Revenge porn su Telegram: ma ora si faccia giustizia

Revenge porn su Telegram. Alla luce dei recenti accadimenti, tornati a galla dopo l’inchiesta di Selvaggia Lucarelli di anni fa, devono farci riflettere.

Revenge porn su Telegram. Il più grande network di revenge porn e pedopornografia esistente. 43mila iscritti a più di 21 canali “tematici”. Sono questi i dati atroci, inammissibili e mostruosi (in termini di abbondanza e ribrezzo) emersi dall’inchiesta condotta da Simone Fontana di Wired Italia.

Un fenomeno tornato attuale, soprattutto dopo l’attivismo del sito web nelle ultime settimane, ritornando su una vicenda già affrontata un anno fa ma su cui non sono stati presi provvedimenti. 3 anni fa fu Selvaggia Lucarelli a dare i primi segnali di allarme ed ora, forse, i media e l’opinione pubblica si sta svegliando. Si faccia luce sulle mostruosità, ma soprattutto si faccia giustizia.

I DATI

Ma cos’è il revenge porn? È una “pratica” di condivisione di contenuti multimediali a sforno pornografico e pedopornografico. L’obiettivo? Prevalentemente “meditare” vendetta nei confronti di una ex, ma non solo, perché si va aldilà di una semplice “rivendicazione”. Un’ossessione, una vera e propria malattia che purtroppo coinvolge bambini e adolescenti. Come detto in apertura sono innumerevoli le persone coinvolte, che vanno dai giovani agli adulti, nella maggior parte dei casi sotto forma di account sconosciuti. Gruppi di oltre 50000 utenti per 30000 messaggi al giorno tra domande, sondaggi e contenuti a sfondo sessuale: una denuncia che non può più restare soltanto ai numeri. Come quella evidenziata da Amnesty International, secondo cui, in Italia almeno una donna su cinque ha subito molestie e minacce online.

 

I CASI: SU TELEGRAM PER VENDETTA

I casi del revenge porn su Telegram raccontati da Simone Fontana sono molteplici: nel social network di messaggistica russo figurano richieste esplicite di “rendere la vita impossibile” ad una ex oppure a ragazze che mettono semplici foto private. Immagini che vengono rubate oppure richieste di video sino a “consigli” su come violentare i propri figli “senza farli piangere” Discorsi da brividi, che coinvolgono più di 50000 persone sotto profili anonimi scovati da giornalisti o donne infiltratosi coraggiosamente.

Video di bambini che vanno dagli 8 ai 12 anni, oppure foto di profili rubate e photoshoppate postate in questi gruppi tra goduria, gioco e vendetta. Negli ultimi giorni sono giunte su Twitter delle chat rubate atroci, che simboleggiano la mostruosità umana: “Chi ha dodicenni?” esordisce “Ragazzo”, che come quasi tutti i membri partecipa alla discussione con un account anonimo, non collegato a un numero di telefono. “Magari” gli risponde 77gg77, prontamente accontentato da “booh” che digita solo “cercami”.

Si potrebbero fare migliaia di esempi e casi a proposito di ciò ma lasciare fama a tanto ribrezzo non sembra corretto. L’eredità di tale materiale però resta: in questi gruppi- perché eliminato un gruppo, la condivisione finisce in un gruppo “collegato”, creando una “Bibbia 5.0”- e nella mente delle vittime. È il caso di Serena, di 21 anni, che si è vista scrivere in chat privata e costretta a chiudere i canali social, essendo privata della propria libertà.

Qualcuno ha preso delle foto dal mio profilo Instagram e le ha pubblicate sul gruppo. Non mi vergogno di quelle immagini, è tutta roba pubblica, ma è stato un po’ come gettare un pezzo di carne in un gabbia di cani affamati”. Potrebbe essere chiunque, da un amico ad un hacker, poi gli insulti e la scoperta: “Non ho fatto troppo caso ai primi messaggi arrivati, non è raro che qualcuno ci provi sui social. Poi però sono passati agli insulti, di quelli che di solito vengono riservati alle donne. Uno di loro mi ha detto: fai la t***a e poi non ci stai? Sono felice che ti abbiano messa su Telegram”.

UN PROBLEMA SECOLARE

Il revenge porn su Telegram è soltanto l’ultimo caso in ordine temporale. L’avvento di internet ha portato a galla ancor di più la criticità della mente umana e gli orrori a cui siamo costretti ad assistere. Ma leggendo, guardando film o studiando la Storia si ha la conferma che l’ossessione del sesso e il denigrare sia incline al genere umano. Ovviamente non bisogna fare di tutt’erba un fascio, ma è innegabile come tali comportamenti siano presenti nella nostra società, e soprattutto nel genere maschile. Si potrebbe definire come un problema secolare, che va dalla violenza sulle donne e bambini agli stupri. Soltanto, che con l’avvento dei social network, la pericolosità di esporsi, per CHIUNQUE, (non è un errore di tastiera, ndr), a tali pericoli è dietro l’angolo.

La possibilità di essere privati della propria libertà di vivere, come meglio si crede, è altamente rischiosa. Il caso di questi giorni è Telegram, ma in passato lo sono stati altri social network o addirittura giochi/app di sistemi operativi variegati. Ed in futuro questa possibilità ci sarà ancora. Eliminare i social network? Sappiamo tutti che sia impossibile e inutile, perché ci sarebbero altri modi per continuare ad avere determinati comportamenti.

Tra i casi più eclatanti degli ultimi tempi si colloca quello di Tiziana Cantone, giovane napoletana rimasta vittima di revenge porn (“Stai facendo un video? Bravo! ndr.). Una clip in cui viene filmata in atti intimi con un ragazzo, viene condivisa su Facebook e da lì il dramma. Dramma senza fine che spinge Tiziana, il 13 settembre 2016, a suicidarsi. 

EDUCARE E FERMEZZA NELLE LEGGI

Oltre alle povere vittime dovute al Coronavirus e le persone che hanno perso il lavoro, mi viene da fare un pensiero anche per le persone costrette a restare in un doppio inferno: non uscire di casa e ingabbiate nella violenza. Il caso scoppiato in questi giorni su Telegram, e denunciato da diverse personalità come Cathy La Torre, Fedez e Chiara Ferragni, deve farci riflettere. La quarantena forzata avrà alimentato ulteriormente questa malattia ma non per questo giustificata. Anzi, deve tenerci in guardia da evidenti problemi che potrebbero generarsi al momento della libertà. Sulla psicologia e la salute delle persone, parlando ovviamente con doppio riferimento, al caso revenge porn e COVID-19.

Tante donne saranno state costrette a subire violenza domestica senza davvero avuto modo di scappare pur avendo i numeri di emergenza a disposizione. Assisterle, non per pietà, per uscire dal buio, così come per i bambini. Educare gli uomini, quindi il genere umano, al rispetto di ogni essere, a partire dalla scuola e quindi indirettamente dallo Stato inserendo magari delle materie. Fermezza nella legge, che sia più severa di una pena di 6 anni di reclusione e di una multa, garantendo una rieducazione alla società, come tutte le pene, e il rispetto del prossimo.

Sono questi i tre concetti da cui dovrebbe ripartire. E non soltanto per questo agghiacciante e doloroso tema ma per una società che regredisce sempre più. Ben venga l’informazione, ma sia fatta giustizia, con coscienza e criterio. Per dire #basta.

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