digitale?

Non mi piace. Non che mi dispiaccia come termine: ho fatto un mio merchandising facendo uscire pigiami, plaid, borracce, profumi… Quindi sì, mi si può identificare come imprenditrice digitale, non “mi prendo collera”. Però c’è anche altro dietro e ci tengo molto, spero che le persone lo capiscano. 

-Ecco: borracce, pigiami, il tuo profumo e una collaborazione con Pandora; restare umili e con i piedi per terra è difficile?

Sì, sono diventata Ambassador di Pandora! Nel mondo dei social è facile perdere la testa e farsi prendere dal successo: i mi piace, i commenti, le persone che ti fermano per strada o ti taggano. Pensi “ma che sta succedendo?”, ma se non metti i piedi per terra e comincia a volare, cadi. 

La mia famiglia e il mio ragazzo, Luca, mi aiutano tantissimo così come i miei amici storici. Ho la fortuna di avere persone che mi vogliono bene e mi fanno sempre restare umile e questo è molto importante.

Gli inizi e il successo

-Partiamo dagli albori: Facebook e i video sul mondo universitario. Da dove nacque l’idea?

Nessuno parlava di università e pensavo di poter essere la prima a farlo, ma era solo un’idea. Io ero all’università e studiavo economia e commercio, stavo vivendo una vita che non era la mia: volevo fare teatro, fare l’attrice, mi sono diplomata in recitazione… Insomma, il mio sogno era quello. Il piano B l’università.

Quando ho iniziato a fare video su quel mondo pensavo al mio essere sempre stressata, in ansia per gli esami, e il fare video ha influito tantissimo sul mio mood giornaliero. Grazie a questo e al doverli scrivere riuscivo a compensare allo stress. Parlare di queste verità mi ha aiutata molto.

Dopo ho iniziato a parlare dell’universitario medio e del suo backstage, delle varie “categorie”, del perché esistono tutti quegli stereotipi. Nessuno parlava di come la ragazza universitaria media stesse a casa stressata, con le mollette in testa e la vestaglia; nessuno faceva vedere la realtà dietro i 30, dietro un piccolo esame di mezz’ora. Un anno di stress, tasse da pagare, esaurimento totale, e Valerio l’ingegnere: lo stereotipo dell’ingegnere medio che personificava l’essere tutti sulla stessa barca, senza differenze tra facoltà. 

Poi il percorso è finito con “Lo do a settembre” che chiuse quella parentesi: mi sono laureata e da lì sono cambiate molte cose nella mia vita, praticamente tutta la mia vita.

-Dai video su Facebook alle “interviste” su Instagram: un format che sta riscuotendo un bel successo. Come mai, secondo te?

Da quando Facebook ha cominciato a “decadere” gradualmente mi sono spostata su Instagram. Qui mi sono resa conto che c’era una finta perfezione che doveva essere smontata: mi sono detta “Basta! Qualcuno che deve dire a queste persone che non è vero ciò che dicono, rimetterli al proprio posto perché non è giusto nei confronti dei loro seguaci”. Quindi ho cercato di smorzare la perfezione che troviamo sui social. Sempre con una sana ironia che, spero, mi contraddistinguerà per sempre.

Non vorrò mai che qualcuno si senta offeso, la mia chiave è sempre quella di ironizzare senza cattiveria, che non mi appartiene e mai lo farà. Tutte le persone che ho “preso in giro” in questi due anni sono sempre state carine con me.

Per chi mi ha bloccata: fa parte del gioco! In ogni caso io faccio sempre un passo indietro quando scrivo un video, con l’intento di trovare un sano equilibrio senza andare mai oltre. Credo che le persone mi seguano proprio per questo in qualsiasi cosa io faccia; sono carinissimi.

-I social hanno un grande impatto: quanto li ritieni importanti per passare messaggi positivi?

Penso siano fondamentali. Avendo raggiunto un certo numero di followers ho come la sensazione di avere una certa responsabilità in quello che dico e faccio. Essendo molto comica, ho bisogno di trovare messaggi positivi da dare. Ci seguono moltissimi giovani ed è fondamentale usare i social per dare questi messaggi: dall’informazione al confronto. Non è tutto pubblicità.

Se proprio dobbiamo definirci influencer, allora che influenziamo le persone in qualcosa di positivo. Invito chi ha tanti seguaci a fare lo stesso, perché è utile soprattutto oggi che è diventato così facile informarsi.

Il legame con la città e un messaggio per il futuro

valeria angione napoli

-Cambiamo argomento. Sei molto legata a Napoli, come la vivi?

Napoli è la mia terra. Penso che il napoletano abbia un rapporto differente con la sua città rispetto alle altre d’Italia. È un amore viscerale per una terra che non è facile amare, ma nonostante questo la ami con tutto il cuore. È facile amare una città semplice, ma se ami Napoli è perché è la tua terra e ti appartiene. Quando vedo che è martoriata da notizie e persone che la offuscano e distruggono, ci resto malissimo. 
Anche portare alla luce la bellezza di Napoli è mio dovere, ci tengo molto. 

-Dove ti vedi tra qualche anno? Hai qualche sogno nel cassetto?

Ormai con il Coronavirus in giro non faccio più piani, per quest’anno ne avevo molti in mente! Tra 10 anni mi vedo con una famiglia tutta mia; dal punto di vista del lavoro mi vedo serena e tranquilla. Sto continuando sulla mia strada facendo un lavoro che amo, quindi spero di continuare a crescere sempre di più sotto questo punto di vista. 

Spero un giorno di riuscire ad arrivare in tv o al cinema, che è il sogno di una vita. Se non dovessi riuscirci, continuerò con questa strada che mi sono costruita da sola. Mi sento nata per fare questo: stare in mezzo alla gente mi piace. 

L’anno prossimo mi vedo più libera, l’Italia si merita di uscire da questa situazione. Tanta gente sta soffrendo dal punto di vista della salute, dal punto di vista economico. Vedo molti problemi e spero che l’anno prossimo sia diverso, chiedo questo nella lettera a Babbo Natale: nulla per me, ma spero che l’Italia ce la faccia. 

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