Discover Naples, Raimondo di Sangro: la leggenda nera

Protagonista del viaggio odierno è Raimondo di Sangro, il Principe di Sansevero. Figura misteriosa e uomo dalle mille imprese, scopriamolo insieme…

Discover Naples torna con il consueto appuntamento settimanale: ogni lunedì il Corriere di Napoli propone una nuova storia che racconta luoghi e fatti misteriosi della città! Come preannunciato settimana scorsa ( Discover Naples, Delitti d’onore a Palazzo Sansevero) protagonista del viaggio odierno è Raimondo di Sangro, il Principe di Sansevero. Figura misteriosa e uomo dalle mille imprese, il principe è ricordato per alcuni “prodigi” dell’alchimia. Ma scopriamo insieme di cosa si tratta…

Quell’uomo fu di grande ingegno e di grandissimo spirito: se non mi sbaglio, si valse dell’una cosa più per diletto proprio che per altro, e dell’altra usò per burlarsi un po’ di tutti.
È anche, e specie per questo, ch’egli ha meritato di passare alla posterità.
-Salvatore Di Giacomo

La storia

Raimondo di Sangro principe di Sansevero
foto le-citazioni.it

Il 30 Gennaio 1710, nel castello di Torremaggiore, nasce Raimondo di Sangro. Rampollo di un casato discendente direttamente da Carlo Magno , perde molti dei familiari in giovane età e viene affidato alle cure del nonno Paolo, sesto principe di Sansevero. Il giovane Raimondo trascorre tutta la sua gioventù a Napoli, nel palazzo di famiglia in Piazza San Domenico Maggiore.

Un vero e proprio enfant prodige: fin da subito il giovane principe dimostra spiccate doti e un’ intelligenza particolarmente sviluppata. Studia la geografia, la letteratura, arti cavalleresche per poi dedicarsi allo studio della filosofia e delle lingue passando per le arti pirotecniche fino all’architettura militare. Raimondo cresce in un ambiente stimolante, in una città che gli offre tutto- basti pensare all’importanza rivestita dalla città partenopea in quegli anni.

Finalmente nel 1729 assistiamo al sue esordio come inventore: un palco girevole per gli spettacoli teatrali è la sua prima creazione che arriva addirittura a Pietro il Grande, in una Russia alle prese con un rinnovamento totale in tutti i campi.

A partire dal 1737 comincia la carriera vera e propria e l’ascesa politica e Raimondo viene nominato gentiluomo di camera con esercizio di Sua Maestà da Carlo di Borbone III, mentre nel 1740 gli viene conferito il titolo di Cavaliere dell’Ordine di San Gennaro. Parallelamente alla crescita dal punto di vista istituzionale, Raimondo di Sangro sviluppa la sua passione per le invenzioni e il mistero attorno alla sua figura s’infittisce…

Le invenzioni misteriose

Uomo fatto a tutte le cose grandi e meravigliose», giudizio che ricorda quello che Raimondo si auto assegnò sulla sua lapide sepolcrale, secondo cui egli era un «uomo meraviglioso predisposto a tutte le cose che osava intraprendere […] celebre indagatore dei più reconditi misteri della Natura.
-Antonio Genovesi

Nobiluomo, inventore, anatomista, alchimista, massone, ma sopratutto grande esponente dell’Illuminismo europeo, la sua figura è indissolubilmente legata alla cappella Sansevero e alle chiacchieratissime macchine anatomiche. Un vero e proprio mecenate, già in vita egli stesso contribuisce ad accrescere il mistero introno alla sua persona: nella Lettera Apologetica, infatti, fa menzione delle sue numerose invenzioni e s’inorgoglisce del suo intelletto e ingegno fuori dalla norma.

La fama del Principe ci viene confermata anche da Benedetto Croce:

Per il popolino delle strade che attorniano la Cappella dei Sangro [il principe di Sansevero è] l’incarnazione napoletana del dottor Faust […] che ha fatto il patto col diavolo, ed è divenuto un quasi diavolo esso stesso, per padroneggiare i più riposti segreti della natura.

Le Macchine Anatomiche

Raimondo di Sangro
foto NapoliStories

Realizzati nella metà del XVIII secolo, le macchine anatomiche sono due riproduzioni dell’apparato circolatorio realizzate utilizzando, come base di partenza, gli scheletri di un uomo e una donna. Una riproduzione precisa e minuziosa, creduta naturale per secoli. Commissionate da Raimondo, furono plasmate da un anatomista palermitano. I due corpi sono conservati in una cavea sotterranea della Cappella Sansevero in due teche e le leggende che ruotano attorno alla realizzazione delle macchine sono particolarmente macabre.

Si narra che i due corpi appartenessero a due servitori del principe e che quest’ultimo decise di “utilizzare” come cavie per i suoi esperimenti. Iniettando nelle loro vene una sostanza calcificante, sarebbe poi riuscito nel suo intento di riprodurre l’apparato minuziosamente. La leggenda era sostenuta da un fatto importante: lo scheletro della donna presenta una frattura al bacino causata dal parto. A sostegno della tesi si è a conoscenza che la donna fosse incinta in quel tempo.

La verità scientifica circa la realizzazione è emersa recentemente: nel 2008 furono autorizzati gli studi sui due corpi. Proprio in questo modo si è potuto constatare che l’apparato circolatorio è realizzato da fili metallici mentre i due scheletri sono effettivamente umani.

Il Cristo velato

Raimondo di Sangro
Foto Museo Cappella Sansevero

La fama di alchimista di Raimondo di Sangro è ormai nota e ad essa si lega la realizzazione del Cristo Velato. I sotterranei della Cappella Sansevero ospitavano dei laboratori in cui il Principe, di notte, sperimentava con l’alchimia e con invenzioni stupefacenti. Salvatore Di Giacomo scriveva:

Fiamme vaganti, luci infernali – diceva il popolo – passavano dietro gli enormi finestroni che danno, dal pianterreno, nel Vico Sansevero […] Scomparivano le fiamme, si rifaceva il buio, ed ecco, romori sordi e prolungati suonavano là dentro: di volta in volta, nel silenzio della notte, s’udiva come il tintinnio d’un’incudine percossa da un martello pesante, o si scoteva e tremava il selciato del vicoletto come pel prossimo passaggio d’enormi carri invisibili.

La bellezza del Cristo Velato, la perla barocca,  è conosciuta in tutto il mondo. Proprio il velo del Cristo, secondo la leggenda, sarebbe frutto di un processo alchemico di marmorizzazione. In realtà è ben risaputo che l’opera sia interamente in marmo, ricavata da un unico blocco di pietra e frutto del grande lavoro di Giuseppe Sammartino.

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