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sabato, Dicembre 10, 2022

#facetoface: Stefano Calabrese racconta…Neuro Humanities all’UNISOB

Un cambiamento radicale, che proseguirà nel corso degli anni”

-Stefano Calabrese

Il Corriere di Napoli incontra…Stefano Calabrese! Il docente dell’Università di Modena e Reggio Emilia racconta ai nostri microfoni Neuro Humanities, il nuovo esame è presente nel corso di Laurea di Beni Culturali dell’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa. La presentazione è avvenuta lo scorso dicembre presso il Complesso di Santa Caterina da Siena.

Professore attivo nel campo della psicologia e delle neuroscienze. La sua formazione comincia con la ricerca nella letteratura barocca e le fiabe magiche di Giambattista Basile, con la didattica per i bambini. L’area di ricerca si sposta anche sulla teoria e critica della letteratura, che sono alla base del nuovo progetto. Infatti, nell’esame “Neuro Humanities”, si richiede una conoscenza degli avvenimenti storici del Novecento. Lo studio della funzione del cervello e delle neuroscienze applicate alla comunicazione, alla letteratura e al marketing, saranno la base dell’avvenire. Gli studenti studieranno gli strumenti e i linguaggi della comunicazione attraverso conoscenze di base.

– Da dove nasce l’idea di dar vita a Neuro-Humanities?

Neuro Humanities nascono dopo lo sviluppo delle neuroscienze a partire dagli anni ’90. Un processo lento ma inevitabile, di cui anche l’Italia si è accorta dopo l’importanza data dalla Comunità Scientifica. Le neuroscienze hanno posto fine a quel processo di sperazione della mente dal corpo cominciato con Cartesio, procurando vantaggi e svantaggi. Il cervello è fondamentale e attraverso le neuroscienze, abbiamo ripreso possesso del nostro corpo. Lo conosciamo dal punto di vista culturale, imparando ad usarlo. La Comunità Scientifica studia attraverso le neuroscienze ma anche attraverso l’attività fisica, il corpo resta in forma.  

– La società come può essere influenzata dalle Neuro Humanities?

– Il cambiamento è fondamentalmente in atto: gran parte delle cose che compriamo e facciamo sono frutto dello studio delle neuroscienze. Tutto ciò che mangiamo e vediamo cambia il nostro corpo e ciò è dovuto agli studi e le tecnologie. Ciò che sembrava impossibile, considerando l’influenza della “Macchina della Verità” americana degli anni ’30-’40, oggi è realtà.

– Come possono influenzarsi a vicenda cultura partenopea e neuroscienze?

– Da un punto di vista culturale, possiamo dire che la mentalità occidentale si è sviluppata grazie all’emisfero sinistro del cervello. Una parte che classifica, in maniera astratta e concettuale ciò che fa l’individuo. Tutta la civiltà occidentali, nel corso del tempo, anche con le costruzioni, è condizionata dall’emisfero sinistro.
La cultura partenopea invece, è più influenzato da quello destro, fondamentale per i partenopei. In un momento in cui si cerca di migliorare i difetti dell’emisfero sinistro, si cerca di renderlo complementare con quello destro: per cui, la cultura partenopea, condizionata dall’emisfero destro e dalla sua creatività, sarà oggetto di studio. 

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